Il sistema finanziario italiano torna al centro della pressione cyber. Banche, assicurazioni, operatori dei pagamenti e fintech si confermano tra i bersagli più esposti, mentre la crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale sta modificando velocità, qualità e capacità di diffusione delle offensive. Nel primo semestre del 2026, secondo i dati dell’Osservatorio Cybersecurity di Exprivia, in Italia sono stati rilevati 2.964 fenomeni tra attacchi, incidenti e violazioni della privacy, con una crescita del 38% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il quadro è stato tracciato in occasione di WeSec – Il Salone della Sicurezza, promosso da ABI a Milano, dove Domenico Raguseo, Responsabile Cybersecurity di Exprivia, ha richiamato l’attenzione sull’aumento della pressione cyber e sulla necessità di superare modelli di difesa frammentati. La questione non riguarda più soltanto la protezione dei sistemi informatici, ma la continuità del business, la reputazione degli operatori e la tenuta di un’infrastruttura finanziaria sempre più digitale e interconnessa.
Finance nel mirino
A concentrare la quota maggiore degli episodi osservati è il comparto finanziario. Secondo l’Osservatorio Cybersecurity Exprivia, circa il 40% dei casi riguarda banche, assicurazioni e altri operatori del settore, un dato che conferma il Finance italiano come uno dei principali obiettivi del cybercrime. A rendere il comparto particolarmente attrattivo sono il valore delle informazioni gestite, la presenza di credenziali e dati sensibili e la possibilità di intervenire direttamente sui flussi di pagamento. A pesare è anche la natura stessa dei servizi finanziari, chiamati a garantire operatività continua e tempi di risposta immediati. Un attacco informatico può quindi produrre effetti che vanno ben oltre il singolo sistema compromesso, investendo processi interni, clienti, fornitori e infrastrutture collegate. “Il Finance resta il principale bersaglio: banche, assicurazioni e altri operatori finanziari concentrano circa il 40% dei casi osservati, per l’elevato valore di dati sensibili, credenziali e transazioni e per la necessità di garantire servizi sempre disponibili senza interruzioni”, sottolinea Raguseo.
Phishing e social engineering restano le armi principali
Nel panorama delle minacce continuano a dominare phishing, social engineering e malware, tecniche ormai consolidate ma rese più efficaci dalla crescente capacità degli aggressori di personalizzare messaggi e campagne. Il fattore umano continua così a rappresentare uno dei principali punti di ingresso, soprattutto quando le comunicazioni fraudolente riescono a imitare con precisione linguaggi, identità e processi aziendali. “Il phishing e il social engineering restano le tecniche di attacco più utilizzate”, osserva Raguseo. Per gli intermediari finanziari, la vulnerabilità non si misura dunque soltanto sulla solidità delle infrastrutture tecnologiche, ma anche sulla capacità di dipendenti, clienti e partner di riconoscere tempestivamente segnali anomali. Da qui il crescente peso della formazione e della protezione delle identità all’interno delle strategie di sicurezza aziendale.
L’Intelligenza Artificiale entra in oltre il 40% degli eventi
La novità più rilevante riguarda però il ruolo assunto dall’Intelligenza Artificiale. Secondo l’Osservatorio Exprivia, l’AI risulta coinvolta in oltre il 40% degli eventi rilevati, diventando un moltiplicatore delle capacità offensive. Può essere utilizzata per creare campagne di phishing su larga scala, produrre comunicazioni più credibili e accelerare la ricerca di vulnerabilità nei sistemi bersaglio. L’AI generativa contribuisce così ad abbassare tempi e costi delle operazioni criminali. “L’AI è coinvolta in oltre il 40% degli eventi rilevati per produrre campagne di phishing su scala industriale, messaggi fraudolenti più credibili, accelerare l’individuazione delle vulnerabilità”, afferma Raguseo. Il punto, per il settore finanziario, non è soltanto l’aumento quantitativo degli attacchi, ma la loro maggiore capacità di adattarsi rapidamente alle difese e di raggiungere contemporaneamente un numero elevato di potenziali vittime.
Il vero bottino sono i dati
Dietro la pressione sul sistema finanziario emerge soprattutto una corsa alle informazioni sensibili. Nel secondo trimestre 2026, su 1.757 rilevazioni complessive in Italia, il furto di dati compare in 1.593 casi, oltre il 90% del totale; nello stesso periodo phishing e social engineering pesano per quasi il 69% delle tecniche osservate, mentre il malware si ferma al 22%. Per il Finance, che da solo raccoglie 698 casi nel trimestre, circa il 40% delle rilevazioni nazionali, la protezione del dato diventa così una questione non soltanto tecnologica ma economica: credenziali, informazioni finanziarie e identità digitali rappresentano asset immediatamente monetizzabili o utilizzabili per successive compromissioni.
Dalla difesa a silos alla resilienza continua
La crescita delle minacce spinge le organizzazioni finanziarie verso un modello di sicurezza più integrato, in cui prevenzione, rilevamento e risposta siano collegati in tempo reale. Threat intelligence, tutela delle identità, sicurezza delle e-mail, monitoraggio dei Security Operations Center e automazione degli interventi diventano tasselli di una stessa architettura, insieme al controllo della supply chain e dei partner tecnologici. “Per l’ambito finanziario diventa quindi indispensabile passare da una difesa per silos a una resilienza continua, collegando threat intelligence, sicurezza delle identità e delle e-mail, monitoraggio SOC, risposta automatizzata, formazione e controllo della supply chain, e dei partner tecnologici”, spiega Raguseo. “Le difese esistono e stanno contenendo una parte degli attacchi, ma la loro efficacia dipenderà sempre più dalla capacità di operare in modo coordinato e alla stessa velocità degli attaccanti”. Il salto di qualità richiesto riguarda quindi soprattutto la capacità di integrare tecnologie, processi e competenze. “Nei primi sei mesi del 2026 la pressione del cybercrime sulle organizzazioni italiane ha raggiunto un livello senza precedenti: abbiamo rilevato complessivamente 2.964 fenomeni tra attacchi, incidenti e violazioni della privacy, il 38% in più rispetto allo stesso periodo del 2025”, conclude Raguseo. Per il sistema finanziario, la resilienza digitale si prepara così a diventare sempre più una variabile economica e operativa, oltre che tecnologica.
















