Francesco Mastrandrea Presidente dei Giovani di Confagricoltura-Anga

«Dalle strutture territoriali e dalle aziende agricole in tutta Italia, dal Nord al Sud, riceviamo da mesi ormai segnalazioni di carenza di manodopera». È Francesco Mastrandrea, presidente dei Giovani di Confagricoltura-Anga, a mettere il classico dito nella piaga: in un mondo che viaggia e si evolve a velocità supersonica costringendo il mercato del lavoro a inseguire nuove skill sempre più tech oriented, alla base della piramide occupazionale si è aperto un vuoto non meno difficile da colmare: quello degli addetti agli impieghi “meno qualificati”.

In Italia vacancies anche in agricoltura, turismo ed edilizia  

E in vista dell’attuazione del Pnrr, lo skill shortage non interessa soltanto la pubblica amministrazione e gli enti locali ma colpisce anche l’agricoltura, l’edilizia, il turismo. «Confagricoltura – spiega in proposito Mastrandrea – ha chiesto da tempo l’emanazione di un nuovo decreto flussi per far entrare in Italia nuovi lavoratori stranieri per motivi di lavoro stagionale. Il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, una volta emanato, contribuirebbe a mitigare la carenza di manodopera. Ma sia chiaro: non risolverebbe il problema nell’immediato, considerati i tempi tecnici per la presentazione delle istanze, per la loro trattazione da parte degli Sportelli Unici per l’Immigrazione e per il successivo ingresso dei lavoratori». Secondo il presidente dei giovani di Confagricoltura e Anga, oltre alla firma sul decreto flussi (che dal 1998 fissa il numero e le categorie di lavoratori stranieri non comunitari che possono fare ingresso in Italia per lavoro e nell’ultimo decennio non ha mai superato le 60 mila unità), sarebbe urgente «prorogare per legge i nulla osta al lavoro stagionale e i relativi permessi di soggiorno per consentire ai lavoratori stranieri, che già si trovano in Italia, di continuare a rimanere e a lavorare regolarmente».

Nel nostro Paese quasi un operaio regolare su 4 è straniero 

Tra i vari settori economici privati, l’agricoltura, del resto, è quello che detiene la quota più rilevante di manodopera straniera (il 9% del totale lavoratori extra-comunitari presenti in Italia e il 17% di quelli comunitari) e il numero dei lavoratori dipendenti stranieri regolari (iscritti all’Inps) in agricoltura è pari a 391.500 e la loro incidenza sul totale degli operai attivi in Italia ha raggiunto il 36%. Il 62% dei lavoratori stranieri agricoli sono di origine extra-Ue soprattutto africana, in particolare provengono dai paesi del Nord (Marocco e Tunisia) e dell’Ovest (Senegal, Nigeria), ma anche dall’Est Europa (Albania ed Ucraina) e dall’Asia (India e Pakistan).

E c’è pure il problema green pass per i vaccinati non Ema 

«La pandemia – aggiunge Mastrandrea – ha sicuramente acuito le difficoltà per il reperimento di manodopera ed è necessario individuare adeguate soluzioni che non siano dettate solo dall’urgenza e dall’emergenza. Ai problemi legati all’ingresso e alla permanenza dei lavoratori stranieri si aggiunge peraltro l’obbligo di green pass anche per i dipendenti delle aziende agricole. Quote consistenti di lavoratori, infatti, non possono o non vogliono vaccinarsi e poi ci sono quelli che si sono vaccinati con un diverso tipo di siero (ad esempio lo Sputnik) che non viene riconosciuto dalle autorità italiane ed europee. L’eventualità che molti ritornino in patria non è peregrina e questo creerà non pochi problemi alle aziende agricole».

«Tratteniamo la manodopera extraUe con impieghi in più aziende» 

Più volte, negli ultimi anni, sono stati ipotizzati progetti per fare fronte alla situazione, prevedendo l’impiego di disoccupati e di percettori di ammortizzatori sociali in Italia. «Nessuna proposta però – osserva il presidente dei giovani di Confagricoltura – è riuscita a garantire un numero adeguato di lavoratori. C’è sicuramente anche la necessità di porre in essere un’attività di adeguata formazione sia per i connazionali, sia per gli stranieri. Tra le proposte che la Confederazione ha evidenziato ci sono anche quelle di impiegare in comune la manodopera extracomunitaria con un’efficace programmazione. L’idea è quella di trattenere per più tempo i lavoratori, impiegandoli in diverse aziende e per più mansioni».