Keir Starmer

I tecnoliberisti duri e puri si sono subito scandalizzati per la decisione – finalmente ne ha presa una! – del premier britannico più bollito della storia, Keir Starmer, di vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni. “Proibizionismo boomerang”, è stata l’invettiva. “Inapplicabile e controproducente”, “uno Stato non può essere il supplente dei genitori”, gli scampoli di argomentazioni.

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Diciamo la verità: tutti i moralismi sono odiosi, tanto più se ispirati dalla deteriore cultura woke, quella degli ipocriti che manifestano per l’immigrazione libera e poi utilizzano le badanti in nero. Ma in questo caso la mossa di Starmer si presta alle critiche perché all’atto pratico si rivelerà inapplicabile. Però… però resta una svolta storica. Un’affermazione di principio che restituisce alla Gran Bretagna – dopo tanti anni che non capitava – un ruolo di leader ideologico tra le grandi potenze democratiche.

Se fosse possibile farlo, proibire davvero i social ai ragazzi sarebbe indispensabile. I sedicenni di oggi sono figli di quarantenni altrettanto rincoglioniti dai social, se non di più. Ma proprio per questo, così come non si può proibire agli adulti di avvelenarsi col fumo o con l’alcol ma i minorenni non possono acquistare liberamente sigarette e superalcolici – pur continuando a farlo! – anche sui social era necessaria una mossa simbolica.

Tracciare effettivamente l’eventuale uso abusivo dei social è semplicemente impossibile, e dunque l’infrazione non sarà, nel concreto, sanzionabile: bisognerebbe poter ricollegare qualsiasi “device” connesso ad internet e ad un adulto da responsabilizzare contro l’impiego di quell’apparecchio da parte di un minore di 16 anni, ovvero contro il suo uso per navigare sui social, perché nessuno si sogna di proibire l’uso dello smartphone per telefonare, anche se la messaggistica ormai è un social come gli altri… Insomma, sul piano tecnico la norma è quasi inesistente, ma questo è il destino di molte norme moralizzanti, si parlava dell’alcol ma perché non pensare all’iperviolato codice della strada o a tante altre norme di comportamento civico…

Eppure questo divieto, varato dalla libera Gran Bretagna, è un richiamo alle coscienze instupidite dei genitori. Che vedono nei social il baby-sitter risolutivo per non occuparsi di figli fatti a casaccio. Ecco: sarebbe semmai da aggiungere ai documenti che i genitori compilano nel riconoscere un figlio un impegno a impedirne l’uso dei social ed una liberatoria sul monitoraggio dei tempi di connessione degli smartphone di famiglia, identificati come tali al momento dell’acquisto… ma questa è fantascienza.

Insomma: la decisione di Starmer è poco più della predica di un parroco. Ma quanto servono certe prediche…