Quando il portone del Tecnopolo di via Stalingrado si richiude alle spalle, nel tardo pomeriggio, la sensazione è di essere usciti da una bolla in cui la parola “routine” ha smesso di avere senso. Per cinque ore consecutive, il Forum ANDAF Intelligenza Artificiale 2026 ha messo sotto i riflettori il mestiere del CFO come se fosse un settore industriale da riconvertire: catene di montaggio fatte di riconciliazioni, forecast, chiusure mensili e reportistica hanno lasciato il posto a modelli predittivi, copiloti generativi e controlli di rischio automatizzati.
La sala del DAMA, il Tecnopolo Data Manifattura Emilia-Romagna, è piena già prima delle 14: una platea di direttori amministrativi e finanziari, controller, responsabili AFC arrivati da tutta Italia, molti con il badge aziendale ancora al collo, tutti con la stessa domanda sottotraccia: come usare l’AI senza perdere il controllo dei numeri? ANDAF, che da anni accompagna l’evoluzione del ruolo del CFO, ha scelto di dedicare un forum monografico all’intelligenza artificiale proprio perché il nodo non è più teorico. Il punto, ormai, non è domandarsi se la trasformazione arriverà, ma come governarla.
A fissare da subito la cornice della giornata è Paolo Fanti, direttore generale ANDAF: «Il CFO italiano sta cambiando pelle: da semplice custode del bilancio sta diventando un partner dell’innovazione, con una visione sempre più strategica. Non basta più raccontare il passato, bisogna guardare alle possibilità dell’innovazione e usare i numeri per orientare il futuro delle imprese». È una frase che definisce bene il baricentro dell’intero forum: non un confronto astratto sulla tecnologia, ma una riflessione concreta su come l’intelligenza artificiale stia modificando il ruolo del direttore finanziario dentro l’impresa.
A chiarire il taglio operativo dell’iniziativa è poi Gustavo Troisi, vicepresidente ANDAF: «Il forum ANDAF nasce per aiutare i CFO nel loro percorso quotidiano: alzare lo sguardo e affrontare temi che possono cambiare davvero la vita delle aziende. Nulla di banale o precostituito, ma contenuti concreti». Il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale non è più un tema laterale, ma una leva che entra nei processi e costringe la funzione finance a ridefinire strumenti, tempi e priorità.
«Oggi l’intelligenza artificiale è uno strumento prezioso – continua Troisi – ma non ancora pienamente utilizzato nelle aziende. Il CFO ha quindi un compito fondamentale: comprenderne le potenzialità e trasferirle non solo nell’area finance, ma in tutta l’organizzazione». Non è più soltanto una questione di efficienza, ma di posizionamento strategico del CFO dentro l’organizzazione.
Il pomeriggio si apre con una premessa chiara: l’intelligenza artificiale non è più un esercizio da laboratorio, ma un acceleratore destinato a integrarsi nel metabolismo dei processi di amministrazione, finanza e controllo. Sullo schermo scorrono dati sui tempi di chiusura, sull’automazione delle riconciliazioni, sulla riduzione degli errori nella fatturazione e sulla capacità di individuare anomalie prima che si trasformino in problemi di cassa o contestazioni commerciali. Il messaggio è chiaro: il terreno di gioco non è più quello della sola business intelligence, ma quello di un layer intelligente capace di ridisegnare la divisione del lavoro negli uffici AFC.
Ed è qui che Troisi mette a fuoco uno dei passaggi più forti dell’intera giornata: «La maggior parte delle aziende italiane e i CFO in particolare continuano ad utilizzare strumenti basici». Il punto non è demonizzare i fogli di calcolo, ma riconoscere che non bastano più per prevedere e simulare gli effetti di scenari complessi, variabili improvvise e shock esterni. «Dobbiamo passare da un budget statico a un rolling forecast continuo, con analisi di sensitività e simulazioni sugli impatti di scenari anche estremi», osserva. E aggiunge: «Lo possiamo fare con strumenti basici? No, serve l’intelligenza artificiale».
Da qui il cambio di paradigma. «L’intelligenza artificiale avrà un ruolo centrale non solo nei processi decisionali, ma anche negli ambiti di compliance, anti-fraud e risk management applicati ai processi», osserva Troisi. «Il CFO deve farne uno strumento operativo, comprenderlo e diffonderlo in tutta l’organizzazione, non soltanto nella propria area». In questa prospettiva il direttore finanziario non è più soltanto il garante della correttezza dei numeri, ma è chiamato a tradurre la tecnologia in capacità di previsione, controllo e governo del rischio.
La prima sessione, dedicata agli scenari futuri dell’automazione, è quella che incrina di più la comfort zone della platea. Si mostra come, in un orizzonte non lontano, le chiusure contabili possano diventare quasi continue, con sistemi capaci di aggregare dati operativi, fiscali e gestionali in tempo reale e proporre scritture standard già validate da controlli di coerenza. Il CFO, in questo disegno, diventa il regista delle regole, il presidio sugli alert, il garante del perimetro decisionale entro cui l’algoritmo può muoversi.
Ma è nella sessione dedicata a governance e rischio che l’atmosfera cambia davvero. Si parla di AI Act europeo, di modelli ad alto rischio quando incidono su valutazioni creditizie, pricing e allocazione del capitale, di responsabilità manageriali su sistemi che nessuno può permettersi di trattare come scatole nere. Nel finance, la velocità non basta: servono log, audit trail, segregazione dei dati, policy di accesso, regole di supervisione. Introdurre l’AI non significa soltanto fare prima, ma riscrivere controlli interni, flussi autorizzativi e relazioni con revisori, banche e autorità.
In questo contesto si colloca l’intervento di Donato Pastore, presidente del Comitato Tecnico ANDAF ICT, che richiama il ruolo dei Comitati Tecnici dell’associazione come presìdi verticali sulle principali aree tematiche di interesse per il CFO. «Il Comitato ICT, in particolare, è dedicato ai temi dell’information technology, con l’obiettivo di sviluppare linee guida a supporto dei CFO e promuoverne la diffusione attraverso eventi, paper e articoli». Pastore insiste anche sulla natura trasversale di questo lavoro: «È un comitato formato da professionisti, da professori universitari e da rappresentanti delle aziende italiane, in particolare CFO che lavorano nelle principali aziende italiane, ma anche software house e consulenti». Una composizione ibrida, quindi, pensata per evitare che l’intelligenza artificiale venga osservata esclusivamente dal punto di vista tecnico o manageriale.
Il cuore del suo intervento è il nuovo white paper sull’intelligenza artificiale, presentato proprio in occasione del forum. «Nell’ottobre 2024 abbiamo pubblicato il primo white paper sull’AI con l’obiettivo di offrire una guida pratica a chi si avvicina a questi temi e vuole capire come migliorare processi e competitività», spiega Pastore. «Il focus era sui processi del CFO, con esempi concreti di applicazione sia delle tecnologie di AI più consolidate, come il machine learning, sia dell’intelligenza artificiale generativa».
Poi il passaggio che restituisce bene la velocità dell’evoluzione tecnologica: «L’intelligenza artificiale è un ambito in continuo cambiamento. Dall’ottobre 2024 a oggi il contesto è già mutato in modo significativo e proprio per questo, in occasione del forum, abbiamo preparato un aggiornamento del white paper che sarà pubblicato con il numero di aprile della rivista ANDAF Magazine, con un approfondimento specifico sul tema degli agenti».
Pastore presenta anche i risultati di una survey condotta dal comitato su circa 200 CFO di aziende italiane. «L’indagine, realizzata a metà del 2025, evidenziava un forte interesse verso l’intelligenza artificiale, ma anche un dato molto chiaro: le implementazioni strutturate nei processi finance delle aziende italiane sono ancora limitate». Una fotografia nitida: curiosità e attenzione non mancano, ma il salto verso un’adozione matura e diffusa è ancora in corso.
Da qui il punto decisivo. «Abbiamo presentato questi numeri come uno spunto di riflessione per capire quali saranno gli scenari futuri e cosa devono fare le aziende italiane per arrivare a un’adozione più strutturata di queste tecnologie», osserva Pastore. E aggiunge: «Nel prossimo futuro implementarle o meno non sarà più un’opzione: significherà restare sul mercato oppure rischiare di uscirne».
Il cambio di passo emerge con chiarezza nei casi d’uso presentati durante il forum. Una mid cap manifatturiera emiliana racconta di aver ridisegnato il ciclo attivo e passivo introducendo un motore di AI generativa capace di interpretare ordini, DDT, fatture ed email dei clienti, proporre registrazioni contabili e segnalare incoerenze tra contratto e documento fiscale.
Una realtà del retail descrive invece un sistema di previsione delle vendite che alimenta automaticamente il budget rolling e il cash flow previsionale, con scenari what if su margini e covenant bancari. In uno dei casi più avanzati, parte della comunicazione periodica agli investitori viene predisposta da un copilota AI addestrato sul track record dell’azienda, poi rivista dal team finance e investor relations. Il filo comune è la combinazione tra intelligenza artificiale e controllo umano: non una sostituzione, ma una collaborazione.
Troisi lo sintetizza in termini ancora più espliciti: «Il CFO oggi è un partner strategico dell’amministratore delegato: contribuisce alle decisioni e ha bisogno di strumenti adeguati. L’intelligenza artificiale va esattamente in questa direzione». E avverte: «Non si può più procedere con strumenti ordinari». In una fase storica segnata da volatilità, eventi imprevedibili e profonde trasformazioni nei mercati e nei consumi, la capacità predittiva non è più un vantaggio accessorio, ma una condizione essenziale per restare competitivi.
Quando prende la parola il mondo della consulenza, il focus si sposta sulle competenze. Il CFO del futuro, è la tesi che attraversa il forum, dovrà parlare con la stessa disinvoltura di covenant e di prompt, di WACC e di training set. Non gli si chiede di diventare data scientist, ma di saper guidare team ibridi in cui controller, IT, legali, risk manager e specialisti AI siedono allo stesso tavolo. Anche il paper del Comitato Tecnico ANDAF ICT va letto in questa chiave: non un esercizio teorico, ma uno vero e proprio strumento operativo per aiutare i soci ANDAF a orientarsi tra casi d’uso, errori da evitare, criteri di scelta dei fornitori e priorità progettuali.
Nel corridoio, durante la pausa, l’atmosfera è quella delle grandi manovre. C’è chi fotografa le slide, chi controlla se il proprio ERP dispone già di connettori compatibili con gli strumenti presentati, chi ammette a mezza voce che in azienda si stanno già usando strumenti generativi senza alcuna policy. L’impressione è che molti CFO abbiano ormai superato la fase della curiosità. Il 2023 è stato l’anno degli esperimenti laterali, il 2024 quello dei primi piloti, il 2025 e il 2026 rischiano di essere la stagione degli investimenti strutturali, in cui gli assistenti digitali entrano non solo nelle scrivanie dei direttori finanziari, ma nei processi core che determinano margini, liquidità e capacità di tenuta delle imprese.
In questa cornice trova spazio anche una riflessione più ampia sulla cultura digitale. Massimo Chiriatti, tecnologo e saggista, richiama il valore divulgativo di momenti come questi e insiste sulla necessità di aiutare cittadini, imprese e giovani a orientarsi dentro un sapere tecnologico che cambia in fretta e richiede approfondimento continuo. È un richiamo che, pur uscendo dal perimetro stretto del finance, tocca un nodo essenziale del forum: senza alfabetizzazione, senza consapevolezza e senza comprensione delle logiche che stanno dietro gli strumenti, ogni trasformazione rischia di restare superficiale o, peggio, incontrollata.
L’ultima sessione allarga lo sguardo all’ecosistema. Se l’AI riduce drasticamente i tempi di chiusura, cosa succede alla relazione con revisori e banche? Se i sistemi di monitoraggio del rischio creditizio vengono alimentati in tempo reale da fonti interne ed esterne, come cambia il perimetro di responsabilità tra CFO, risk manager e CEO? E quali tutele servono per evitare che gli errori di un modello si traducano in decisioni sbagliate, piani industriali distorti o contratti di finanziamento costruiti su scenari fallaci?
A riportare il discorso al suo punto più alto è ancora Paolo Fanti: «L’IA ci aiuta nei processi amministrativi e contabili, ma l’intelligenza resta una prerogativa umana: è la capacità di leggere dentro i fenomeni». È la frase che meglio riassume il senso del forum. L’Intelligenza artificiale alleggerisce, accelera, segnala, propone. Ma la responsabilità di interpretare, scegliere e assumersi il peso delle decisioni resta saldamente in capo alle persone.
Quando si spengono i microfoni, il filo conduttore della giornata è evidente: l’intelligenza artificiale non è un gadget da aggiungere alla cassetta degli attrezzi del CFO, ma una infrastruttura cognitiva che rimette in discussione priorità, tempi e confini del lavoro in area amministrazione, finanza e controllo. ANDAF, nel suo ruolo di cinghia di trasmissione tra professione, accademia, consulenza e impresa, prova a essere il luogo in cui questa trasformazione viene decodificata, discussa e resa praticabile. Il resto — quali progetti scegliere, quanto rischiare, quanto correre — spetta a ciascun direttore finanziario. Ma dopo il Forum ANDAF Intelligenza Artificiale 2026, è difficile immaginare che qualcuno possa tornare in ufficio e guardare il proprio piano industriale con gli stessi occhi di prima.
















