Così le nuove tecnologie e l'approccio collaborativo cambiano il recruitment

La domanda è sempre d’attualità: il supporto delle nuove tecnologie, e in particolare dell’intelligenza artificiale, nei processi decisionali, può essere un asset su cui puntare o si tratta ancora di un procedimento embrionale? Daniele Bacchi, ceo di R-Everse, racconta a Economy quali siano le possibilità offerte dal connubio tra analogico e digitale e quali i campi di applicazione. Reverse è una società che si occupa di selezione delle risorse umane che utilizza un approccio innovativo in grado di scandagliare il web alla ricerca di profili che possono essere vicini alle esigenze dell’azienda che vuole assumere. Non un processo guidato da algoritmo con la decisione finale in capo a qualche “robot”, ma una scrematura a monte per portare all’attenzione del responsabile delle risorse umane solo i profili più interessanti.

«Abbiamo creato Reverse – ci spiega Bacchi – non per dare vita all’ennesima realtà che si occupa di selezione, ma per puntare sulle molteplici opportunità che il digitale può mettere in campo. Anche perché le grandi aziende hanno un approccio consolidato, difficile da cambiare, mentre c’è un gran numero di imprese di dimensioni medie che possono aver bisogno di una nuova modalità di selezione. Oggi fare selezione sembra più vicino al marketing che ad altro, perché bisogna fare telefonate, scremare, provare… La tecnologia invece può dare una grande mano».

Non solo tecnologia, dunque, perché Reverse ha messo a punto anche quello che viene chiamato un “approccio collaborativo”. Questo significa che se in una prima fase l’intelligenza artificiale, attraverso algoritmi che selezionino i candidati più idonei, aiuta a ridurre i profili potenziali, nella seconda parte è l’uomo a prendere ogni decisione. E lo fa attraverso l’ausilio di professionisti che svolgono la mansione per cui si sta cercando un nuovo collaboratore. Dunque, sarà un esperto di cloud computing, o un analista finanziario, o un consulente a selezionare per l’azienda un esperto profili analoghi al loro.

«Al momento lavorano con noi su mandato circa 500/600 specialisti in tutta Europa – spiega a Economy Bacchi – , la maggior parte dei quali sono italiani. L’ultimo miglio del processo rimane sempre molto umano, ma oggettivizza le scelte che l’azienda può compiere in fase di selezione. Il mix tra digitale e umano è per noi una miscela perfetta per quanto riguarda le risorse umane». Al momento, Reverse è specializzata soprattutto nella selezione di personale qualificato non “C” level. E questo perché «il mercato degli executive – conclude Bacchi – è un gioco che ancora non è stato intaccato dalla digitalizzazione, è molto relazione. Dal nostro punto di vista puntiamo ad aumentare sempre di più la nostra offerta, ad ampliare i livelli e le possibilità di selezione».