quanto si spende per le pensioni

Quanti sono? Come vivono? Ma soprattutto quanto costano? Sono i pensionati italiani al centro del Decimo Rapporto Itinerari Previdenziali, che restituisce un’immagine del welfare italiano che non è confortante per il futuro della spesa pubblica.

Separare la previdenza dall’assistenza, una decisione attesa da anni

Stando ai dati del rapporto nel 2021 risultano in pagamento 4.106.597 trattamenti di natura interamente assistenziale (invalidità civile, accompagnamento, assegni sociali, pensioni di guerra) e ulteriori 7.047.365 prestazioni tipicamente assistenziali (integrazioni al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, importo aggiuntivo e quattordicesima mensilità), che appunto integrano una pensione previdenziale. Nel 2021 l’Italia ha complessivamente destinato a pensioni, sanità e assistenza 517,753 miliardi: la spesa per prestazioni sociali ha assorbito oltre la metà di quella pubblica totale, il 52,51% e sono soprattutto le attività assistenziali che hanno attinto dalla fiscalità generale oltre 144,215 miliardi euro (+97,75% dal 2008)

Quanto pesa l’asssistenza sulla fiscalità generale

Sommando i titolari di altre prestazioni assistenziali – sempre al netto delle duplicazioni e non considerando la quattordicesima mensilità – il numero di pensionati totalmente o parzialmente assistiti sale a 6.216.314, cui andrebbero però aggiunte quelle categorie di pensionati che, per età e anzianità contributiva, possono beneficiare anche separatamente di un’ulteriore prestazione assistenziale: si arriva così a una stima di 7 milioni, vale a dire circa il 44% dei 16.098.748 pensionati totali. «Non sembra rispecchiare le reali condizioni socio-economiche del Paese un dato che vede quasi la metà dei pensionati italiani assistiti, del tutto o in parte dallo Stato. Così come non pare credibile che la maggior parte di queste persone non sia riuscita in 67 anni di vita a versare neppure quei 15/17 anni di contribuzione regolare che avrebbe consentito di raggiungere la pensione minima», ha commentato Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, ricordando appunto che, a differenza delle pensioni finanziate dai contributi sociali, questi trattamenti gravano del tutto sulla fiscalità generale, senza neppure essere soggetti a imposizione fiscale».

Il sistema delle pensioni previdenziali si autosostiene

Mentre l’andamento della spesa per le prestazioni previdenziali del sistema obbligatorio si mantiene tutto sommato stabile (+3,54 miliardi rispetto al 2020), si conferma sempre più difficile da sostenere per il Paese il costo delle attività assistenziali a carico della fiscalità generale: dal 2008, quando ammontava a 73 miliardi, l’incremento è stato di oltre 71 miliardi, con un tasso di crescita annuo di oltre il 6%, addirittura di 3 volte superiore a quello della spesa per pensioni, comunque sostenute da contributi di scopo. Il tutto mentre, secondo i dati Istat, cresce il numero di persone in povertà e continua ad aggravarsi la tendenza a generare nuovo debito, penalizzando gli investimenti a favore di produttività e sviluppo del Paese.

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È quindi un quadro che richiama l’attenzione sulla necessità di separare previdenza e assistenza, contenendo quest’ultima. 

La spesa pensionistica di natura previdenziale è stata nel 2021 di 238,271 miliardi contro i 234,736 del 2020: l’incremento è pari all’1,5%, vale a dire 0,4 punti percentuali meno dell’inflazione. In particolare, dopo il crollo imputabile a emergenza sanitaria e misure di lockdown, crescono del 6,58% le entrate contributive, che si attestano a quota 208.264 milioni, valore di poco inferiore a quello registrato nel 2019. Diminuisce di riflesso anche il saldo (negativo) tra entrate e uscite, pari a circa 30,006 miliardi: sul deficit, che scende di quasi 9 miliardi rispetto ai 39,3 del 2020, incide in particolar modo il disavanzo della gestione dei dipendenti pubblici, che evidenzia da sola un passivo di oltre 37 miliardi (erano 33 prima di COVID-19). Sono invece 4 le gestioni obbligatorie INPS con saldi positivi, e in recupero rispetto al 2020 anche grazie al progressivo contenimento della pandemia. I problemi emergono anche se si esamina il gettito fiscale. Il 79,2% degli italiani dichiara redditi da zero fino a 29mila euro, corrispondendo solo il 27,57% di tutta l’IRPEF, un’imposta neppure sufficiente a coprire la spesa per le principali voci di spesa di welfare.

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