Che cosa raccontano i giovani quando viene chiesto loro di immaginare il futuro? È da questa domanda che muove il percorso di 100 Copertine di Futuro, il contest lanciato da Economy e rivolto a giovani creativi under 30 in occasione del traguardo della centesima copertina del magazine, per raccogliere, attraverso il linguaggio della copertina editoriale, le visioni che le nuove generazioni hanno del lavoro, dell’economia e del futuro della società.

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Dopo aver ascoltato il punto di vista del Politecnico di Milano, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e dello Ied, il Diario di Bordo del progetto fa tappa alla Scuola del fumetto di Milano, una realtà che dal 1979 forma illustratori, fumettisti e professionisti delle arti visive e narrative.

Qui che il progetto si arricchisce di una prospettiva diversa, favorita dall’abitudine di chi lavora con il fumetto e l’illustrazione a costruire mondi possibili. Ma di quale materia sono fatti questi mondi possibili? Non di una sola certamente, perché sarebbe sbagliato pensare che esista un unico immaginario generazionale e, come osserva Flavio Ferron, Direttore didattico della Scuola, qui le narrazioni cambiano continuamente, influenzate dall’età degli studenti e dalle esperienze personali di ciascuno.

Eppure, sotto questa apparente varietà, emergono temi comuni che ci portano a pensare che più che sul futuro dell’economia, gli studenti sembrano interrogarsi sul futuro delle persone. Temi come l’identità, le relazioni tra le persone, la solitudine, la salute mentale, il bisogno di essere compresi vengono fuori sempre più spesso nei lavori  realizzati dagli studenti. Lo raccontano anche i docenti Yuri Cagnardi e Stefano Bosi Fioravanti, che individuano proprio nell’identità personale e nei rapporti umani gli argomenti più ricorrenti, insieme a una crescente sensibilità verso le questioni ambientali.

Una lettura condivisa anche da Alessandro “Kapa” Costa, docente di fumetto e illustrazione, che negli ultimi vent’anni ha osservato un cambiamento profondo nelle nuove generazioni nel modo in cui raccontano il mondo che li circonda . Oggi, emergono con forza temi com inclusione, disagi relazionali e identità di genere. Anche quando gli studenti scelgono linguaggi apparentemente lontani dalla realtà come il fantasy e la fantascienza, finiscono spesso per raccontare il senso di inadeguatezza e la continua tensione verso la ricerca di un posto nel mondo.

È indubbiamente una prospettiva che colpisce.

Il contest di Economy chiede ai giovani di immaginare e rappresentare il futuro dell’economia ma le storie che esprimono nei loro progetti convergono tutte in una domanda: che spazio avranno le persone nella società del futuro? Anche il tema del lavoro sembra si collochi in un ambito dominato da incertezze più che da reali visioni e aspettative.

Secondo Ferron, molti ragazzi guardano al futuro professionale con timore e si interrogano sulle prospettive offerte proprio dal settore dell’editoria e delle arti visive. La risposta della scuola è allora di ampliare gli orizzonti: fumetto, illustrazione, animazione, videogame e molte altre applicazioni del disegno rappresentano oggi un ecosistema professionale molto più articolato rispetto al passato in grado di offrire nuove opportunità.

Una prospettiva condivisa anche dalla docente Diletta Sartorio, secondo la quale proprio questi ambiti rappresentano per molti studenti lo spazio ideale per sperimentare linguaggi e nuove espressioni oltre che per immaginare mondi alternativi.

In questo scenario assume un valore particolare proprio il linguaggio del fumetto.

In un tempo dominato da video brevi, social network e contenuti sempre più rapidi, potrebbe sembrare un linguaggio destinato a perdere centralità.

Per Flavio Ferron, invece, l’incontro tra testo e immagine continua a possedere una forza narrativa unica, capace di condensare significati in modo molto più forte ed efficace rispetto ad altri linguaggi.

Diletta Sartorio richiama inoltre il gesto manuale, elemento che rende il disegno e la narrazione visiva ancora profondamente umani in un tempo dominato dalla tecnologia.

Sulla stessa linea Alessandro Costa, che spiega come cresca tra molti giovani il desiderio di tornare alle tecniche tradizionali, al disegno, alla pittura, al gesto artigianale. Non come rifiuto della tecnologia, ma come valorizzazione di ciò che rende davvero umano il processo creativo. Gli strumenti cambiano, non la necessità di raccontare storie, costruire immaginari e dare forma visiva alle emozioni.

Esiste tuttavia in questo equilibrio tra innovazione e creatività anche una sfida educativa. Come osservano i docenti Cagnardi e Bosi Fioravanti, i ragazzi sono continuamente esposti a contenuti che scorrono troppo velocemente per essere davvero assimilati con profondità. Prima ancora di insegnare a produrre immagini, è importante oggi educare a leggerle per comprenderle e poterle attraversare con maggiore consapevolezza.

Le copertine che nasceranno nei laboratori della Scuola del Fumetto di Milano probabilmente non racconteranno immediatamente e soltanto il futuro dell’economia o del lavoro così come sentito dagli studenti.

Parleranno di identità, di relazioni, di fragilità.

Racconteranno soprattutto il bisogno di una generazione di trovare un equilibrio tra lavoro, carriera e benessere personale, tra tecnologia e creatività, tra innovazione e umanità.

Insomma, una società nella quale sia possibile trovare il proprio posto nel mondo.