Nel mondo delle imprese italiane, dove ogni giorno si combatte tra ambizione e incertezza, ConsultINT & Partners si distingue come un presidio di concretezza e visione. La società nasce dall’unione di realtà professionali bolognesi, evolvendosi nel tempo da studio di consulenza tradizionale a partner strategico delle aziende.

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Oggi si occupa, oltre che di attività tradizionale, anche di crescita, ristrutturazione e continuità aziendale, affiancando imprenditori e manager con un approccio multidisciplinare. L’obiettivo non è mai guardare i numeri per ciò che sono, ma per ciò che annunciano. Mentre molti vedono solo il presente, ConsultINT & Partners legge il futuro possibile, quello da correggere o quello da costruire.

La “crisi silenziosa”, l’ostacolo psicologico nelle PMI

La prima grande verità che emerge dal confronto con i titolari di ConsultINT & Partners è che la crisi d’impresa non arriva mai come un tuono improvviso. Inizia in sordina, si insinua nei flussi finanziari, si mimetizza nei conti economici, spesso mentre chi guida l’azienda continua a pensare “stiamo andando avanti, quindi va tutto bene”.

Molte PMI tendono quindi a minimizzare i primi segnali: lo squilibrio dei conti, piccole tensioni di liquidità, decisioni prese con più intuito che strategia. Eppure, gli indicatori parlano e occorre ascoltarli. “La crisi d’impresa non è un evento improvviso, ma un processo graduale che, se non gestito tempestivamente, può portare all’insolvenza. Il quadro normativo italiano, in particolare il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII), ha introdotto un approccio preventivo, privilegiando il risanamento e la continuità aziendale rispetto alla liquidazione – precisa il Dott. Commercialista e Revisore Legale Federico Pecora, di ConsultINT & Partners – Accademicamente la descrizione è sempre la stessa e recita: la crisi si manifesta attraverso segnali di squilibrio economico, patrimoniale o finanziario. Le cause possono essere sia interne che esterne all’impresa”.

Dunque, la crisi non è fatta di annunci fragorosi, ma di piccole crepe che si ripetono nel tempo. È nello squilibrio economico che si trascina, nella gestione finanziaria improvvisata, nelle decisioni rinviate, nei cambiamenti del mercato sottovalutati.

I segnali subdoli, crisi interne e crisi esterne

Entrando nel merito della crisi d’impresa, ci sono cause interne, figlie di una governance poco attenta, di una struttura organizzativa rigida, di investimenti fatti senza pianificazione, di un sistema di controllo che non controlla più nulla. E poi ci sono cause esterne, le più temibili, perché non bussano alla porta. E tra le due, “Le cause esterne sono sicuramente quelle meno prevedibili e più difficili da fronteggiare – confessa – Non dimentichiamo infatti che ciò comporterebbe che anche gran parte degli stakeholders si troverebbero nella medesima situazione ed eventuali misure potrebbero essere nulle, se non contrastanti”.

Ma per evitare tutto ciò, a cosa bisogna riservare particolare attenzione? “Quelli che un tempo erano gli unici aspetti di riferimento, individuabili come ‘fatturato’ e ‘utile’, assumono ora importanza secondaria (se non in determinati casi, in sede di quelle che possono essere operazioni straordinarie) – suggerisce il Revisore Legale – Il cash flow e la capacità liquidante di un’attività determinano lo stato di salute reale”.

E nonostante sia vero che durante una crisi la questione economica abbia un peso rilevante, ci si interroga su quanto conti la gestione emotiva e psicologica della crisi stessa. “La gestione emotiva o la resistenza da parte dell’imprenditore sono casistiche esistenti soprattutto nelle imprese meno giovani. Sicuramente la consulenza dovrebbe essere associata anche ad un’assistenza, che in taluni casi potrebbe avere un carattere anche invasivo”, conclude.

La crisi è un bivio, non una condanna

Tra le considerazioni più potenti espresse durante l’intervista, c’è quella che ribalta la visione comune della crisi. Troppo spesso la si dipinge come l’ultimo capitolo. Ma può essere il primo di una nuova fase. “Ogni piano di risanamento che si rispetti deve essere anche un piano industriale – afferma il Dott. Pecora – Se ciò che porta al risanamento funziona in un momento critico, può generare sviluppo in un contesto ordinario”. Quando si avvia un’impresa, aggiungono, bisognerebbe sempre pensare a un “piano B”, a una struttura in grado di offrire riparo nei momenti difficili. Una lezione scritta nella storia di chi ce l’ha fatta.

Interrogati sull’insegnamento fondamentale per l’imprenditore in difficoltà, la risposta è univoca: “La volontà. Se c’è la volontà dell’imprenditore, ci sono anche gli strumenti. L’importante è agire presto”. Tra questi strumenti, spicca la Composizione negoziata per la crisi d’impresa, una procedura riservata e stragiudiziale che consente di riaprire il dialogo con i creditori con il supporto di un esperto indipendente. Una via meno invasiva rispetto alle procedure giudiziali, capace in molti casi di evitare la caduta e riprendere la corsa.

Alla fine di questa conversazione, un messaggio resta impresso: la crisi non è una condanna. È un bivio. Ciò che determina la direzione è la capacità di leggerla per tempo, di chiedere supporto e di accettare il cambiamento. ConsultINT & Partners lavora precisamente su questo confine. Siede al fianco dell’imprenditore quando il terreno scricchiola e insieme a lui ridisegna la traiettoria. Perché la continuità aziendale non avviene per caso, ma è una conquista che si rinnova ogni giorno.