Benzina e diesel in calo

Il caro diesel sta cambiando gli equilibri nel mercato energetico europeo. Mentre per automobilisti e imprese il costo dei carburanti aumenta, per alcune società petrolifere e di raffinazione il 2026 si sta trasformando in un anno particolarmente favorevole sul fronte degli utili e delle quotazioni. I titoli petroliferi europei hanno registrato rialzi compresi tra il 40% e quasi il 90% dall’inizio dell’anno. A sostenere il comparto non è soltanto il prezzo del greggio: a fare la differenza sono soprattutto i margini della raffinazione, esplosi con la crescente scarsità di diesel, benzina e carburante per l’aviazione.

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Secondo i dati di mercato analizzati da Euronews, tra le società europee del settore petrolifero e del gas con una capitalizzazione di almeno 10 miliardi di euro, sono dieci i titoli che hanno ottenuto le performance più elevate nel 2026, con dati aggiornati al 23 settembre.

La crisi dei carburanti cambia gli equilibri del settore

Il punto centrale del rally è il forte squilibrio tra domanda e offerta di prodotti raffinati. Il prezzo del diesel europeo è cresciuto molto più rapidamente rispetto al greggio, facendo aumentare il cosiddetto crack spread, ovvero la differenza tra il costo del petrolio utilizzato dalle raffinerie e quello dei prodotti ottenuti dalla lavorazione.

A comprimere l’offerta hanno contribuito diversi fattori geopolitici. Le tensioni legate all’Iran e allo Stretto di Hormuz hanno ridotto i flussi di diesel e carburante per jet provenienti dalle raffinerie del Golfo. Parallelamente, la Russia ha sospeso le esportazioni di diesel durante l’estate dopo gli attacchi con droni alle proprie infrastrutture di raffinazione. Il risultato è stato un mercato dei carburanti particolarmente teso. Secondo OPIS, il differenziale del diesel europeo è quasi raddoppiato rispetto ai circa 46 dollari al barile di novembre 2025.

Anche la BCE ha evidenziato l’impatto dei margini di raffinazione sull’inflazione. Ad agosto l’inflazione energetica dell’area euro è salita al 14,3%, dal 10,3% di luglio. L’istituto ha indicato proprio l’aumento dei margini sui combustibili liquidi tra i fattori alla base dell’accelerazione.

La stessa BCE, nelle sue proiezioni di settembre, ha sottolineato che i margini elevati sulla raffinazione del diesel e, in misura minore, della benzina continueranno a esercitare pressione sull’inflazione energetica nel breve periodo. In questo scenario, le società maggiormente esposte alla raffinazione hanno potuto beneficiare di un forte miglioramento della redditività.

Il colosso francese beneficia della forza della raffinazione

TotalEnergies occupa il decimo posto della graduatoria, con un rialzo del 40,6% dall’inizio dell’anno. Nel secondo trimestre il gruppo francese ha registrato un utile netto rettificato di 6 miliardi di dollari, contro i 3,6 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.

Il cash flow operativo è arrivato a 9,8 miliardi di dollari, mentre il dividendo interinale è stato incrementato del 5,9%, a 0,90 euro per azione. A sostenere i risultati è stato anche il miglioramento della raffinazione europea, con il margine salito a 13,5 dollari al barile dai precedenti 4,7 dollari.

Il prossimo appuntamento con i conti è fissato al 29 ottobre. Le attese degli analisti indicano ricavi per 54,2 miliardi di dollari e un utile per azione rettificato di 3,14 dollari.

Per Eni contano anche dividendi e riacquisti

Eni si trova al nono posto con una crescita del 44,9% nel 2026. Il gruppo italiano ha più che raddoppiato l’utile netto rettificato, arrivato a 2,33 miliardi di euro, mentre il programma di buyback è stato portato a 3,4 miliardi.

L’attività di raffinazione ha però risentito delle difficoltà legate alla situazione nello Stretto di Hormuz, con i volumi fuori dall’Italia diminuiti del 35%. Eni pubblicherà i risultati il 23 ottobre. Le previsioni degli analisti indicano ricavi per 27,6 miliardi di euro e un utile per azione di 0,79 euro.

Produzione e capacità industriale sostengono OMV

Il titolo del gruppo austriaco OMV ha guadagnato il 48,7%, conquistando l’ottava posizione. Nel secondo trimestre la società ha realizzato un risultato operativo netto, depurato dagli effetti delle variazioni delle scorte e dagli elementi straordinari, pari a 1,71 miliardi di euro. A sostenere la performance è stato soprattutto il maggiore contributo della produzione di petrolio e gas.

Le raffinerie europee hanno lavorato al 90% della capacità, contro l’83% di un anno prima. Le misure regolamentari temporanee introdotte soprattutto in Romania e Austria hanno tuttavia limitato parte dei benefici. I risultati trimestrali arriveranno il 29 ottobre. Le stime degli analisti indicano ricavi per 7,7 miliardi di euro e un utile per azione di 2,77 euro.

Dal Brasile alla raffinazione, la crescita arriva su più fronti

Galp ha segnato un rialzo del 49,3%, entrando al settimo posto della graduatoria. La società portoghese ha beneficiato del forte aumento dei margini di raffinazione, quasi triplicati fino a 16,8 dollari al barile. L’utile netto rettificato è così cresciuto del 45%, raggiungendo 540 milioni di euro.

A contribuire alla performance è stata anche la produzione upstream, aumentata del 12% grazie soprattutto al giacimento brasiliano di Bacalhau. Il gruppo presenterà i conti il 26 ottobre. Le stime di mercato indicano ricavi per 6,7 miliardi di euro e un utile per azione di 0,69 euro.

Il gas protegge i conti mentre il titolo accelera

Al sesto posto si trova Romgaz, con un progresso del 53,6%. La società rumena rappresenta un caso differente rispetto ai gruppi maggiormente esposti alla raffinazione. Romgaz è infatti focalizzata sul gas naturale e opera anche in un contesto di prezzi regolamentati.

Nel primo semestre il fatturato è sceso dell’8,6%, a 3,88 miliardi di RON, mentre l’utile netto è aumentato del 3,4%, arrivando a 1,74 miliardi di RON. Nonostante il rally registrato nel corso dell’anno, nell’ultimo mese il titolo ha perso quasi il 23%. I risultati sono attesi il 13 novembre.

Profitti in forte aumento per Orlen

Orlen si è apprezzata del 55,6% nel 2026, conquistando la quinta posizione. La società polacca ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 76,5 miliardi di PLN e un utile netto di 7,68 miliardi di PLN, oltre cinque volte superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A incidere positivamente sono stati anche gli elevati profitti realizzati dalla rete di stazioni di servizio all’estero. La pubblicazione dei prossimi risultati è stata anticipata al 5 novembre. Gli analisti stimano ricavi per 63,4 miliardi di PLN e un utile per azione di 5,52 PLN.

Più barili prodotti e una nuova operazione sul mercato

Vår Energi occupa il quarto posto con un rialzo del 56,2%. Il caso della società norvegese mostra come il rally del comparto non sia legato esclusivamente alla raffinazione. In questo caso, il principale motore della crescita è stato infatti l’aumento della produzione di petrolio e gas.

Nel secondo trimestre la produzione è salita del 31%, a 376.000 barili di petrolio equivalente al giorno. Il gruppo ha inoltre generato 2,1 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo netto e ridotto il debito netto a 3,4 miliardi.

A luglio Vår Energi ha raggiunto un accordo per la fusione con BlueNord. L’operazione punta a creare, secondo quanto dichiarato dalle due società, il maggiore produttore indipendente di petrolio e gas in Europa. I risultati saranno pubblicati il 21 ottobre.

La Norvegia rafforza sicurezza energetica europea

Sul terzo gradino si trova Equinor, che nel 2026 ha guadagnato il 67,9%. Il gruppo norvegese ha registrato nel secondo trimestre un utile operativo rettificato di 11,48 miliardi di dollari, mentre la produzione è aumentata del 3%.

La posizione della Norvegia come principale fornitore europeo di gas attraverso i gasdotti e come importante produttore di greggio ha contribuito a rafforzare l’interesse degli investitori verso Equinor, in un contesto in cui la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è tornata centrale.

Il gruppo presenterà i risultati il 28 ottobre. Le attese indicano ricavi per 33,2 miliardi di dollari e un utile per azione rettificato di 1,36 dollari.

Il diesel diventa un motore per la redditività di Neste

La seconda migliore performance appartiene a Neste, che ha registrato un rialzo del 76,4%. Il gruppo finlandese è tra gli esempi più evidenti dell’impatto dei margini di raffinazione sui conti delle società energetiche. Nel secondo trimestre l’EBITDA comparabile è arrivato a 1,20 miliardi di euro, contro i 341 milioni di un anno prima.

La divisione dei prodotti petroliferi ha più che raddoppiato il proprio contributo, raggiungendo 334 milioni di euro. Neste ha attribuito il miglioramento soprattutto agli eccezionali margini registrati da diesel e carburante per aerei.

L’utile per azione è passato inoltre da una perdita di 0,05 euro a un risultato positivo di 1 euro. Il gruppo opera anche nel diesel rinnovabile e nel carburante sostenibile per l’aviazione, beneficiando quindi sia della tensione sull’offerta dei carburanti tradizionali sia della crescente domanda di alternative. I risultati del terzo trimestre saranno pubblicati il 29 ottobre.

Repsol sfrutta al massimo la corsa dei margini

In cima alla graduatoria c’è Repsol, con un balzo dell’87,2% dall’inizio dell’anno. Il gruppo spagnolo ha beneficiato in modo particolarmente marcato del boom dei margini di raffinazione. Nel primo semestre l’utile netto rettificato è arrivato a 2,71 miliardi di euro. La divisione industriale, che comprende anche la raffinazione, ha contribuito da sola con 1,68 miliardi, contro i 235 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

Il mercato guarda ora ai risultati del 29 ottobre. Le attese degli analisti indicano un utile per azione di 2,06 euro, circa tre volte superiore rispetto agli 0,68 euro dell’anno scorso. Per il 2026 i ricavi sono attesi in crescita di oltre il 31%. Per il prossimo anno, invece, le previsioni indicano una contrazione di quasi il 17%.