GUIDO CROSETTO MINISTRO DELLA DIFESA

«L’imminente attacco all’Italia da parte di droni russi? Non dovete preoccuparvi di nulla. A noi non risulta nulla di tutto ciò: sembra una cosa che non sta né in cielo né in terra. Non è il momento di gettare benzina sul fuoco».  Parola di Guido Crosetto. Ministro della Difesa che sa allentare la tensione. È l’ospite più atteso della prima giornata dell’Abruzzo Economy Summit, la due giorni di lavoro tra politica e industria organizzata a Pescara dall’agenzia di comunicazione Mirus e promossa da Confimi Industria e Regione Abruzzo. Dal palco il ministro è un fiume in piena. Dopo aver placato gli allarmismi sul pericolo rilanciato ieri dal quotidiano spagnolo El Mundo, il suo sguardo si allarga alle tante sfide che attendono l’Italia e quindi anche l’Abruzzo. Ci sono i diversi tipi di conflitto alle porte e il rapporto con gli Stati Uniti sempre più fragile, perché dal punto di vista industriale oggi l’Europa è un «concorrente» degli Usa, che invece guarda alla sfida commerciale e nell’innovazione con la Cina. Tradotto: da Washington arriveranno sempre meno soldi per difenderci e l’Europa dovrà contare solo sulle proprie forze. Però Xi Jinping ieri ha incontrato Trump e ha detto che l’Aquila americana e il Dragone cinese dovrebbero vedersi «più come alleati che come avversari»: il ministro cosa ne pensa? «Io parlo di un conflitto tecnologico, sulla crescita, sulle terre rare, sulla quantistica. Il confronto tra le aziende cinesi e quelle americane è continuo. Se Stati Uniti e Cina si parlano affinché il mondo trovi un equilibrio, sarà sempre positivo. Se si parlano per cercare di risolvere il problema della Russia, per il problema dello Stretto di Hormuz, per risolvere la crisi con l’Iran, è importante».

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Dal Medio-Oriente a Pescara, la strada è lunga. «Fino a qualche decina di anni fa, l’orizzonte dei nostri interessi era la provincia, la regione, tutt’al più l’Italia. Adesso non vorrei dire che un battito d’ali di farfalla provochi una tempesta qui, ma avete visto come un popolo di “montanari” come gli Houthi ci stia procurando un danno immenso…». Quei «montanari» che «fino a tre anni fa non conosceva nessuno» e che ora bloccano il traffico dello Stretto di Bab-El Mandeb, nel Mar Rosso. Lì dove ci sono anche i contingenti italiani della missione europea Aspides. Che poi «oggi solo noi e la Grecia contribuiamo alla missione con assetti navali», precisa Crosetto. «Basta un gruppo microscopico come gli Houthi per far male a un continente, basta che l’Iran decida di combattere la guerra non solo contro chi l’attacca ma che l’allarghi a chi non c’entra nulla per mettere in crisi le produzioni di mezzo mondo». Ecco il battito d’ali di farfalla, da Hormuz all’Abruzzo. «Ci accorgiamo delle guerre quando a casa nostra aumenta la benzina, quando aumenta il costo dell’energia come è successo con Hormuz e l’Ucraina. Perché, siamo sinceri», ammette il ministro, «c’è una doppia, tripla, quadrupla, quintupla morale sulle guerre. In Africa non c’è stato un giorno di pace, ma di quanti africani sono morti negli ultimi 20 anni nessuno sa nulla».

Quindi Crosetto torna sull’Africa. «Da una parte ha un potenziale enorme, dall’altra è un pericolo enorme», perché «il 60% dell’acqua dolce e il 50% delle terre coltivabili del mondo sono in Africa, ma il livello di penetrazione antioccidentale ha raggiunto livelli che pagheremo nei prossimi 20 anni».  In questo quadro, la demografia non è  dalla nostra parte. «Parliamo di un continente che avrà due miliardi e mezzo di abitanti entro la fine del secolo, con un’età media di 17 anni e mezzo. Noi, come Europa, a quella data saremo il 35% in meno di oggi, e in Italia poco più di 30 milioni, con un’età media di 54 anni».

Di fronte a manager e industriali – abruzzesi e non – Crosetto confessa che c’è una guerra che teme di più tutte. Non si combatte con le armi né con le barriere commerciali. «Quella tecnologica e di produzione. Una guerra che non devo combattere io, ma che mi fa più paura di tutte. Nei prossimi cinque-dieci anni cambierà il mondo, cambieranno le tecnologie e le modalità di produzione. Allocheranno la ricchezza in modo diverso». Il rischio? «Chi uscirà dalla produzione nei prossimi anni non ci rientrerà per i prossimi cento. Qui si gioca la ricchezza» e quindi «la democrazia, perché si regge sulla possibilità di produrre un reddito tale da essere redistribuito per garantire i servizi. Se perdi la capacità di produrre ricchezza, perdi la capacità di garantire il motivo per cui le democrazie stanno insieme». La struttura economica italiana non aiuta. «Abbiamo un problema: un tessuto di aziende medio-piccole che è un vantaggio e uno svantaggio. Negli Stati Uniti l’innovazione è data dalle grandi aziende, mentre in Italia le grandi aziende sono normalmente più statiche». Anzi, «sono quelle che cercano di comprimere di più la novità perché così si riparano dalla concorrenza», aggiunge Crosetto. Poi offre la sua ricetta: più collaborazione tra le università e meno burocrazia, incentivi per chi investe nelle nuove tecnologie, regime fiscale agevolato per il rientro dei cervelli. «Dobbiamo fare questo tipo di scelte nei prossimi 5 anni, perché sono importanti quanto l’esercito, la marina, l’aeronautica per difendere l’integrità del paese e delle istituzioni». Applausi in sala. Il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio offre un regalo a Crosetto: una riproduzione del guerriero di Capestrano, la celebre statua del VI secolo avanti Cristo simbolo dell’Abruzzo. Oltre al ministro, ci difenderà lui.