Emergency
CENTRO CHIRURGICO PER VITTIME DI GUERRA EMERGENCY OSPEDALE KABUL AFGHANISTAN FERITO FERITI BARELLA BARELLE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo che segue, un appello pacifista sottoscritto da oltre cento esponenti di una parte importante della sinistra italiana. Voci che intervengono su temi drammatici, divisivi e controversi, seguendo però con pieno diritto culturale e intellettuale un filo di ragionamento che non solo merita considerazione – com’è ovvio che sia, e come ovviamente riguarda anche le opinioni opposte che desiderassero manifestarsi – ma innegabilmente scuote qualsiasi coscienza e mette in dubbio ogni semplicismo.

 

 

L’ultima utopia visionaria di Gino Strada era stata la costruzione di un discorso pubblico sull’abolizione della guerra. Un modo di pensare del quale non vedeva una realizzazione immediata, ma supportato da un bisogno urgente di iniziare a parlarne, perché a questo fossero educate prima di tutto le generazioni più giovani.

In guerra, non ci sono vincitori. Perdono tutti, a partire dai civili, spesso donne e bambini. Ma anche giovani ragazzi e ragazze mandati a combattere senza possibilità di scelta. Città devastate. Vite da ricostruire da zero in paesi spesso poco accoglienti. Chiunque abbia vissuto sulla propria pelle una delle molte guerre mai placate nel mondo, questo racconta. Questo ci hanno raccontato i nostri genitori e i nostri nonni.

Mai come in questi giorni l’utopia di un mondo senza guerra ci sembra lontana. Sono stati fatti solo passi indietro. Il sanguinoso conflitto tra Russia e Ucraina ha riportato la guerra al centro dell’Europa dopo quella nella ex Jugoslavia negli anni Novanta. Una guerra è sempre una sconfitta, ma quello che più ci sconcerta è che questa specifica guerra abbia riportato il mondo a parlare in modo concreto della possibilità di un conflitto nucleare. Almeno su questo fronte, per chi tra noi è cresciuto negli anni Settanta e Ottanta, durante la Guerra Fredda, ci sembrava che qualcosa di simile all’utopia dell’abolizione della guerra fosse stata realizzata. Parlare di un conflitto nucleare ci sembrava fosse diventato un tabù. Negli ultimi due anni questo tabù è stato spazzato via.

Al tempo stesso, siamo sconcertati dalla totale incapacità dei media più letti e ascoltati che più influiscono sull’opinione pubblica, ma in fondo anche dalla gran parte dei partiti politici, di costruire un dibattito sulle guerre in corso che vada oltre la pericolosa dicotomia tra ‘buoni e cattivi’. Questo sta accadendo per la guerra in Ucraina, ma anche per il genocidio in atto a Gaza.
Una dicotomia che guarda spesso al ‘qui ed ora’, totalmente incapace di ricostruire le ragioni storiche, politiche e geopolitiche che hanno portato a questi conflitti in corso.

L’utopia di un mondo senza guerra è sempre più lontana e in questi giorni ci sembra al contrario che i leader politici stiano preparando la popolazione dell’Europa a essere parte attiva in una guerra. Ci siamo sempre stati, anche in molte guerre lontane e mai sopite. Con armi prodotte da noi, accordi economici, patti per ‘le ricostruzioni’, soldati della NATO presenti anche se non dichiarati.

Ma oggi, sulle bocche di molti leader politici a partire da Macron e Von der Leyen, il campo di battaglia ‘siamo noi’. È come se ci stessero preparando ad un’Europa in guerra. Questo discorso pubblico neppure così strisciante, abbinato al rinato discorso atomico ci sembra estremamente pericoloso. Da prendere sul serio. Da contrastare con ogni possibile forza da parte di partiti politici che si dicono progressisti e di sinistra, ma poi appaiono frammentati dentro interessi particolaristici se non personali, dimenticando gli essenziali del vivere insieme.

E se Macron, Biden, Von der Leyen o Tusk parlano di guerre (atomiche, in Europa), forse è tornato il momento di gridare in modo forte e chiaro NO. Nelle piazze, inesorabili, senza tregua, in tanti. Sui giornali – anche se molta stampa come molta politica sembra sempre più asservita a interessi che nelle economie generate della guerra hanno interessi e guadagni – attraverso tutti i canali di comunicazione che questo mondo consente, nelle scuole come si faceva durante la guerra fredda. Ma, in modo altrettanto chiaro, sentiamo il bisogno di un presidio dentro le istituzioni a partire da quelle europee e, come italiani, in Parlamento dove questo Governo si manifesta ogni giorno come un pericoloso erede del fascismo in modo tanto evidente a Bari come nelle proposte di modifica della Costituzione.

Anche per questo crediamo serva una sinistra di sinistra, a sinistra del Partito Democratico, che ‘dica cose di sinistra’, unita anche laddove l’unità è imperfetta o difficile. Capace di andare oltre personalismi e particolarismi. Capace magari di sperimentare una qualche forma di unità nelle imminenti elezioni europee. Abbiamo una legge elettorale con sbarramento al 4%. Questo significa che, se le sinistre a sinistra del PD non si uniscono, non avranno (avremo) alcuna rappresentanza in Europa.

E qui, il caso di Ilaria Salis – una cittadina italiana letteralmente in catene e ‘abbandonata al suo destino disumano’ come scrive l’ANPI – che ci dimostra come questo governo e anche molta opposizione siano disposti a un comportamento vergognoso per non mettere in discussione equilibri economici e politici con un regime dittatoriale come quello di Orban. Candidiamo come è stato detto da alcuni Ilaria Salis alle elezioni europee. E facciamolo non per raccogliere qualche voto, ma per eleggerla davvero. Per ribadire il bisogno di un’Europa antifascista dove i diritti umani vengano rispettati senza se e senza ma.

 

 

 

 

Le firme che seguono sono state raccolte unicamente attraverso canali tradizionali come i contatti diretti e il passaparola.

Elisabetta Aermellini, Giovanni Attili, Alessio Battistella,Bruno Bertini, Agnese Bonizzoni, Martina Bovo, Paola Briata, Carmelo Buscema, Daniela Cadamosti, Giovanna Cangi, Ada Celsa Cabrera, Julia Chiner, Chiara Colombo, Grazia Concilio,Andrea Coppola, Chiara Cordaro, Adele Corrado, Marco Cremaschi, Mariarosa Dalla Costa, Laura De Angelis, Lidia Decandia, Marco De Filippi, Fabrizio Di Buono, Roberto Finelli, Chiara Fioravanti, Carlotta Fioretti, Caterina Formenti, Stefano Fraschetti, Valentina Fraschetti, Andrea Fumagalli, Simoneslesandro Gaio, Pina Galeazzi, Beatrice Galimberti, Gipo Galloni,Virgiania Gallini, Franca Garreffa, Giuse Giarda, Silvia Giuntini, Walter Greco, Ugo Guidolin, Valeria Ianni,Maurizio Introna Lubna Kahn, Paola La Rosa, Giuseppe Lo Brutto, Dissói Lógoi, Massimo Longobardi, Marisa Lonoce, Emanuele Lopopolo, Stefano Lucarelli, Barbara Luparello, Manuela Marchi, Mario Mariani, Maria Barbara Massimilla, Matteo Massocco, Adriana C. Melgar Gomez, Francesca Mezzetti, Alberto Morelli, Maria Cristina Morelli, Marina Morini, Sonia Motti, Anna Murmura, Luca Orlandi, Silvia Paglia, Valeria Palermo, Roberta Paolucci, Daniela Palliccia, Alessandro Pardi, Franca Parizzi, Franco Parravicini, Leonardo Pedersoli, Roberto Perrotta, Marco Picone, Pietro Pirelli, Sonia Pizzorno, Augusta Pozzi, Alessandro Procacci, Barbara Pulcini, Elisabetta Raffaelli, Francesco Romano, Giorgio Rossi, Federica Rotondo, Fabio Sanfilippo, Marco Santangelo, Sylviane Sapir, Anna Maria Sassone, Stefano Scarani, Clara Schiatti, Michela Semprebon, Rocco Soleti Ligorio, Maria Francesca Staiano, Sebastiano Stichter, Giulio Tani, Micol Terzaghi, Sima Terzi, Sara, Trolese,Emanuela Trocino, Simone Viglioli, Stefano Di Vita, Maurizio Zano