Integrare i beni culturali e artistici nelle strategie ESG con strumenti di misurazione strutturati: è questo l’obiettivo del nuovo Framework per la misurazione dei Corporate Cultural & Art Assets (CCAAs), presentato oggi a Milano durante l’evento “Il valore degli asset culturali e artistici d’impresa”. Il Framework è stato realizzato dallo European Art Assets Observatory (EAAO), iniziativa promossa dall’Institute for Transformative Innovation & Research (ITIR) dell’Università di Pavia in partnership con Deloitte Private, ARTE Generali e Banca Generali.

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300 aziende europee e una fotografia della diffusione dei CCAAs

Alla base del modello c’è un progetto di ricerca che ha analizzato le best practice di 300 grandi aziende europee, selezionate tra le prime 50 per fatturato 2024 in Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Belgio. Dall’indagine emerge che solo il 36% delle imprese del campione dichiara di possedere, gestire o interagire attivamente con CCAAs, mentre l’Italia registra la percentuale più elevata tra i Paesi esaminati, con il 56%, seguita da Francia (46%) e Germania (40%). Lo studio considera come CCAAs, tra l’altro, collezioni d’arte aziendali, musei d’impresa, archivi storici, fondazioni e iniziative culturali ad essi connesse.

Le forme più diffuse e il tema della governance

Quanto alle tipologie più frequenti, la ricerca indica che nel campione prevalgono le collezioni d’arte corporate (29,9%), le sponsorizzazioni culturali e altre forme di mecenatismo (28,9%) e le fondazioni aziendali (23,3%). Dal punto di vista settoriale, finanza e assicurazioni mostrano una propensione più alta a investire in CCAAs (32,4%), con riferimento a obiettivi come identità d’impresa, coinvolgimento degli stakeholder ed esperienza cliente. Sul fronte organizzativo, la governance risulta in molti casi interna: solo il 25% delle aziende affida la gestione degli asset culturali e artistici a strutture esterne come fondazioni o trust.

Reporting: citati nei bilanci di sostenibilità, meno nei documenti economici

Il tema della rendicontazione è uno degli snodi osservati dallo studio. Il 34% delle aziende menziona i CCAAs nei bilanci di sostenibilità; tra queste, il 54% richiama gli standard ESRS, il 43% i GRI Standards e il 35% gli SDGs, mentre solo due aziende fanno riferimento a framework UNESCO. Nei documenti economico-finanziari, invece, l’indagine rileva che circa il 3% del campione dichiara un valore monetario specifico dei propri asset culturali e che 24 aziende riportano investimenti legati ai CCAAs nei bilanci economici.

Indicatori ESG tra attività, processi e impatti

A partire da queste evidenze, il Framework propone un sistema di indicatori allineato alle principali dimensioni ESG e coerente con gli standard internazionali indicati nello studio (GRI, ESRS, SDGs e linee guida UNESCO), integrando Key Activity Indicators e Key Performance Indicators. Nelle dichiarazioni dei promotori, il modello viene descritto come uno strumento per valutare sia gli impatti generati sia i processi e le politiche che li rendono possibili, offrendo un quadro strutturato e comparabile per misurare il valore dei beni artistici e culturali in termini sociali, ambientali e di governance.