La “tempesta perfetta” che si è abbattuta sull’economia internazionale potrebbe determinare un punto di svolta nell’approccio strategico del Governo per la ripartenza dell’economia nazionale: produzione di qualità, indipendenza energetica, sostenibilità, sicurezza dei dati e degli approvvigionamenti delle risorse, devono tuttavia imporsi come nuovi diktat imprescindibili.  Il rischio maggiore di questa tempesta perfetta – come l’ha definita Giovanni Baroni, vicepresidente di Confindustria – è proprio la concretezza di un potenziale “stop definitivo”, specie per le piccole imprese. A differenza delle grandi, le Pmi (piccole e medie imprese) sono più fragili e, di conseguenza, «molto preoccupate ed in grande attesa di provvedimenti congiunturali, ma anche strutturali da parte del Governo che mitighino gli effetti della crisi», ha detto Baroni.

Affrontare i variegati fattori che hanno contribuito alla situazione congiunturale, a partire dalla recrudescenza del Covid-19 e passando per la crisi energetica, dei chip e delle materie prime – da ultimo aggravate dal conflitto in Ucraina – richiede costanza di intervento e monitoraggio adeguato dei feedback. Il  principale strumento a nostra disposizione? Il Pnrr. Alias Piano nazionale di ripresa e resilienza, con il suo set di riforme “sburocratizzanti” e missioni e componenti booster, promette di traghettarci per aspera ad astra fuori da questa tempesta, a condizione che se ne faccia buon uso.

Rispetto dell’ambiente, riduzione dell’impatto energetico, valorizzazione di linee produttive biologiche e sostenibili e la creazione di sistemi circolari sono gli obiettivi prevalenti delle misure di supporto e finanziamento per gli operatori del comparto agricolo e agroindustriale: settore quanto mai in crescita e tra i più strategici nel tessuto economico nazionale, specie per effetto delle sanzioni, che aprono nuovi mercati potenziali alle aziende italiane.  «L’agroalimentare è una filiera industriale strategica del nostro Paese che il Mise sostiene agevolando gli investimenti in tecnologie innovative con l’obiettivo di favorirne la crescita e la competitività su mercati», ha dichiarato il ministro Giorgetti. «Si tratta – ha aggiunto il ministro, in occasione della firma degli accordi di sviluppo per Riso Scotti e Ponti, due aziende storiche del comparto a livello nazionale – di uno dei settori per cui sono in atto importanti cambiamenti nei processi produttivi e su cui rivolgiamo attenzione anche per l’impatto che i costi legati alle materie prime hanno sull’intera filiera».

Liquidità facile e veloce

A partire dal 16 marzo 2022, il Medio Credito Centrale ha aperto l’accesso diretto al Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese operanti nel settore agricolo. Tale misura riveste una fondamentale opportunità strutturale per il settore primario, iniettando liquidità in modo rapido e a condizioni agevoli e meno onerose per le aziende.

Sostegno a fondo perduto: dal Decreto Giorgetti al Decreto Patuanelli

Con il “Decreto Giorgetti” ha aperto – a partire dall’11 aprile – lo sportello per la presentazione di progetti nell’ambito delle Filiere industriali del Mise. Attraverso lo strumento dei Contratti di Sviluppo, la missione 5.2 del Pnrr “Competitività e resilienza delle filiere produttive” sostiene investimenti per programmi finalizzati al supporto della competitività del sistema produttivo nazionale.

La filiera agroindustriale è tra le sei filiere strategiche ed innovative individuate dal decreto: l’importo minimo previsto per singolo progetto è di 7,5 milioni di euro, con premialità per soggetti interessati ad attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli nelle aree interne del Paese o che prevedano il recupero di strutture dismesse. I progetti devono prevedere investimenti volti alla creazione di nuove unità produttive, all’ampliamento della capacità di un’unità produttiva esistente, alla riconversione, ristrutturazione o acquisizione della stessa.

La misura consente a imprese di qualsiasi dimensione, in maniera differenziata a seconda dell’area geografica di appartenenza, di ottenere un aiuto nella misura del 75% come contributo diretto alla spesa e finanziamento agevolato, da restituire in 10 anni. Le spese sostenibili al fine della realizzazione di tali investimenti riguardano il suolo aziendale e sue sistemazioni, opere murarie, realizzazione di infrastrutture specifiche, l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature ed infine l’acquisizione di brevetti, licenze e programmi informatici. La misura è peraltro cumulabile con il Piano Transizione 4.0 e, pertanto, anche con la rendicontazione dei crediti di imposta per investimenti in beni strumentali 4.0 e non.

Aprirà dall’11 maggio invece lo sportello per la presentazione di accordi per l’innovazione con il Mise, aperto alle aziende agroindustriali – ma anche alle aziende agricole, seppur con qualche limitazione – che investano almeno 5 milioni di euro in attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi innovativi nel settore. Il fondo perduto, variabile in relazione alla dimensione, partenariato ed in considerazione delle attività svolte fino ad un massimo del 60%, può essere potenziato dal finanziamento a tasso agevolato, per un ulteriore 20% della spesa. La misura è cumulabile con altri incentivi, inclusi i crediti di imposta. Cumulabile con le misure del Piano Transizione 4.0 anche il “Contratto di Filiera”, nuova edizione delle Filiere Mipaaf, firmata dal Ministro Patuanelli, ma ancora in attesa di provvedimento attuativo. Il contratto di filiera (tra il Ministero delle Politiche agricole e i soggetti beneficiari) si fonda su un accordo sottoscritto tra i diversi soggetti della filiera agroalimentare e/o agroenergetica, operanti in un ambito territoriale multiregionale. Con programmi di spesa da un minimo di 4 fino ad un massimo di 50 milioni di euro, prevedono tuttavia analogamente ai contratti di sviluppo per le filiere produttive, l’intervento da parte dei proponenti con mezzi propri nella misura del 25%: l’aiuto del 75%, anch’esso diversamente ripartito tra finanziamento agevolato e fondo perduto, è rivolto quasi esclusivamente ad aziende del comparto agricolo.

Parchi agrisolari: obiettivo

indipendenza energetica

È dello scorso 25 marzo il decreto del Ministro Patuanelli, decisivo per la definizione della misura che agevola l’indipendenza energetica delle aziende agricole e agroindustriali. Obiettivo principale è quello di sostenere gli investimenti finalizzati alla realizzazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale; supportare le spese di riqualificazione ed ammodernamento delle strutture per mezzo, ove presente, della rimozione di eternit ed amianto dai tetti; miglioramento delle infrastrutture agricole, in termini di adeguamento dei processi e delle strutture destinate ai processi produttivi. Con uno stanziamento totale di 1,5 miliardi di euro, “Parco Agrisolare” è un fondo a disposizione di imprenditori agricoli, in forma individuale o societaria, imprese agroindustriali e cooperative agricole volto principalmente ad ottenere una generale riduzione dei costi dell’energia, impattando le emissioni inquinanti generate dal settore agroindustriale, attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili, in particolare del fotovoltaico. Gran parte del budget totale, per un importo di circa 1,2 miliardi  di euro, è destinata ad investimenti in attivi materiali ed immateriali nelle aziende agricole, specie del Sud; un budget di 300 milioni complessivi è invece destinato al comparto agroindustriale (il provvedimento attuativo di prossima emanazione definirà i codici Ateco agevolabili). Tra le principali opportunità previste dal “Parco Agrisolare” vi è la possibilità di cumulo con altri aiuti di Stato, compresi quelli in de minimis, e con qualsiasi altra misura di sostegno finanziata con risorse pubbliche. Si è in attesa del bando definitivo, che sarà pubblicato entro il 30 giugno 2022, con buona pace dell’autorizzazione della Commissione Europea.