crediti inesigibili

Sì al discarico automatico dei crediti inesigibili, come richiesto dal governo con la riforma della riscossione, ma con una pausa di riflessione prima di rinunciare a miliardi di euro. È questa la posizione della commissione Finanze del Senato nel parere sul decreto legislativo che riscrive le regole della riscossione nella riforma fiscale. L’obiettivo, secondo il relatore Massimo Garavaglia, è evitare che lo Stato rinunci del tutto ai suoi crediti inesigibili. Una possibile soluzione potrebbe essere la cartolarizzazione di quote di crediti, affidandole a società o soggetti privati specializzati.

La commissione si concentra sia sui carichi sospesi, che pesano per 100 miliardi di euro nel magazzino dell’ex Equitalia, sia sulle cartelle mal pagate per procedure concorsuali in atto, che valgono circa 151 miliardi di euro. L’idea suggerita al governo, come osservazione nel parere della commissione, è quella di cartolarizzare i crediti superiori ai 100 mila euro registrati nel magazzino degli inesigibili sotto queste due voci. Secondo Garavaglia, se si recuperasse solo il 10% con l’aiuto di professionisti, enti, pensionati e autonomi, sarebbe un risultato significativo.

Affidare i crediti inesigibili ai privati

La commissione Finanze del Senato ritiene inoltre necessaria una pausa di riflessione prima di procedere alla cancellazione dei crediti fino a 10 mila euro relativi a multe e tributi locali come Imu e Tari. L’osservazione, a cui i senatori vincolano il loro parere favorevole al decreto del governo, è quella di affidare la gestione dei crediti a soggetti privati iscritti all’apposito albo del Mef, abilitati a svolgere attività di liquidazione e accertamento dei tributi, nonché di riscossione dei tributi e altre entrate delle province e dei comuni.

Le procedure di cartolarizzazione, secondo la commissione, dovrebbero ridurre i crediti che oggi gonfiano il magazzino dell’ex Equitalia, consentendo eventualmente la loro cancellazione. In sostanza, secondo il parere approvato, è fondamentale garantire il diritto di difesa e ridurre il contenzioso sulle cartelle esattoriali. Questa esigenza è stata già evidenziata nella sentenza 190 del 2023 della Corte costituzionale, che ha esortato il legislatore a intervenire. La commissione chiede al governo di assicurare che i contribuenti possano impugnare le cartelle esattoriali.