«La mafia ormai è globale, per fermarla serve un “armadio digitale” per condividere le informazioni»
Federico Cafiero De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo

Disordine, instabilità, conflitto, ricostruzione. Tutte quelle situazioni che per la finanza si traducono in alta volatilità dei mercati, per il crimine organizzato vogliono dire semplicemente occasioni di speculazione e di affari.

Cafiero De Raho: «Venderanno armi e prodotti che non si trovano sul mercato»

Una regola alla quale non sfugge ovviamente la guerra in corso tra Russia e Ucraina che, peraltro, ha come teatro un’area geografica dove i clan mafiosi italiani – il cui giro d’affari a livello globale, come certificato dall’Eurispes, ammonta attualmente a 130 miliardi di euro – già vantano infiltrazioni pluridecennali. Per il Procuratore nazionale antimafia,Federico Cafiero de Raho è quasi naturale che «le mafie sfrutteranno le difficoltà del mercato e lo stesso andamento della guerra, per acquisire
vantaggi, da un lato sui prodotti, dall’altro sulle armi».

Il numero uno dell’antimafia – che nei suoi quattro anni di mandato non ha mai mancato di sottolineare l’importanza di una cooperazione internazionale tra le magistrature di tutto il mondo per incrociare i dati disponibili sui business delle organizzazioni criminali – ha voluto spiegare la considerazione più nel dettaglio: «Pensiamo – ha fatto osservare – ai prezzi e ai prodotti che possono essere più facilmente trovati o sottratti al mercato per sviluppare la massima speculazione oppure alla possibilità di acquisire armi attraverso percorsi paralleli illegali. La guerra in Ucraina determinerà profili di operatività della criminalità organizzata, che di certo non dovrà rispettare i canali bancari per le proprie liquidità». E in questo un ruolo centrale sarà certamente esercitato dalla ‘ndrangheta calabrese, l’organizzazione che oggi dispone di maggiore liquidità grazie alla leadership ormai consolidata nel traffico di stupefacenti.

Perchè la guerra porterà +15% di fatturato alle cosche 

Ma quanto potrebbe portare nella casse del crimine organizzato il conflitto russo-ucraino? Chi sta cercando di fare calcoli è l’agenzia del massmediologo Klaus Davi che sta realizzando una inchiesta sui fatturati di guerra nei territori controllati dai clan mafiosi più potenti. E i numeri sono inquietanti: secondo una prima stima, nei prossimi 5 anni solo la ‘ndrangheta guadagnerà un +15% grazie al traffico di armi che l’Europol valuta attualmente attorno al miliardo di euro e al quale si aggiungerà nei prossimi anni un ulteriore miliardo di economia indotta generata dall’esplosione del business con un +50% del fatturato. Per quanto attiene al traffico di droga, l’attuale momento storico potrebbe fruttare alle ‘ndrine calabresi più di 2 miliardi di euro pari a un +12% del fatturato specifico.

Secondo l’analisi, la ricostruzione e il caos politico che ne deriverà, faciliterà enormemente l’economia illegale data la mancanza di dialogo internazionale tra gli inquirenti, come denunciato da Cafiero de Raho e anche dai magistrati Nicola Gratteri e Giuseppe Lombardo. Anche se non esistono stime ufficiali proprio per quell’assenza di collaborazione tra gli stati interessati denunciata dai giudici, in edilizia si stima un +7% pari a poco meno di un miliardo. La ‘ndrangheta guadagnerà anche grazie agli investimenti finanziari “legali” con un +5% di introiti stimabili attorno ai 2 % miliardi di euro. Ma la novità è l’opportunità di business che il comparto dell’energia, del gas, degli oleodotti metterà su un piatto d’argento alle mafie per un volume che potrebbe essere sui 2 miliardi.

Come la ‘ndrangheta calabrese si è insediata nell’Europa Orientale

Dopo il conflitto, ci sarà la ricostruzione. E probabilmente, sarà una fase ancora più ghiotta per gli appetiti delle cosche nelle aree di guerra, sia in quelle che rimarranno sotto l’influenza ucraina che sotto quella russa. I clan calabresi, così come la camorra, sono insediati da decenni in quelle zone e di certo non si faranno sfuggire l’occasione per allungare le mani su appalti e servizi post-bellici. Edilizia e ristorazione i due settori che potrebbero essere maggiormente nel mirino, dal momento che nel mondo del food la cosca dei Piromalli di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, ha già investito da tempo mentre la famiglia Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia) risulta particolarmente attiva nel traffico di droga. Presenza, quella delle ‘ndrine calabresi, nell’Europa Orientale che è stata dimostrata ampiamente dalle indagini delle Procure.

«Le cosche Nirta-Strangio di San Luca, le famiglie Pesce-Bellocco di Rosarno, i clan della Ionica e di Reggio Calabria – ha rilevato Klaus Davi, commentando l’inchiesta che sta portando avanti – sono le più forti nelle relazioni con le mafie orientali essendosi insediate della ex DDR fin dagli anni ‘90. Le mafie sono tradizionalmente alleate con le mafie balcaniche e dell’est come dimostrano diverse indagini e la piattaforma di questi collegamenti è Milano dove diverse indagini hanno dimostrato i contatti fra i De Stefano di Reggio Calabria e la mafia balcanica».

Davi ha ricordato come lo stesso Gratteri di recente ha ammonito che «grazie alla guerra la compravendita di armi le mafie si garantirannol’approvvigionamento di armi e le rivenderanno a prezzi discount guadagnando cifre notevoli perché le mafie italiane non hanno problemi ad attingere a questi mercati».