Criptovalute cosa sono

Secondo una recente indagine condotta da CNBC, l’83% dei Millennials milionari nel 2021 ha investito in criptovalute, contro appena il 4% degli investitori più maturi e solo un quarto tra quelli appartenenti alla Generazione X. E’ evidente che siamo di fronte a un enorme divario generazionale, che è prima di tutto una questione di attitudine. I Millennials stanno investendo fino al 50% della loro ricchezza in criptovalute e hanno in programma di continuare a farlo nel 2022.

C’è poi un problema di competenze, ancora troppo scarse tra i risparmiatori. La difficoltà di comprendere una materia così tecnica, da un lato genera enormi diffidenze, dall’altro rischia di rendere i più entusiasti vittime di scam, le truffe che si consumano nell’arena crypto. Ma la finanza decentralizzata, o DeFi, è qui per restare e attira i capitali di grandi player tradizionali, da Goldman Sachs a JP Morgan e SoftBank, per citarne solo alcuni.

“Per approcciarsi in modo consapevole al mondo crypto c’è necessità di fare sistema tra professionisti certificati, con un background tradizionale, e voci nuove, spesso provenienti da mondi lontani dalla finanza.” spiega Nicola Palmieri, divulgatore e imprenditore digitale, con oltre 2,5 milioni di follower. “Parliamo di figure con competenze tecniche molto specializzate e difficili da acquisire in poco tempo, spesso mutuate dal gaming, dallo sviluppo software e dal crescente impatto della blockchain in questi ambiti.”

Palmieri ha cofondato insieme a Cosimo Pagliai la piattaforma cripto.club, per favorire nella community di investitori la diffusione di competenze su criptovalute e finanza decentralizzata. Il progetto, partito a dicembre, conta già oltre 5000 membri e ospita aggiornamenti e programmi avanzati di formazione continua, tenuti insieme a un team di analisti finanziari iscritti a OCF, crypto trader, investitori ed esperti di fiscalità.

“La mancanza di competenze rischia di trasformarsi in demonizzazione. In realtà, questo nuovo protocollo ha risvolti straordinari, ma è importante studiarlo a fondo. Tutto quello che passa sulla blockchain è tracciabile, ma dobbiamo essere in grado di comprendere e leggere gli smart contract, come facciamo per qualsiasi altro contratto.”

La strada da fare è ancora molta. Ai risparmiatori spesso mancano le nozioni di base. Nomenclatura, tecnicismi, strumenti, piattaforme, rischi e benefici. Elementi necessari per capire come affidarsi a chi ha competenze reali e certificate, prima di investire in asset crypto.

Finanza decentralizzata, tra nuove tecnologie e Millennials 

La DeFi ha puntato i riflettori sul ruolo sempre più influente di nuove figure – programmatori blockchain, ricercatori, esperti di cybersecurity e non solo. 

 “L’anno scorso, il noto exchange di criptovalute FTX ha reclutato un consulente conosciuto su Twitter come “SolanaLegend” per consigliare i clienti corporate interessati agli NFT.”, racconta Palmieri. “Di crypto si parla molto, ma solo una nicchia ha iniziato a sperimentare realmente questo nuovo paradigma sul campo. E la finanza tradizionale ha un’urgenza verso questo tipo di competenze, nella gran parte dei casi in mano a Millennials e Gen Z.” 

La società di venture capital Paradigm, ad esempio, ha assunto giovanissimi ingegneri e ricercatori provenienti dall’ecosistema crypto, dove operano con pseudonimi. Uno di questi, Transmissions11, frequenta il liceo “nel tempo libero”, come si legge sul sito aziendale nella sua biografia. 

Di fronte a questo scenario in evoluzione, viene da chiedersi cosa potrà spingere l’adozione di massa delle criptovalute e una migliore comprensione dell’impatto della blockchain. Una possibile risposta si trova nell’universo del gaming.

Trading e videogame, verso l’adozione di massa della blockchain

Cosa accomuna la nuova generazione di esperti di trading al mondo dei videogiochi? Non è solo una questione anagrafica. E nemmeno un fattore di “provenienza” – molti crypto-entusiasti arrivano dal settore videoludico, sia come appassionati che come professionisti. 

Il punto è un altro: è qui che si approccia il mondo crypto su larga scala. Il mercato dei videogiochi vale quasi 200 miliardi di dollari e coinvolge quasi 3 miliardi di persone, con un trend in continua crescita. Le possibilità di sviluppo di questo universo grazie a blockchain e NFT sono infinite e sorprendenti. 

“Fino a poco tempo fa, il gaming era un’attività in gran parte centralizzata, con tutti i dati, le risorse e le valute dedicate controllati dalle aziende produttrici. Con l’ingresso della blockchain e la decentralizzazione, la prospettiva cambia”, spiega Palmieri, noto anche come Redez nella community del gaming, sul canale Youtube Quei due sul server

Acquisendo il controllo sui propri dati, infatti, gli utenti possono “trasferire” gli oggetti vinti o acquistati in un gioco – armi, poteri e così via – anche in altre sfide virtuali ed eventualmente rivenderli sui marketplace crypto. Oppure ottenere premi e vantaggi nel mondo reale.

 “Tutto questo può sembrare estremamente inconsistente agli occhi di chi non appartiene a questo ecosistema, ma i numeri del mercato ci ricordano che ci troviamo di fronte a un fenomeno più che concreto. Con il potere di rendere mainstream l’uso di criptovalute e lo scambio di NFT, perché parte delle nuove fondamenta del gaming.”

Non a caso, la già citata FTX, ad esempio, ha deciso di lanciare una nuova piattaforma “crypto as a service” per produttori di videogame, con l’obiettivo di favorire l’adozione di criptovalute e token non fungibili nell’universo videoludico.

I cosiddetti “NFT Play-to Earn” consentono di collezionare e scambiare personaggi, utilizzarli per giocare e, nel frattempo, minare criptovalute o token sfruttando la potenza di calcolo del proprio device. Il valore delle ricompense è direttamente proporzionale alla quantità di ore impiegate nel gioco e i guadagni sono reali. Mediamente possono andare dai 200 ai 1000$ al mese.

Infine, i videogame possono anche avere uno scopo didattico. I trading simulator come Altcoin Fantasy consentono di apprendere le basi del trading di Bitcoin, dando ai giocatori un’idea del mercato e della concorrenza. Se per i trader già esperti costituiscono un canale di svago, per chi si approccia a questo mondo rappresentano una risorsa per confrontarsi con prezzi e situazioni comuni. Anche in questo caso, le ricompense possono essere reali, sulla base del proprio livello crescente di abilità.

Così, dal gioco al trading il passo è breve.

 

Nicola Palmieri, divulgatore su tech, gaming e crypto e imprenditore digitale