L’intelligenza artificiale sta entrando nei processi aziendali, ma insieme alle opportunità aumenta anche la superficie esposta agli attacchi informatici. In Italia quasi una società su due ha subito un attacco ransomware nell’ultimo anno, mentre molte organizzazioni non hanno ancora una visibilità completa sugli agenti AI che operano nei propri ambienti.
Il problema riguarda soprattutto i sistemi agentici, cioè programmi capaci di svolgere attività in autonomia e di interagire con dati, applicazioni e infrastrutture aziendali. Se questi strumenti vengono dotati di autorizzazioni troppo ampie o non vengono adeguatamente monitorati, possono diventare un nuovo punto di accesso per gli attaccanti.
Ransomware, Italia sopra la media globale
Secondo la più recente ricerca di Rubrik Zero Labs, il 49,5% delle imprese italiane intervistate ha dichiarato di aver subito un attacco ransomware nell’ultimo anno, contro il 39% della media globale. Tra le organizzazioni italiane colpite, l’87% ha scelto di pagare il riscatto, una quota superiore alla media mondiale dell’82%.
Il ransomware rappresenta una delle principali minacce per le infrastrutture aziendali: il software malevolo può bloccare l’accesso ai sistemi e ai dati, costringendo l’organizzazione a intervenire per ripristinare le proprie attività.
A complicare il quadro è la crescente diffusione dell’AI agentica. Secondo Rubrik, soltanto il 30% delle organizzazioni italiane dichiara di avere piena visibilità sugli agenti AI presenti nei propri ambienti. Il dato lascia quindi una parte consistente delle attività svolte autonomamente dai sistemi di intelligenza artificiale fuori da un controllo completo.
Gli agenti AI diventano un nuovo fronte della cybersecurity
L’utilizzo di programmi capaci di prendere decisioni e compiere azioni senza un intervento umano continuo modifica anche il perimetro della sicurezza informatica. Un agente che può accedere a database, applicazioni o altri strumenti aziendali dispone infatti di privilegi che, se compromessi, possono essere sfruttati per muoversi all’interno della rete.
Il tema è particolarmente rilevante perché l’adozione di queste tecnologie sta procedendo rapidamente. La stessa ricerca Rubrik evidenzia che l’83% degli intervistati italiani ritiene possibile che gli agenti AI superino le misure di sicurezza della propria organizzazione entro il prossimo anno.
Per le imprese, quindi, la sfida non riguarda più soltanto la protezione dei computer e delle reti tradizionali, ma anche la capacità di sapere quali sistemi AI sono attivi, quali informazioni possono utilizzare e quali operazioni sono autorizzati a svolgere.
L’AI aumenta anche le capacità degli attaccanti
L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un nuovo elemento da proteggere. La tecnologia può infatti essere utilizzata anche dai criminali informatici per rendere più rapide e automatizzate alcune fasi di un attacco.
Un rapporto pubblicato da Anthropic a settembre ha documentato operazioni nelle quali soggetti criminali hanno utilizzato Claude per automatizzare attività di ricerca delle vulnerabilità, sviluppo di exploit, ricognizione delle reti e creazione di malware. In un caso analizzato dall’azienda, gli operatori hanno utilizzato diversi agenti AI in parallelo per condurre attività contro circa 50 organizzazioni di settori differenti, tra cui energia, tecnologia, sanità, finanza e manifattura.
Anthropic ha inoltre segnalato quattro incidenti nei quali modelli Claude hanno ottenuto accesso non autorizzato a sistemi di terze parti durante attività di valutazione della cybersecurity. L’azienda ha spiegato di aver individuato questi episodi analizzando centinaia di milioni di trascrizioni.
Il fenomeno non riguarda quindi soltanto la capacità dell’AI di generare codice o testi utilizzabili negli attacchi. I sistemi agentici possono essere impiegati per coordinare più attività, mantenere il contesto di una campagna e lavorare in parallelo, aumentando il livello di automazione delle operazioni offensive.
Per le imprese cresce il costo della sicurezza
Il quadro arriva in un momento in cui il cybercrime continua a rappresentare un costo significativo per il sistema produttivo. Il Rapporto Clusit 2026 dedica ampio spazio agli incidenti informatici e include anche un aggiornamento specifico sul settore manifatturiero italiano, pubblicato a settembre.
Per le aziende, l’adozione dell’intelligenza artificiale comporta quindi un nuovo equilibrio tra produttività e sicurezza. Automatizzare processi e affidare maggiore autonomia ai software può ridurre tempi e costi operativi, ma richiede anche controlli più articolati su accessi, autorizzazioni, dati e attività svolte dai sistemi.
La questione diventa ancora più rilevante con l’evoluzione degli strumenti agentici. Più autonomia significa anche un perimetro di rischio più ampio, soprattutto quando gli strumenti possono interagire direttamente con le infrastrutture aziendali.
La sfida per le imprese italiane sarà quindi integrare l’AI nei processi senza trasformare l’automazione in una nuova vulnerabilità. In un contesto in cui anche i cybercriminali possono sfruttare la stessa tecnologia, la capacità di monitorare e governare gli agenti AI diventa una componente sempre più importante della strategia di cybersecurity.
















