Missili sul granaio d'Europa

La guerra in Ucraina ha aperto una pagina drammatica che non si “limita solo” alla distruzione delle città e alle decine di migliaia di morti sul territorio, ma estende la propria brutalità anche ai mercati internazionali delle materie prime. L’Ucraina è infatti il grande granaio d’Europa, il Paese dal quale ogni giorni partivano rifornimenti verso gli altri Stati del Vecchio Continente. Secondo i dati diffusi da Coldiretti lo scorso marzo, solo in Italia nel 2021 sono arrivati oltre 120 milioni di chili di grano dall’Ucraina e circa 100 milioni di chili dalla Russia. Ora è tutto fermo, con i porti del Mar Nero – specie di Odessa dove transita l’80% dell’export ucraino e il 30% di quello di grano – inattivi o sotto il controllo russo, in uno stallo che ha portato ad una forte inflazione, con l’aumento sostanzioso del prezzo delle materie prime. La crisi del grano si ripercuote dunque sui nostri usi e consumi quotidiani e rallenta di molto l’obiettivo Onu di azzerare la fame nel mondo nel 2030.

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Missili sul granaio d’Europa

“I porti sul Mar Nero sono bloccati – ha detto David Beasley, direttore esecutivo del World Food Program – lasciando milioni di tonnellate di grano intrappolate in magazzini a terra o su navi che non possono muoversi. Al momento i silos di grano in Ucraina sono pieni ma se i porti non dovessero riaprire i contadini ucraini non avranno un luogo dove conservare il prossimo raccolto di luglio e agosto con il risultato che montagne di grano andranno perse”.

Il grano dunque scarseggia e chi lo produce cerca di proteggere il mercato interno. È questo quanto fatto dall’India – secondo più grande produttore di grano al mondo dopo la Cina – che ha deciso di restringere l’export di tutti i tipi di farine derivate dal grano. Le limitazioni saranno adottate dal prossimo 12 luglio, con le esportazioni che dovranno essere autorizzate dal governo al fine di mantenere la qualità e stabilizzare i prezzi sul mercato nazionale.

“Le interruzioni nelle forniture globali di grano e farine hanno portato alla fluttuazione dei costi e a potenziali problemi sulla qualità”, si legge nel comunicato del Dgft, Direzione generale del commercio estero del governo di Delhi. Già a maggio scorso l’India aveva vietato l’export del grano, contribuendo così all’aumento globale dei prezzi. Va tuttavia precisato che, anche prima del blocco, dal Paese asiatico venisse esportato molto poco grano, circa il 2% della produzione. Nel 2021 delle 109 milioni di tonnellate di grano prodotte solo 7 tonnellate sono state esportate.

Permane il problema della fame nel mondo

La crisi delle materie prime, unita all’emergenza climatica, all’inflazione, alla pandemia e alla guerra in Ucraina, allontanano l’obiettivo ONU di azzerare la fame nel mondo nel 2030. A riferirlo è l’Organizzazione stessa in un rapporto nel quale si legge: “Recentemente, abbiamo assistito a un aumento della fame nel mondo, che ha invertito decenni di progressi. La prima volta che ho partecipato alla diffusione di questo rapporto è stato nel 2019 e la fame era già in aumento allora”. Inoltre, nel 2021, il numero delle persone che soffrono la fame è salito a 828 milioni, il che vuol dire un aumento di circa 46 milioni di persone dal 2020 e di 150 milioni dallo scoppio della pandemia di COVID-19.