Superbonus ecobonus

Migliaia di imprese senza liquidità, cantieri fermi e lavoratori a rischio perdita del posto. È il quadro che delinea la presidente Ance Federica Brancaccio nell’eventualità in cui davvero il governo dovesse inserire nel decreto-legge sul Pnrr, atteso oggi in Consiglio dei ministri, una norma che di fatto andrebbe a bloccare la facoltà degli enti pubblici di acquistare i crediti incagliati derivanti dai bonus edilizi che oggi, secondo le stime della stessa Ance, ammonterebbero a circa 15 miliardi.

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Cessione crediti Superbonus, la corsa degli enti locali

Una corsa, quella degli enti, verso l’acquisto dei crediti fiscali nati da lavori di ristrutturazione che, con varie formule, sta prendendo piede in tutta Italia dopo la prima operazione fatta registrare dalla provincia di Treviso che ha annunciato di aver comprato 14,5 milioni di crediti da due banche.

La notizia ha fatto il giro del Paese in poche ore e così lo shopping delle pubbliche amministrazioni al supermercato dei crediti dei bonus edilizi incagliati si è allargato alle regioni Sardegna, Basilicata, Piemonte, al comune e alla provincia di Pesaro, passando per la Liguria dove il governatore Toti ha annunciato un’imminente campagna acquisti. E l’elenco potrebbe allungarsi ulteriormente perché l’escamotage pare essere in discussione in tutte le regioni italiane e tanti comuni.

Eurostat: è indebitamento. E il Governo dice stop

Abbastanza, dunque, da mettere in allarme il governo che – dopo aver intuito come un meccanismo di questo tipo potrebbe finire per pesare sull’indebitamento pubblico complessivo – starebbe valutando se metterci una toppa con una norma da inserire nel decreto Pnrr per vietare agli enti pubblici l’acquisto di crediti incagliati.

Un provvedimento che metterebbe una pietra tombale sulla possibilità che gli enti locali sblocchino la cessione dei crediti, restituendo capienza fiscale alle banche da rimettere a disposizione delle imprese.

La prudenza del governo e del Ministero dell’Economia e delle Finanze in particolare, sembra in linea con Eurostat che, esprimendosi sulla classificazione statistica dei crediti fiscali nei bilanci pubblici in commissione Finanze al Senato, nei giorni scorsi ha parlato di indebitamento e di ammissione in “forme molto limitate” lontane anni luce dai numeri degli acquisti degli enti locali. Questi acquisti, inoltre, secondo quanto riporta Il Sole-24 Ore, «sarebbero in odore di incostituzionalità: contrasterebbero cioè con i principi del pareggio di bilancio e con le competenze legislative attribuite allo Stato».

Sblocco cessione del credito, allarme di Ance

Ma in Ance non la pensano affatto così e hanno preso molto male il possibile agli enti pubblici. I quali, a sentire la presidente Federica Brancaccio «si stanno facendo carico di risolvere un’emergenza sociale ed economica sottovalutata dalle amministrazioni centrali, senza aver individuato ancora una soluzione strutturale».

Parlando del possibile provvedimento del governo, la Brancaccio ha detto senza mezzi termini: «Spero che si tratti di un errore. Non posso credere che il governo pensi di fermare il processo di acquisto dei crediti da parte delle Regioni senza prima aver individuato una soluzione strutturale che eviti il tracollo, è da ottobre che aspettiamo di capire come si pensa di risolvere una situazione che è diventata drammatica: non ci rendiamo conto delle conseguenze devastanti sul piano economico sociale di una decisione del genere».

Per Ance, senza un segnale dal governo per sbloccare lo stallo, c’è il rischio di «una reazione dura da parte di cittadini e imprese disperati». «Abbiamo il dovere di dare risposte e di individuare una soluzione. Come Ance ci siamo già fatti carico insieme ad Abi di individuare un’efficace via d’uscita compatibile anche con la recente pronuncia di Eurostat. Dobbiamo intervenire: non c’è più tempo», ha affermato la Brancaccio.