Il welfare è il pilastro del nostro modello sociale, oltre che un “tratto essenziale della stessa cittadinanza, tuttavia regole e equilibri raggiunti non sono garantiti in astratto e necessitano di continuo adeguamento e rafforzamento rispetto ai cambiamenti della società»: una sintesi alta, da par suo, con la quale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha salutato, con un messaggio, la presentazione del Rapporto 2024 del Think Tank “Welfare, Italia” supportato da Unipol Gruppo con la collaborazione di The European House – Ambrosetti (Teha), e con il sostegno di un comitato scientifico composto da Veronica De Romanis, Giuseppe Curigliano, Giuseppe Guzzetti e Stefano Scarpetta.

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Tanti spunti, moltissimi dati, ma al di là di essi e della discussione sulla nuova manovra del governo, un indiscusso punto di consenso: la prevenzione, che consente di anticipare e ridurre una serie di patologie gravi o gravissime, determinando un effetto positivo sui costi complessivi del Servizio Sanitario Nazionale e liberando risorse da impiegare nei grandi interventi e nelle emergenze. Eppure, solo l’8% della spesa sanitaria pubblica è destinato alla prevenzione.

Infatti, la spesa in welfare in Italia risulta gravemente sbilanciata sulla «gestione del presente» con una quota complessiva sulla spesa totale del 78,9% (6,1 punti percentuali più alto rispetto alla media europea). Di contro, la spesa dedicata alla “costruzione del futuro”, ovvero gli investimenti per le nuove generazioni e – appunto – la prevenzione, pesano solo per il 21,1% sulla spesa totale di welfare (inferiore di 6,1 punti percentuali rispetto alla media europea). L’Italia oggi, in particolare, è chiamata a reclutare tra 250mila e 440mila tra infermieri, medici e docenti – impresa di per sé difficilissima – e un ruolo chiave del processo è costituito dallo sviluppo di adeguate competenze, in primis attraverso il ricorso a modelli di formazione continua.

C’è anche una pesante sintesi finanziaria, nel Rapporto: entro il 2030 saranno necessari 176 miliardi di euro aggiuntivi per garantire la sostenibilità del sistema di welfare italiano. Ma la parte di questo denaro che andrà alla prevenzione, genererà un ritorno sistemico di 14 euro nella filiera socio-assistenziale del Paese. Una filiera – oltretutto – largamente squilibrata tra i territori, con un gap che peggiora: nel 2024 è aumentata la divisione tra Nord, Centro e Sud nella capacità di risposta dei sistemi di welfare regionali: l’amministrazione territoriale con il punteggio più elevato è la P.A. di Trento (79,7 punti), seguita dall’Emilia Romagna (79,5 punti) e dalla P.A. di Bolzano (78,5 punti).

Con la sua ricerca il Think Thank si è posto, per la prima volta in Italia, l’obiettivo di identificare e mappare l’“ecosistema- welfare” del Paese, qualificandone la struttura e i numeri chiave. È stata dunque, in primo luogo, identificata la filiera sottostante a ciascun pilastro del welfare ovvero degli organismi chiave nell’erogazione di servizi e prestazioni legate alla sanità, alle politiche sociali, alla previdenza e all’istruzione. Ampliando la prospettiva in ottica di “filiera allargata”, questi enti si inseriscono all’interno di un sistema sostenuto da una pluralità di attori: enti che regolano (ministeri e amministrazioni centrali e locali); enti che gestiscono ed erogano risorse (rappresentati da istituti assicurativi e bancari, nonché da casse, associazioni e fondi); strutture che erogano servizi (come strutture ospedaliere, case di comunità, istituti educativi e formativi, e agenzie per il lavoro); e professionisti che erogano prestazioni (tra cui i professionisti sanitari, il corpo docente, gli assistenti sociali, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni e delle imprese).

Il passaggio successivo all’identificazione degli enti pubblici e privati appartenenti ai diversi livelli della filiera, è stata l’identificazione delle attività economiche corrispondenti, attraverso l’associazione a ben 97 codici Ateco a 6 cifre, l’analisi della documentazione pubblica relativa ai principali enti e organismi attivi nei settori del welfare e, infine, la qualificazione dei numeri chiave della “filiera allargata” in termini di enti pubblici e privati, risultati economici e occupazionali. Dalle analisi è emerso come la filiera del welfare italiano coinvolge oltre 425mila enti pubblici e privati (profit e no profit) e l’erogazione di queste prestazioni è assicurata dall’apporto di 4,3 milioni di lavoratori, a cui si sommano gli oltre 4,6 milioni di persone che forniscono attività volontaristica nell’ambito del Terzo Settore. Infine, l’impatto generato dalle attività svolte da questi enti e professionisti è quantificabile in 206 miliardi di euro in termini di valore della produzione delle attività legate al welfare.

L’incessante evoluzione tecnologica, accelerata dall’introduzione dell’Intelligenza artificiale, è destinata a determinare inevitabilmente una riconfigurazione dello scenario delle professioni e una carenza di adeguate competenze tra i lavoratori. Alla luce di ciò, gli investimenti in formazione, rappresentano una leva strategica fondamentale per prevenire gli effetti disruptive determinati dall’innovazione tecnologica.

Tre sono le “priorità d’azione” indicate dal Think Tank “Welfare, Italia”.

La prima consiste nell’introdurre una normativa dell’ambito della Long Term Care – collegata ai Fondi pensione – che ne promuova la diffusione come strumento di contrasto alla non autosufficienza e alle dinamiche demografiche del Paese; c’è poi da definire un piano strategico sulla formazione delle competenze del welfare che focalizzi il cambiamento indotto dall’evoluzione tecnologica e digitale; ed è indispensabile creare un punto di accesso unico digitale per i servizi di welfare come obiettivo di digitalizzazione del Paese.

E c’è una sintesi propositiva, nel Rapporto 2024: da cui scaturiscono tre suggerimenti per il governo. Eccoli:

1. Promuovere il contributo della Long-Term Care

La proposta è quella di introdurre una normativa nell’ambito della Long- Term Care, che la renda di tipo mutualistico collegata ai Fondi pensione o anche ai fondi di sanità integrativa attraverso tre elementi specifici: l’introduzione di una polizza di base obbligatoria di Ltc; la previsione di agevolazioni più ampie di quelle attualmente riconosciute ai fini Irpef a chi stipula un contratto di assicurazione Ltc (al momento limitate al 19% dei premi sostenuti nei limiti di 1.291,14 euro annui); e l’introduzione di schemi di incentivazione per le imprese che contribuiscono alla diffusione dello strumento.

2. Lanciare un piano di sviluppo delle competenze del welfare

Il Think Tank “Welfare, Italia” propone di realizzare un Piano strategico di sviluppo delle competenze del welfare, coinvolgendo le istituzioni nazionali e internazionali oltre che i diversi stakeholder provenienti dal mondo delle imprese e della società civile, che focalizzi il cambiamento indotto dall’evoluzione demografica e tecnologica e includa, tra l’altro, l’analisi dei fabbisogni attuali e prospettici delle professioni legate al welfare, anche grazie all’evoluzione demografica e tecnologica e l’identificazione dei percorsi formativi necessari per le nuove competenze. Occorre in particolare, e ad esempio, l’introduzione di specifici schemi di incentivazione, sul modello dei Conti individuali di apprendimento che incentivino l’accesso dei cittadini a programmi di formazione, con particolare riguardo a quelli certificati.

3. Creare un punto di accesso unico digitale per i servizi di welfare come obiettivo di digitalizzazione del Paese.

Un punto di accesso – integrato nell’attuale ecosistema di servizi e piattaforme pubbliche digitali (App IO, It Wallet, ecc.) – che consenta ai cittadini di consultare attivamente tutti i servizi di welfare nell’ambito della formazione, in ambito sanitario, nell’ambito delle politiche sociali (es. richieste di ammortizzatori sociali, sostegno al reddito, ecc.), nell’ambito della previdenza (es. consultazione della posizione previdenziale pubblica, consultazione e modifica della posizione privata.