Guardate bene la vostra mano. Ora immaginatela digitale, robotica. Ma capace di fare esattamente le stesse cose che fa quella in carne e ossa. Capace di percepire gli oggetti, di analizzarne e stimarne le dimensioni, il peso e la distanza. Toccarli con garbo, perché dotata di un sistema di sensori integrati in grado di raccogliere informazioni sull’oggetto afferrato e sull’ambiente circostante, di elaborarle e di mettere in atto reazioni adeguate a ogni situazione.

Vi sembrerà probabilmente di stare in Silicon Valley, e invece no: benvenuti a Brescia, nel quartier generale di Camozzi Group (in procinto di trasferirsi a Milano, anche se il “cuore” è a Lumezzane, dove l’azienda è nata). Non semplicemente una delle “multinazionali tascabili” dell’industria tecnologica che illustrano l’Italia nel mondo, molto di più. Siete in uno straordinario centro di ricerca che parla da pari a pari con i colossi dell’hi tech europei e americani, da Abb a Sap a Siemens a Microsoft e a molti altri, lavorando fianco a fianco con loro per elaborare soluzioni che non si limitano a valorizzarne i sistemi ma li fanno crescere ed evolvere applicativamente in direzioni sempre nuove.

Siamo nel cuore della quarta rivoluzione industriale, siamo sulla frontiera della discontinuità tecnologica, che serve per poi dare sostanza alla doppia transizione in atto, quella digitale ma anche quella ecologica, che non riuscirà a compiersi senza il supporto dell’altra.

I “prodigi” tecnologici come le pinze robotiche Camozzi – “prodigi”, credetelo, è la parola giusta – sono solo un aspetto, uno dei tanti, dell’eccellenza di quest’azienda, fondata nel ’64, con i fratelli Luigi e Geronimo, da Attilio Camozzi un semplice operaio metalmeccanico (iscritto alla Fiom-Cgil!) che aveva sentito in sé la scintilla dell’autoimprenditorialità e, diciamolo, la spinta della genialità. Con pochi soldi ed un’enorme determinazione si mise in proprio e in pochi anni crebbe nelle dimensioni e della considerazione del sistema industriale, che attorno a lui e a sua volta cresceva vorticosamente. Ed ebbe la visione – oltre che, diciamolo, la buona ventura – di trovarsi accanto un figlio, Lodovico, che oggi non solo ha dimostrato di essere all’altezza di succedergli ma ha saputo rilanciare ed espandere tutto l’impegno del gruppo – sanissimo e profittevole da sempre – nel perseguimento di traguardi sempre più ambiziosi.

Le macchine tessili di Camozzi sono in tutti gli impianti produttivi più avanzati nel mondo. I robot Abb vengono specializzati grazie ai componenti Camozzi, la piattaforma Azure di Microsoft per i sistemi cloud e gestionali integra soluzioni Camozzi e la manifattura “additiva”, insomma le stampanti 3d, ha raggiunto grazie alle ricerche Camozzi nuove frontiere, che ormai puntano all’utilizzo sistematico del computer quantico. Non a caso oggi Camozzi possiede la più grande stampante 3D al mondo per carbonio e compositi, MasterPrint. Che ha recentemente sfornato addirittura lo scafo di una barca da 7 metri di lunghezza.

Il tutto, sia chiaro, senza robotizzarsi a propria volta in modo alientante ma, al contrario, conservando al centro la passione per il coinvolgimento pieno delle risorse umane – alla cui formazione è dedicata un’Academy di prestigio internazionale – ma anche per l’immutata sensibilità verso alcune manifestazioni entusiasmanti del “saper fare” italiano, come quella dell’automotive: lo conferma la partnership, lanciata quest’anno, tra Camozzi Group e Alfa Romeo F1 Team Orlen, il team gestito dalla Sauber Motorsport. Si tratta di una partnership duplice, sia tecnologica che sportiva, fondata sull’impegno delle due società a stabilire collaborazioni e condividere sinergie all’insegna dell’eccellenza. «Camozzi è un gruppo che ama le sfide tecnologiche d’eccellenza e la Formula 1 è il luogo ideale per presentare al mondo un prodotto a contenuto tecnologico», spiegò Lodovico Camozzi presentando l’alleanza, che peraltro rappresenta per l’azienda un ritorno alla Formula 1 dopo le prime esperienze degli Anni Ottanta. «L’idea di diventare partner di Alfa Romeo F1 Team – aggiunse – ci ha conquistato non solo per il loro progetto sportivo, ma anche per il loro approccio all’innovazione e per la strategia che stanno attuando con il mondo delle imprese attraverso Sauber Technologies». In tandem, un altro grande colpo del 2022: la partnership con Seco, per crescere insieme nel mercato dell’Iot.

In questa ricerca incessante dell’innovazione – dove le sfide, e gli esami, non finiscono mai – Camozzi, anche in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, ha firmato alcune realizzazioni eccellenti di livello mondiale. Ad esempio i quattro robot, primi e unici nel loro genere, che contribuiscono alla sicurezza del nuovo ponte di Genova: due scansionano la struttura per rilevare eventuali anomalie e criticità e due lavano pareti anti-vento e pannelli solari. Per non parlare del Giant Magellan Telescope – il più grande telescopio di nuova generazione, in Cile, che seguirà il movimento dei corpi celesti tenendone traccia – per il quale Camozzi Group coopera alla produzione del meccanismo di precisione d’acciaio, da 1.300 tonnellate, che sosterrà la parte ottica e gli specchi. E ancora, con un’incursione preziosa e virtuosa nel medicale, il Ventilatore meccanico Camozzi, per la respirazione assistita, nato su idea di alcuni scienziati dei Laboratori del Gran Sasso dell’Infn.

Visitando gli impianti del gruppo – 25 siti produttivi di 11 aziende con 39 tra filiali e centri di assistenza, 2956 dipendenti e il 3% del fatturato (455 milioni nel 2021) investito in ricerca e sviluppo, ossia il doppio della media italiana, si capisce da dove nasce questa creatività nell’innovazione che costituisce il dna del Gruppo: dalla passione per il sapere. La stessa che ha attratto verso quest’azienda gli 11 istituti universitari, i 6 partner tecnologici, i 4 centri di ricerca e le 3  istituzioni pubbliche che hanno stipulato accordi strategici con l’azienda di Lumezzane. La stessa che si respira esplorando le strutture in cui si articolano le 5 divisioni del gruppo: automation, machine tools, textile machinery, manufacturing, digital.

Prossime sfide? Domanda sbagliata. Quella giusta è: che futuro ci sta preparando la tecnologia di frontiera che nasce ogni giorno nei laboratori Camozzi? «La mia parola chiave per guardare al mondo futuro – ha risposto Lodovico, intervistato recentemente dalla rivista del Manufacturing Leadership Council – può essere ‘umanesimo tecnologico’, cioè un approccio che assicuri agli esseri umani di restare il punto focale di un mondo dove le machine, i dati e gli algoritmi saranno diventati molto ma molto più importanti di oggi».

Chi sa come Camozzi Group considera e tratta le proprie risorse umane sa anche che di questa visione e di quest’obiettivo ci si può fidare.