capitalismo

Il capitalismo è stato al centro della riflessione di numerosi filosofi ed economisti, da Adam Smith a Karl Marx, da Max Weber a Milton Friedman, passando per John Maynard Keynes e molti altri. In politica quando si parla di capitalismo ci si riferisce agli ordinamenti statuali per i quali il capitale è al centro della tutela costituzionale, dove per capitale si intendono il reddito e la proprietà. Quando si parla di capitalismo in economia, invece, al termine vengono date diverse accezioni che dipendono anche dal fatto che il capitale è oggetto di varie classificazioni. Vediamo allora nel corso della storia come si è evoluto il concetto di capitalismo e quale significato gli è stato attribuito.

Definizione di capitalismo, quando e dove nasce

Come spiegano gli economisti Sarwat Jahan e Ahmed Saber Mahmud della ​​Johns Hopkins University, “il capitalismo è spesso pensato come un sistema economico in cui gli attori privati ​​possiedono e controllano la proprietà in accordo con i loro interessi, e chiedono e offrono prezzi fissati liberamente nei mercati in un modo che può servire i migliori interessi della società. La caratteristica essenziale del capitalismo è lo scopo di realizzare un profitto“.

Se ci si chiede quando e dove nasce il capitalismo si può trovare solo una risposta approssimativa: nel tardo Medioevo, quando si intensificarono gli scambi, in particolare tra il XV e il XVI secolo, quando, cioè, iniziò a decollare il grande commercio mondiale, soprattutto grazie alle scoperte geografiche. In quel periodo i nuovi ceti imprenditoriali borghesi acquisirono sempre un’importanza sempre maggiore e furono decisivi anche nella formazione dello Stato moderno.

Il momento in cui il termine “capitalismo” ha cominciato a circolare è però di molto successivo: risale alla seconda metà del XIX secolo, negli ambienti del socialismo utopistico, che usavano questa parola con una accezione negativa, per indicare il sistema economico nel quale i lavoratori sono esclusi dalla proprietà del capitale. È stato poi importante il contributo di Karl Marx che ha dato una definizione del “modo di produzione capitalistico”, intendendolo come un sistema di relazioni sociali e un’organizzazione del processo produttivo che si basano sullo sfruttamento della forza-lavoro salariata.

Quali sono i principi del capitalismo

Prima di vedere quali sono i diversi tipi di capitalismo individuati dagli economisti bisogna ricordare quali sono i principi del capitalismo e cioè:

  • la proprietà privata, che consente alle persone di possedere beni materiali, come terreni e case, e beni immateriali, come azioni e obbligazioni;
  • l’interesse personale, attraverso il quale le persone agiscono perseguendo il proprio bene, senza tener conto della pressione sociopolitica;
  • la concorrenza, che, attraverso la libertà delle imprese di entrare e uscire dai mercati, massimizza il benessere sociale, cioè il benessere congiunto di produttori e consumatori;
  • un meccanismo di mercato che determina i prezzi in maniera decentralizzata attraverso le interazioni tra acquirenti e venditori;
  • la libertà di scelta rispetto a consumo, produzione e investimento: i clienti insoddisfatti possono acquistare prodotti diversi, gli investitori possono intraprendere iniziative più redditizie, i lavoratori possono lasciare il lavoro per una paga migliore;
  • il ruolo limitato del governo, per proteggere i diritti dei privati ​​cittadini e mantenere un ambiente ordinato che faciliti il ​​corretto funzionamento dei mercati.

Che cosa si intende per capitalismo finanziario, di Stato o industriale

I principali tipi di capitalismo in cui ci si è imbattuti nel corso della storia sono:

  • il capitalismo industriale, quello orientato alla produzione dell’industria;
  • il capitalismo di Stato, che è quello in cui il governo decide quali settori cresceranno. È inizialmente motivato dal desiderio di favorire la crescita, ma presenta insidie come investimenti eccessivi, scelta di settori sbagliati, rischio di corruzione e difficoltà a sospendere il sostegno quando non è più necessario;
  • il capitalismo finanziario, che vede la concentrazione di potere e risorse nelle mani di pochi imprenditori, coloro che sono in possesso delle imprese industriali più importanti, mentre il capitale bancario è controllato da un numero ristretto di grandi banche. Il capitale industriale, commerciale e bancario sono così tutti sotto il controllo dell’alta finanza (le principali industrie e le banche), e questo provoca una riduzione della libertà di concorrenza.