Conti correnti separati

C’è una parte della finanza pubblica italiana che resta ancora poco trasparente. Si tratta dei cosiddetti conti extra-tesoreria, strumenti autorizzati dalla legge ma che, secondo la Corte dei conti, continuano a presentare gravi criticità sul fronte del monitoraggio e della rendicontazione. Un fenomeno che – secondo quanto si legge su Il Messaggero – coinvolge miliardi di euro di risorse pubbliche e che rischia di complicare il controllo dei conti dello Stato, proprio mentre l’Europa chiede maggiore rigore su deficit e debito.

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L’ultimo richiamo arriva dal procuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri, che nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato ha evidenziato come l’effettiva dimensione finanziaria del fenomeno sia ancora sconosciuta, nonostante i sistemi di controllo predisposti dalla Ragioneria generale dello Stato.

Cosa sono i conti extra-tesoreria

I conti extra-tesoreria sono conti correnti aperti presso banche o Poste da amministrazioni pubbliche o soggetti che operano per conto dello Stato. A differenza dei conti di tesoreria, monitorati dalla Banca d’Italia, questi strumenti rappresentano un’eccezione rispetto alla gestione ordinaria delle risorse pubbliche e devono essere autorizzati caso per caso.

Per censirli è stato creato il portale Coas, gestito dalla Ragioneria generale dello Stato, nel quale ogni amministrazione dovrebbe registrare i propri conti e comunicarne trimestralmente i saldi.

Oltre 11 miliardi di euro nei conti fuori bilancio

Secondo gli ultimi dati disponibili, a fine 2025 risultavano censiti 2.227 conti extra-tesoreria, con una giacenza complessiva superiore agli 11 miliardi di euro. Nel corso dell’anno i flussi finanziari sono stati particolarmente consistenti: oltre 39 miliardi di euro in entrata e 34,6 miliardi in uscita. Numeri rilevanti che, secondo la Corte dei conti, potrebbero rappresentare solo una parte del fenomeno.

La Corte dei conti: dati incompleti e controlli ancora insufficienti

Il problema principale – spiega Il Messaggero – riguarda infatti il censimento. La magistratura contabile parla di un’«incompleta alimentazione» del database Coas, elemento che impedisce di conoscere con precisione quanti siano realmente i conti extra-tesoreria e quale sia il loro peso effettivo sulla finanza pubblica.

Nel corso di un’istruttoria condotta su un campione di quindici amministrazioni, la Corte dei conti ha individuato 394 ulteriori gestioni fuori bilancio non censite, con una giacenza complessiva superiore a 1,9 miliardi di euro.

Tra le anomalie emerse figurano anche quattro conti formalmente estinti ma ancora movimentati, con disponibilità pari a 83,8 milioni di euro a fine 2025, oltre a 165 conti censiti sui quali non è stato registrato alcun movimento durante l’anno.

Perché il monitoraggio dei conti pubblici è strategico

La questione assume un’importanza crescente anche alla luce delle nuove regole europee sulla governance economica. Bruxelles richiede agli Stati membri un monitoraggio sempre più accurato della spesa pubblica, del debito e del deficit.

La presenza di flussi finanziari gestiti al di fuori del bilancio ordinario rende più complessa la ricostruzione del quadro complessivo dei conti pubblici e rischia di ridurre la trasparenza nella gestione delle risorse dello Stato.

Le proposte della Corte dei conti

Per rafforzare il controllo sulla finanza pubblica, la Corte dei conti propone di limitare ulteriormente il ricorso ai conti extra-tesoreria, prevedendo che la loro apertura avvenga solo in casi eccezionali e attraverso una specifica legge, anziché con semplici provvedimenti amministrativi.

L’obiettivo è riportare progressivamente queste gestioni all’interno del bilancio dello Stato, migliorando la tracciabilità dei flussi finanziari e garantendo una maggiore trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche, in linea con gli standard richiesti dall’Unione europea.