Cultura, comportamento, e competenza finanziaria: a lezione delle 3 “C” da Win the Bank

Il fenomeno del “credit crunch” (restrizione creditizia) è drammaticamente attuale. Al di là delle rassicurazioni che giungono periodicamente dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana) o dalla Banca d’Italia, nei fatti la situazione è molto grave. Da anni, ormai, si assiste a una curva decrescente nella concessione del prestito alle imprese non finanziarie (cioè a quelle del comparto produttivo) e non è affatto vero che il trend sia invertito.

Pmi, per essere bancabili bisogna studiare  

La principale differenza riguarda però la dimensione delle imprese, e non solo la rischiosità. Dal 2010 al 2016 le imprese di piccola dimensione hanno “perso” 31 miliardi di finanziamenti, nonostante negli ultimi 6 anni l’incidenza percentuale delle imprese con meno di 20 dipendenti sul totale delle sofferenze bancarie sia sceso del 6%, passando dal 25,7% al 19,7%. Nei fatti, i dati dicono che sono le piccole e le micro imprese quelle che soffrono maggiormente della situazione di credit crunch, non certo le grandi. Qui necessitano due considerazioni. La prima è che non sto pensando, come faranno certamente taluni, a una spiegazione scandalistica. I casi del Monte dei Paschi di Siena, di Banca Etruria, delle banche venete, solo per citare i più recenti e noti, non spiegano certamente un fenomeno diffuso. La ragione alla quale penso è di tipo cognitivo e culturale. Molto semplicemente, statistiche OCSE dello scorso anno indicavano come di quel credito, solo il 20% arrivasse alla piccola impresa, e quindi per converso ben l’80% fosse destinato, nel nostro Paese, alla grande impresa. La seconda è che le micro, piccole e medie imprese, complessivamente ammontano nel nostro Paese a circa il 99% del totale, e quindi questo documenta un fallimento pressochè totale del sistema. La causa principale, come dicevo, è cognitiva. Mentre la grande impresa ha capitali, risorse e uomini pronti ad accettare la sfida del cambiamento delle regole del mercato bancario, la piccola e micro impresa è stata colta, soprattutto in Italia, impreparata. L’impreparazione avviene a due livelli. Il primo livello è quello dell’imprenditore, il quale deve avere, delle tre “C” necessarie a negoziare sul mercato, le prime due: la Cultura finanziaria e il Comportamento finanziario. La Cultura finanziaria è un requisito fondamentale per la negoziazione bancaria. Il Comportamento finanziario corretto è una competenza fondamentale per mantenere un corretto rapporto con il sistema bancario. A nessun altro può demandare tali conoscenze. Il secondo livello è quello del tecnico, che nella grande impresa è solitamente riservato al CFO, ruolo inesistente nella piccola e micro impresa. In questo caso, la terza C, cioè la Competenza finanziaria, deve essere rinvenuta in un consulente esterno. Trattasi però di competenze specialistiche non comunemente rinvenibili in qualsiasi studio di commercialista. Sapere come si analizza un bilancio in chiave di rating bancario, come si scrive un business plan o un piano industriale, come si valuta finanziariamente un investimento, sono solo alcuni esempi di competenze tecniche altamente specialistiche. Tali competenze sono certamente rinvenibili nelle grandi imprese, le quali, non a caso, accedono al credito bancario, anche in epoca di credit crunch. E le piccole imprese? Questo è lo scenario del nostro Paese, caratterizzato da uno stravolgimento del mercato bancario, che rappresenta il primo e pressochè insostituibile mercato del denaro per una micro e piccola impresa. Di fatto, questo è il tessuto imprenditoriale del nostro attuale sistema economico. Per tali ragioni, servono competenze differenti. Quelle negoziali, cioè commerciali e di corretta gestione aziendale, sono affrontate, per gli imprenditori, nel Corso Win The Bank. Si tratta di un Corso di 3 giorni, nei quali vengono forniti agli imprenditori tutti gli elementi necessari a una gestione aziendale finalizzata a mantenere l’azienda in una soglia di bancabilità, come la comprensione delle determinanti del rating bancario e della Centrale dei Rischi, ma anche gli elementi fondamentali della negoziazione bancaria. Quelle tecniche specialistiche, cioè rivolte a liberi professionisti, sono affrontate invece nel Corso Master Bank. Si tratta di un master di un anno, articolato in dodici giornate, a cadenza mensile, finalizzate a trasferire ai professionisti strumenti operativi in materia di fund raising per i propri clienti.

Per approfondire: www.winthebank.com