ELON MUSK TESLA

Ottocentoottanta milioni di dollari in quindici anni. È il conto della lunga stagione di Tim Cook alla guida di Apple, iniziata nel 2011 e chiusa con il passaggio del testimone a John Ternus. Una cifra che racconta molto più della parabola di un singolo manager: mostra come nelle grandi corporation americane la remunerazione dei vertici sia diventata sempre più legata ad azioni, obiettivi di lungo periodo e crescita della capitalizzazione, mentre lo stipendio fisso perde progressivamente peso.

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Cook e il modello Apple

Nel solo 2025 Apple ha riconosciuto a Cook 74,3 milioni di dollari, di cui appena 3 milioni di salario: il resto arriva soprattutto da premi azionari e incentivi. Il passaggio alla presidenza esecutiva non cambia la logica, con 2 milioni di stipendio e un premio azionario target da 45 milioni per il 2027. Anche John Ternus partirà con 3 milioni di salario e un pacchetto azionario obiettivo da 55 milioni.

Il vero motore sono le azioni

Il fenomeno riguarda ormai l’intera corporate America. Secondo i dati Equilar-Associated Press riportati dal Corriere, nel 2025 il compenso mediano dei ceo dell’S&P 500 è salito a 17,7 milioni di dollari, contro 89.744 dollari per il dipendente mediano. Ma nei cento pacchetti più ricchi la remunerazione mediana raggiunge 39,4 milioni: i premi azionari sono balzati del 44,6%, arrivando a rappresentare oltre il 70% del totale.

Da Musk a Pichai, la scommessa sul futuro

È nei maxi-piani che il nuovo modello diventa evidente. Elon Musk guida una categoria a parte con un premio valutato da Equilar in 132,3 miliardi di dollari, legato però a una serie di obiettivi industriali e di Borsa estremamente ambiziosi. Anche Sundar Pichai mantiene uno stipendio di soli 2 milioni, mentre il nuovo piano triennale può arrivare fino a 692 milioni, collegando la remunerazione ai risultati di Alphabet, Waymo e Wing.

Europa e Italia restano lontane

Il divario con gli Stati Uniti resta enorme. Nel Regno Unito il compenso medio dei ceo analizzati nel FTSE 100 è arrivato nel 2025 a 5,89 milioni di sterline, mentre in Italia Carlo Messina guida la classifica con 12,62 milioni di euro, davanti ad Andrea Orcel e Philippe Donnet. Sono valori elevati, ma ancora lontanissimi dai pacchetti americani da centinaia di milioni: il tema centrale diventa così non solo quanto guadagnano i manager, ma quale valore devono creare per giustificare quelle cifre.

Gli azionisti protestano meno

La crescita delle remunerazioni non sta producendo una rivolta proporzionale degli investitori. Negli Stati Uniti il sostegno medio ai voti Say on Pay dell’S&P 500 è salito al 90,4%, mentre le bocciature si sono fermate all’1,4%. La contestazione sembra spostarsi piuttosto sulle regole future e sui piani straordinari, come quello proposto da Arm per Rene Haas, potenzialmente vicino agli 800 milioni di dollari se la società raggiungerà determinati obiettivi.