costruzioni

Il caro materiali continua a mettere sotto pressione le imprese delle costruzioni. Cemento, plastica, bitume, cavi elettrici e altri componenti necessari per i cantieri hanno registrato aumenti che stanno comprimendo i margini delle aziende, mentre i ristori pubblici per compensare i maggiori costi arrivano con ritardi che possono trasformarsi in un problema di liquidità.

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A lanciare l’allarme sono anche i vertici di alcune importanti imprese del settore. Per Edoardo Ronzoni, amministratore unico della brianzola Ronzoni, l’aumento dei costi sta erodendo gli utili fino a rendere più difficile sostenere finanziariamente i lavori in corso. Roberto Davoli, presidente del gruppo modenese Cmb, indica invece in circa 60 milioni di euro il valore degli arretrati ancora da incassare, relativi a richieste maturate dalla fine del 2024 e nel corso del 2025.

Costruzioni, il peso del caro materiali

La difficoltà – si legge su Il Sole 24 Ore – non riguarda singole aziende, ma interessa una parte significativa della filiera delle costruzioni. Secondo l’Ance, tra le somme ancora da riconoscere per il biennio 2024-2025 e quelle stimate per il 2026, il sistema avrebbe bisogno complessivamente di circa 3,8 miliardi di euro per compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese.

Il problema del caro materiali si trascina ormai da diversi anni. L’impennata dei prezzi di energia e materie prime aveva già assunto dimensioni rilevanti dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Ora le nuove tensioni sui mercati energetici, legate anche alla crisi di Hormuz, stanno aggiungendo ulteriore pressione sui costi di produzione. L’Ance ha sottolineato che le imprese attendono ancora circa 2 miliardi di euro di ristori collegati agli aumenti maturati negli anni precedenti, a cui si aggiungono 1,8 miliardi relativi al 2026.

Il problema della liquidità

Per le imprese – riporta Il Sole 24 Ore – il nodo non riguarda soltanto il livello dei prezzi, ma anche i tempi con cui vengono riconosciute le compensazioni. Quando gli aumenti vengono sostenuti direttamente dalle aziende senza un rimborso tempestivo, il maggiore costo finisce per gravare sul capitale circolante e può ridurre la capacità di finanziare nuovi lavori.

È proprio questo il rischio evidenziato dagli operatori del comparto: con margini già compressi e somme ancora da incassare, la continuità dei cantieri può diventare più difficile da garantire.

Il tema dei tempi di pagamento e delle compensazioni è da anni al centro degli interventi pubblici. Nel 2025 il Ministero delle Infrastrutture aveva annunciato oltre 700 milioni di euro di liquidazioni legate al Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche e al caro materiali, con l’obiettivo di consentire alle stazioni appaltanti di saldare quanto dovuto alle imprese.

Costruzioni, servono nuove risorse

La questione torna quindi sul tavolo mentre il settore chiede maggiore certezza sulle risorse. L’Ance ha indicato tra le priorità per la prossima legge di bilancio proprio il completamento dei ristori per il caro materiali e un quadro finanziario più stabile per permettere alle imprese di programmare gli investimenti.

Il rischio, secondo la rappresentanza dei costruttori, è che il protrarsi dei mancati pagamenti finisca per trasferire sulle imprese il costo finanziario degli aumenti, mettendo sotto pressione la liquidità proprio in una fase in cui il settore è chiamato a sostenere nuovi investimenti e la realizzazione delle opere pubbliche.