Il calo dei rendimenti sui titoli di Stato italiani, con lo spread ai minimi da anni, apre un margine di respiro per il Tesoro: secondo quanto riportato da Bloomberg, il governo guidato da Giorgia Meloni potrà contare su un “tesoretto” di circa 13 miliardi di euro tra il 2025 e il 2026.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Una cifra che nasce dalla minor spesa per interessi sul debito pubblico e che, nei piani di Palazzo Chigi, dovrebbe essere destinata in parte alla riduzione del debito stesso e in parte a finanziare nuove misure economiche. Nello specifico, la stima prevede circa 5 miliardi disponibili già nel 2025 e ulteriori 8 miliardi nel 2026.

Il ruolo dello spread

La discesa dello spread – differenziale tra i titoli decennali italiani e i Bund tedeschi – è un indicatore non solo di fiducia dei mercati verso l’Italia, ma anche di sostenibilità dei conti pubblici. Ogni punto base in meno significa centinaia di milioni di euro risparmiati sugli interessi, e quindi risorse aggiuntive da riallocare.

Negli ultimi mesi, la minore pressione sui mercati ha alleggerito il costo di rifinanziamento del debito, che supera i 2.900 miliardi di euro, offrendo margini inattesi per la politica di bilancio.

Verso la legge di bilancio

Il “tesoretto” arriverà al momento giusto per la definizione della prossima legge di bilancio, che dovrà bilanciare prudenza sui conti e risposte alle esigenze di famiglie e imprese. Le opzioni sul tavolo vanno dal rafforzamento degli incentivi fiscali mirati (in primis per imprese e lavoro) a nuove misure per sostenere i consumi.

Fonti vicine all’esecutivo sottolineano tuttavia che l’indirizzo principale resta la riduzione del debito pubblico: la linea prudenziale è considerata fondamentale anche per mantenere la fiducia dei mercati, che hanno premiato l’Italia proprio con il ribasso dei rendimenti.

Le stime di crescita

Il governo si prepara inoltre a confermare il target di crescita per il 2025, fissato allo 0,6%, in linea con le previsioni già annunciate. Un obiettivo che, seppur modesto, potrebbe risultare coerente con il quadro europeo di crescita debole e con una congiuntura internazionale caratterizzata da tassi ancora elevati e tensioni geopolitiche.