Nino Lo Bianco, fondatore di Bip Consulting

«Ci sono due tipi di aziende, sul mercato», dice Nino Lo Bianco, e tu capisci che questo old-boy della consulenza strategica sa di cosa parla meglio di tanti altri. «Ci sono le aziende che si stanno trasformando, perché la digital transformation coinvolge tutti: dalla produzione della carta igienica all’avionica. Anche produrre carta igienica dall’approvvigionamento alla programmazione, alle macchine, alla logistica è impattato dal digitale se vuole migliorare la performance. Fai le stesse cose di prima ma in un modo diverso e più efficiente, ricavando margini migliori. Il digitale ti cambia il modo con cui approcci i problemi di sempre perché ti dà  strumentazioni nuove. Poi ci sono invece le imprese totalmente nuove, native digitali. Grandi e piccole. Perché anche la più piccola start-up può sviluppare iniziative di grandissima portata e rispondere a nuovi bisogni. Senza digitale non esisterebbero queste nuove iniziative».

Benvenuti nel pensatoio del fondatore di Bip Consulting (nata come Business integration partners), la società di consulenza più amata dal private equity, nonché la più grande e globale di quelle a Dna italiano. Uffici nuovissimi a Milano, in piazza del Liberty, che affacciano sulla fontana di vetro della Apple, gemella di quella della Fifth Avenue. Lo Bianco ha appena completato il passaggio del controllo delle società da Apax a Cvc, e ha aperto un capitolo nuovo di una storia aziendale di successo. All’insegna della digitalizzazione spiegata a chi ha bisogno di capirla, prima di farla, e poi di guida sicura nel farla.

Lo Bianco, ma cosa cambia nella dimensione psicologica del business, con l’era digitale? Siamo tutti un po’ storditi dagli eventi, come leggerli?

Cambia sostanzialmente il tempo di reazione all’innovazione, è sempre più breve il tempo che passa tra la concezione di un nuovo assetto e la sua realizzazione. I moloch del web sono aziende giovanissime, per far crescere – assai meno – le imprese tradizionali servivano decenni. Il digitale però chiede capitali subito, e non pochi. Per fare sul serio non si può procedere per gradi.  Devi arrivare subito al dunque. E se qualcosa va, cresce a dismisura. Se ti soffermi a dire: cominciamo, poi vediamo, perdi il treno.

Ma con la fretta non si rischia di sbagliare?

Quando fai qualcosa di buono, l’imitazione è immediata, la reazione degli altri è immediata, non c’è più la barriera della proprietà intellettuale, hai scarsissime protezioni. La lingua, talvolta la distribuzione, poi basta. Quindi: la dimensione del rischio è accresciuta, i tempi sono ridotti. E ci sono capitali incredibili come mai l’umanità li ha avuti. È anche difficile far emergere una buona idea o una buona opportunità perché c’è una straordinaria proliferazione dell’offerta, ci sono capitali di rischio a disposizione. Onestamente, più all’estero che in Italia. All’estero, quando fai un financial event per presentare un progetto, rischi che ti offrano più denaro di quanti ne servano.

È cambiato il mondo.

Radicalmente. Significa che se hai una buona idea devi farla scalare subito e portarla in America e Asia. Non è cambiato solo il modo di lavorare e gli strumenti per farlo, ma proprio l’approccio imprenditivo. Anche per questo la generazione matura fa fatica a battersi contro i trentenni che hanno un’apertura mentale verso questo tipo di realtà diversa e più…sportiva di quella che loro si portano appresso. E non c’è partita con i ventenni che infatti arrivano prestissimo al successo imprenditoriale, i soldi li trovano con facilità, e passare da qualche milione a qualche centinaia di milioni è molto più facile.

E Nino Lo Bianco, con l’iniziativa di Gross Club Capital, è entrato nel gioco dell’accelerazione della crescita delle Pmi eccellenti…

Sì, sicuri di una propensione al rischio di gran lunga superiore ai precedenti standard, perch… la carota del ritorno sull’investimento possibile è straordinariamente attraente! Una volta, se non fondavi il tuo business plan su dati storici proiettabili sul tuo futuro ebit non ti muovevi. Adesso è tutto diverso.

Guarda investimenti tipo quelli che propone Kkr: offerta totalitaria su Tim. Ok, e Bip come nuota in questo nuovo mare?

Direi che è la nostra acqua ideale. Cerchiamo di mostrare ai clienti tutto l’arco del potenziale andando oltre il cloud, gli erp, la cybersecurity eccetera. Concentrandoci sull’uso dei dati, un potenziale incredibile. E stiamo cercando di abituare le strutture, soprattutto quelle grandi, a simulare i risultati delle decisioni con un rischio molto più basso.

Non negherà che le incertezze restano tante, però!

Di due tipi sì: quello macroeconomico e quello tecnologica. In compenso il rischio determinato dall’incertezza manageriale è diminuito, perché il tasso di simulazione è molto migliorato. Quindi l’incertezza operativa totale è più bassa.

Viviamo in un paradosso: il mondo è più ambiguo, dall’ecologia alla geopolitica alle pandemie alle migrazioni, ma c’è la possibilità di avere gradi di certezza altissimi. Non avevo mai visto nella mia vita professionale e imprenditoriale una situazione come quella di oggi, facilmente diagnosticabile e prevedibile e in qualche modo governabile attraverso strumenti di previsione e simulazione dei risultati dalla qualità e profondità che esiste oggi. Certo, bisogna saperli sviluppare e governare, ma oggi hai strumenti che 40 anni fa ci saremmo sognati.

Quando 40 anni fa andavo a Ivrea per usare l’Elea 9300, allora il più potente computer al mondo – che la Nasa ci invidiava – ci volevano 3 mesi per arrivare a soluzioni con probabilità dell’80% e poche variabili. Adesso in 3 nottate, con 2 assistenti neolaureati e dei computer desktop – e non lunghi 15 metri – facciamo simulazioni su 180 variabili e otteniamo probabilità al 95% su situazioni estremamente più complesse di quelle di allora. La strumentazione, oggi – se la sai utilizzare – è incredibilmente efficace, e allora il rischio lo vivi con un animo più sereno, senza il riflesso di incrociare le dita… In azienda si vive molto meglio.

Torniamo a Gross Club Capital…

Abbiamo creato un club di soci-amici per superare l’impostazione classica del fondo di private equity dove metti dei soldi e aspetti 7 anni prima di sapere se e quanto hai guadagnato. I fondatori hanno il 60% del capitale, facciamo scouting di opportunità e una ventina di altri investitori mettono ciascuno un 2%, per un totale di 500 mila euro, puro budget di funzionamento…

Personaggi del calibro di Fulvi Conti, Federico Ghizzoni, Giuseppe Vita…con disponbilità ma soprattutto credibilità. Quando Gcc identifica un dossier – oggi ne abbiamo 4 sotto esame ma 2 li abbiamo già fatti  – il dossier viene messo in discussione con i 20 partner e  ognuno è libero di dire: ci sono o no, voglio più del 2% o passo. Io e Luigi Pugliese ci siamo impegnati a coprire almeno 60% dell’impegno.

Quali sono i due deal già chiusi?

Uno si chiama Mia Platform, è un layer che ti permette di elaborare qualunque tipo di richiesta informativa basandoti sulle legacy che hai già. È un Erp virtuale.

Esempio: la compagnia di assicurazioni X ha Nino Lo Bianco come cliente vita, auto, danni. Se vuole sapere se Lo Bianco è un cliente su cui si guadagna o si perde, scopre che i tre silos non si parlano. Per risolvere il problema gli si presentano tanti grandi fornitori con proposte altisonanti. Mia Platform ti dice che per saperlo gli bastano due mesi anziché 12 e 150 mila euro anziché 2 milioni.

Perché? Perché sa gestire i dati. Ad esempio Mia ha vinto la gara di Trenord sulla mobilità regionale. La gara dava tempi lunghi e offriva molti soldi, abbiamo vinto con tempi brevi e modiche pretese, e 400 mila lombardi usano già la piattaforma sviluppata da Mia. È un’azienda eccezionale che adesso porteremo in America, ha oltre 100 addetti, ed è anche Best Place to Work… .

E l’altra?

Si chiama Arturai, è nata in Portogallo ma lavora anche in Italia, Spagna e Germania. Fa servizi di salvaguardia per Acamai, numero uno al mondo nella cybersecurity. Acamai ha sviluppato un sistema di sicurezza che ha ribaltato il paradigna. Di solito, si difendono i server con le firewall. Acamai ha sviluppato invece un network di oltre 330 mila server organizzato con una rete di gangli che bloccano il malware in partenza. Lavoriamo in appoggio sui clienti Acamai che sono tantissimi e in fortissima crescita e noi diamo il servizio di sviluppo e assistenza delle prestazioni…

Chissà quanto lavoro per trovare pepite del genere.

Le cerchiamo con almeno tre bilanci in crescita del 30% all’anno e con almeno il 30% di ebit, e la cassa positiva. Nonostante target così elevati, abbiamo estratto circa 1700 aziende di potenziale interesse in Italia.