L'agenzia di informazione economica americana sconsiglia a Draghi di andare al Quirinale

Anche Bloomberg dice no a Draghi Presidente della Repubblica. Per l’agenzia americana il presidente del Consiglio italiano «dovrebbe resistere alla tentazione di ascendere al Quirinale», un’ipotesi giudicata come «promossa da diverse forze politiche e apparentemente soppesata dallo stesso capo del governo per estenderne il più possibile la propria influenza stabilizzatrice sul panorama politico ed economico italiano».

«Deve traghettare l’Italia nell’attuazione del Pnrr» 

Secondo Bloomberg, insomma, l’elezione di Draghi a capo dello Stato sarebbe un errore: «negli ultimi 10 mesi la guida dell’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) ha consentito all’Italia di superare i marosi della pandemia e della crisi economica – scrive l’agenzia d’informazione economica americana – succedere al presidente Sergio Mattarella consentirebbe forse a Draghi di contrastare più a lungo la storica precarietà degli esecutivi e delle coalizioni di governo italiane, ma priverebbe anche la figura politica più autorevole del Paese dei poteri esecutivi, necessari a traghettare il Paese nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza da cui dipende, tra le altre cose, il continuo flusso di fondi europei necessari al rilancio del Paese».

«E se resta a Chigi, la sinistra avrà il tempo di riorganizzarsi»

Bloomberg si sofferma anche sulle conseguenze sul quadro politico di un’eventuale elezione dell’attuale premier al Colle: «In Italia emerge dai sondaggi che un’ascesa di Draghi al Colle sarebbe probabilmente seguita da una vittoria “della destra estrema” alle prossime elezioni, mentre la permanenza di Draghi a capo del governo di unità nazionale “darebbe più tempo al centrosinistra dell’ex premier Enrico Letta (…) per ricostituirsi sul palcoscenico nazionale». Una lettura quest’ultima che non lascia dubbi su quale sia la parte politica italiana per cui fa il tifo l’agenzia statunitense il cui proprietario, Michael Bloomberg, va ricordato, seppur con lunghi e importanti trascorsi da “repubblicano liberale” nel Partito Repubblicano, nel 2018 è rientrato nel Partito Democratico con cui nel 2020 ha partecipato alle primarie per la Casa Bianca.