La stagnazione dei consumi non sembra avere fine anche per l’anno in corso. Le evidenze del Retail Barometer semestrale Confimprese-Jakala stimano un totale del +1,3% di crescita a perimetro costante anche per il 2026, sia pure con dinamiche differenti non solo nei settori merceologici ma anche nei listini, nelle azioni promozionali e nelle attitudini di acquisto dei consumatori italiani.
Stagnazione dei consumi: crescita debole nel 2026
L’inizio del 2026 conferma, dunque, una tendenza che si era già delineata nel corso dell’ultimo anno. Non si tratta di un crollo improvviso ma di un rallentamento persistente e diffuso che coinvolge diversi settori dell’economia e che rischia di diventare strutturale se non affrontato con misure adeguate. Uno dei principali fattori è il clima di incertezza che continua a pesare su famiglie e imprese. Dopo anni segnati da inflazione elevata, tensioni geopolitiche e rialzi dei tassi di interesse, i bilanci familiari restano sotto pressione. Anche se l’inflazione ha mostrato segnali di rallentamento, il potere d’acquisto non si è ancora pienamente ricostituito. Molte famiglie hanno modificato le proprie abitudini di spesa: si privilegiano beni essenziali, si rinviano acquisti importanti e si riducono le spese discrezionali. Il risultato è una domanda interna debole, che incide sulla crescita economica.
Confimprese, le strategie per rilanciare i consumi
«La stagnazione dei consumi – spiega Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese – rappresenta un campanello d’allarme. Per rilanciare la domanda interna sarà cruciale agire su più fronti: sostenere il potere d’acquisto, favorire la stabilità occupazionale e rafforzare la fiducia di famiglie e imprese. Politiche fiscali mirate, incentivi selettivi e interventi a sostegno dei redditi medio-bassi potrebbero contribuire a invertire la tendenza. Al tempo stesso, il Paese ha necessità di stabilità ma con una crescita che si allinei ai livelli europei, condizione indispensabile per stimolare la propensione alla spesa».
Previsioni 2026: settori in controtendenza
Per il 2026 troviamo dinamiche piuttosto differenziate tra i vari settori di attività dove nell’abbigliamento nessuna azienda prevede incrementi di fatturato, anzi si stima un -0,8% a differenza del settore altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi) che prevede una crescita di fatturato del +2,5%, mentre la ristorazione mostra previsioni più moderate intorno al +1,3%.
Le previsioni di aumento dei listini nell’anno 2026 sono molto molto contenute con un aumento ponderato dello 0,5% persino al di sotto dell’inflazione prevista. Da notare che nessuna delle aziende e della ristorazione dichiara la volontà di intervenire sui prezzi di listino al consumatore finale.
Un approccio più di continuità per abbigliamento e altro retail che di fatto non intendono aumentare in maniera significativa lo sforzo promozionale rispetto invece alla ristorazione dove un’azienda su due intende incrementare la propria pressione promozionale.
Quanto alle preferenze dei consumatori in termini di convenienza, coerentemente con l’importanza che i consumatori danno alla qualità, le promozioni preferite sono quelle specifiche su marchi e prodotti di qualità segnalate dal 39,8% del panel, seguite dalle grandi promozioni tematiche segnalate dal 28,8% (saldi, Black friday, sottocosto) e solo al 3° posto invece le insegne di convenienza permanente quali, per esempio, i discount nell’alimentare. Tuttavia, 1 consumatore su 2 che intende aumentare la spesa punterà alla qualità del prodotto. Questa rilevazione mostra dei cambiamenti rispetto alle precedenti, dove queste tre categorie erano di fatto sempre al primo posto ma allineate, mentre da questa ultima ricerca sembrano prevalere le offerte di prodotti e marchi. Seguono a distanza e in calo le azioni dei programmi fedeltà. Da notare infine che solo un 3,4% dei consumatori non è sensibile alle iniziative promozionali.
Peso dell’e-commerce sui fatturati
Non si prevedono picchi di crescita nell’online, tanto che il 53% delle aziende intervistate stima un trend del contributo del canale e-commerce in linea rispetto al periodo precedente. Solo il 13% prevede una forte crescita. Si tratta di dati che evidenziano i comportamenti di spesa degli italiani. Il contesto economico globale con inflazione, costi di trasporto più alti e problematiche legate al commercio internazionale, sta riducendo la spesa impulsiva online. I consumatori confrontano i prezzi con più attenzione e spesso preferiscono risparmiare o posticipare l’acquisto. Torna la voglia del negozio fisico, che offre la sicurezza di vedere/provare il prodotto di persona unita a una maggiore fiducia nelle informazioni sul prodotto così da sentirsi più sicuri dell’acquisto.
Intenzioni di spesa dei consumatori
Continua a prevalere una forte attitudine al risparmio e alla riduzione delle spese. Si nota un parziale disallineamento per i settori elettronica, entertainment e casa che paiono essere più impattati di altri dal desiderio di riduzione di spesa, mentre si registra una situazione più equilibrata tra la numerica di consumatori che desidera aumentare la spesa e quella che desidera diminuirla per i settori abbigliamento, ristorazione e beauty.
A fronte di quanto analizzato, è necessario che i retailer lavorino sulle conversioni per rafforzare la visibilità del punto vendita e sostenere il conto economico, attuando le seguenti azioni: modello di servizio e cerimonia di vendita, anche attraverso una più efficace selezione e formazione del personale; prudenza nella gestione dei costi; miglioramento dell’esperienza in store e della varietà dell’assortimento per rendere l’offerta più attraente e in linea con i bisogni dei consumatori e personalizzazione delle offerte promozionali per soddisfare le esigenze del consumatore in termini di risparmio senza rinunciare alla qualità dei prodotti.
















