pubblica amministrazione

Negli Stati Uniti il dibattito sulle stablecoin ha preso una direzione cruciale con l’approvazione del cosiddetto Genius Act, che apre la strada all’emissione di monete digitali private ancorate al dollaro. Una prospettiva che preoccupa Corrado Passera, fondatore di Illimity, già ceo di Intesa Sanpaolo e ministro nel governo Monti, intervistato da La Stampa.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

“Il Genius Act apre la porta a una sorta di free banking, cioè la possibilità che operatori non bancari raccolgano depositi ed emettano, di fatto, moneta” ha spiegato Passera. “La storia dimostra che tutte le esperienze di questo tipo, dagli Stati Uniti a metà Ottocento all’Italia post-unitaria fino alla Svizzera, sono finite male. Sempre. Alla fine si è dovuto tornare indietro perché i fallimenti e le frodi erano inevitabili”.

L’ex ministro evidenzia che i controlli previsti dalla normativa americana sono “molto limitati”, con regole più stringenti soltanto oltre i 10 miliardi di emissione e sanzioni non chiaramente definite. A preoccupare, sottolinea, è anche “il fatto che la famiglia Trump abbia un’autorizzazione particolare ad operare in questo settore” in un contesto già segnato da scandali come “FTX, Terra o Luna, che hanno bruciato miliardi di dollari e un numero imprecisato di risparmiatori”.

Quanto ai sostenitori delle stablecoin, che parlano di maggiore semplicità nei pagamenti, Passera è netto: “Non c’è un bisogno concreto che giustifichi questa rivoluzione. I pagamenti in generale sono diventati facili e gratuiti e anche per quelli internazionali, oggi più rapidi ed economici che in passato, non c’è alcun bisogno di trasferirli a operatori privati scarsamente controllati. Se si vuole utilizzare blockchain, basta che sia un network chiuso, dove i nodi siano controllati dalle autorità. Altrimenti si tornerebbe alle transazioni anonime e si farebbe un enorme regalo alle criminalità di ogni genere”.

Secondo Passera, permettere a privati di stampare moneta “significa riaprire la strada a inflazione, speculazioni, bolle, truffe”. Ma il rischio va oltre: “Dare a colossi che già dominano i dati personali di tutti noi anche la possibilità di controllare il nostro portafoglio attraverso le loro monete sarebbe un potere enorme sui nostri comportamenti quotidiani. La moneta deve restare un bene pubblico, gestito da istituzioni democratiche. Non è un’attività che si può privatizzare senza conseguenze gravissime. Alla fine è un tema di libertà di ciascuno di noi”.

La risposta, per Passera, è europea: “L’euro digitale è l’unico strumento che può dare all’Europa la stessa flessibilità tecnologica e quindi lo stesso spazio di innovazione delle stablecoin senza esporci ai rischi del free banking. Non dobbiamo dimenticare che le stablecoin oggi sono quasi tutte in dollari. Questo rafforza l’egemonia del dollaro e indebolisce l’euro. È un tema geopolitico, prima ancora che finanziario. Accelerare sull’euro digitale è fondamentale. Non farlo significa lasciare agli Stati Uniti e ai cinesi il controllo dei pagamenti internazionali e il monopolio di monete di riserva”.

Infine, Passera ha commentato anche il crescente interesse di Wall Street per le cripto: “Ci sono due motivi. Il primo è politico: molte grandi banche si stanno rapidamente riallineando alla nuova amministrazione, non solo sulle cripto ma anche su sostenibilità e diversity. Il secondo è economico: c’è un enorme mercato di commissioni alte per operare con stablecoin e cripto. Per una banca, una volta che la legge le legittima, è naturale entrarci”.

Ma avverte: “Il problema è che così si legittimano anche strumenti certamente rischiosi, soprattutto per i piccoli risparmiatori. È molto probabile che nei prossimi anni assisteremo a nuovi casi drammatici come FTX. E nessuno potrà dire: Non potevamo immaginarlo”.