Da sinistra, sul palco, il presidente di Anga Francesco Mastrandrea e Francesco Condoluci

L’agricoltura italiana è in salute ma ha bisogno di un ricambio generazionale. Nel nostro Paese solo l’8,9% delle imprese agricole è gestito da giovani (contro la media Ue dell’11%) e c’è poca managerialità nella gestione aziendale. Per migliorare questi numeri Confagricoltura punta su Hub Farm Big Data e spinge su innovazione, sostenibilità e aggregazione quali leve per rendere il comparto agricolo nazionale sempre più moderno e competitivo. Sono questi i punti salienti del XVIII Convegno Quadri dell’Anga, l’Associazione nazionale Giovani Agricoltori di Confagricoltura,  “Agrifuture: Europa – Credito – Innovazione” che si è tenuto a Verona.

«Così scriveremo il futuro dell’agricoltura in Italia»

«Per garantire un ricambio generazionale occorre puntare su aziende potenzialmente capaci di generare reddito, da accompagnare e supportare nei primi 5 anni di vita, quelli più critici: il 18% delle nuove imprese non supera i tre anni di vita. Le aziende agricole, in particolare quelle condotte da under 40, che purtroppo in Italia sono solo l’8% delle imprese, hanno tuttavia nel DNA l’innovazione che richiede nuove figure professionali: serve quindi incoraggiare la formazione specialistica per il personale dipendente delle imprese». Queste le conclusioni tratte dal presidente dei Giovani di Confagricoltura Francesco Mastrandrea al termine della due giorni che ha visto riuniti a Verona più di 100 giovani imprenditori agricoli, ovvero i quadri dirigenti “junior” delle sezioni di Confagricoltura di tutta Italia.

«Il ricambio generazionale negli ultimi vent’anni non è riuscito ad avere un vero slancio. Nonostante sia stato e continua ad essere una priorità nell’agenda politica. Servono misure concrete che permettano ad un giovane non solo d’insediarsi, ma anche di rimanere in agricoltura. Non è un caso che quasi il 90% dei nostri associati gestisca un’azienda di famiglia, a dimostrazione dello stretto legame tra attività di impresa e “familiarità” con il settore. Questo significa, in pratica, rendere difficile, per chi non ha radici familiari in questo ambito, l’ingresso in agricoltura» ha aggiunto Mastrandrea.

Coi giovani agricoltori le imprese sono più sostenibili

«C’è bisogno che le analisi e le proiezioni sulla partecipazione dei giovani al progresso di tutto il Food System si traducano soprattutto nelle decisioni politiche e nelle azioni degli stakeholders di settore. Con gli strumenti e le tecniche messe in campo e con le regole della nuova PAC il mondo agricolo ha il dovere di aprire al ricambio poiché senza giovani agricoltori è impossibile raggiungere obiettivi di sostenibilità, soprattutto ambientale e sociale» ha dichiarato il numero uno dell’Anga al termine dei lavori che hanno affrontato temi cruciali quali le politiche europee per l’agricoltura, la finanza per le imprese, le opportunità offerte dalla tecnologia e dall’innovazione.

Giansanti: «Pac sbagliata, Europa senza visione»

Dopo i saluti del sindaco di Verona, Federico Sboarina, del presidente di Anga Veneto, Piergiovanni Ferrarese e del presidente di Confagricoltura Verona, Alberto De Togni è intervenuto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. «Due le parole d’ordine che sono state al centro di questo convegno – ha detto Giansanti – Europa e innovazione. E proprio a proposito di quest’ultimo argomento, siamo reduci da due giorni a Napoli dove l’innovazione applicata all’agricoltura è stata protagonista in un evento con l’Ambasciata d’Israele, per costruire un’agricoltura italiana in grado di intercettare l’innovazione che il mercato offre oggi». «In un contesto sempre più globalizzato – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura – – un’Europa senza una visione, priva di una strategia, crea difficoltà alle imprese. Serve una guida sicura. Gli altri Paesi si stanno attrezzando con strategie di espansione per i mercati, non altrettanto sta facendo l’Europa, dove anzi la PAC rischia di diventare una sorta di sussidio e ha creato le condizioni per una destrutturazione dei processi agricoli. L’imprenditore non ha bisogno di sussidi, ma va incentivato. Abbiamo il compito di dare una nuova visione dell’agricoltura italiana e l’impegno di Anga in questo è tangibile».

«L’innovazione è il fulcro per la capacità di un’impresa di stare sul mercato. Oggi serve un modello agricolo completamente diverso, perché ci troviamo davanti alla quarta rivoluzione in agricoltura, dopo quella genetica, quella meccanica e quella chimica, siamo giunti alla rivoluzione digitale. E Confagricoltura è all’avanguardia su questo, anche con il progetto HubFarm che mira a guidare le imprese nel processo di digitalizzazione, attraverso un grande Big Data centralizzato. Il futuro dell’agricoltura passa infatti anche dalla gestione dei dati».«Occorre accelerare – ha concluso Giansanti – anche avventurandoci in un campo inesplorato, su questo nuovo modello di agricoltura che oggi ancora di più deve aver presenti: il food, la produzione di beni primari; le rinnovabili, quali ad esempio il fotovoltaico, il biogas e il biometano; la transizione ecologica (con un’attenzione particolare al carbon farming), ambito nel quale l’agricoltura gioca un ruolo chiave».

Lenzi: «Produrre di più ma in modo più sostenibile»

E di Europa ha parlato anche Diana Lenzi, presidente del Ceja, i giovani agricoltori d’Europa. «Ci si è chiesti, all’interno del gruppo di lavoro, se la nuova PAC fosse lo strumento giusto, se stesse funzionando, per garantire sicurezza alimentare, sviluppare un’agricoltura competitiva e favorire il ricambio generazionale. Obiettivi iniziali della PAC del 1962 sono produttività e reddito equo degli agricoltori. Direi che 60 anni dopo non possiamo dirci soddisfatti. Solo la redditività può favorire e garantire il ricambio generazionale mettendo le aziende nelle condizioni di fare investimenti».

«Oggi – ha aggiunto Lenzi – è diventato centrale il tema della sostenibilità come proposto nella strategia Farm to Fork, che mira a far produrre di più in modo più sostenibile, ma proponendo una formula algebrica che ha creato circospezione nella comunità agricola. Invece ritengo che sia giusto proporre una modalità di produzione più sostenibile, quindi con maggiore efficienza e meno sprechi. Per far questo sono fondamentali tecnologia, risorse umane ed economiche, innovazioni di prodotto e il contributo dell’Associazione a livello locale, nazionale ed internazionale».

La pandemia ha ridato centralità dell’agricoltura 

«E’ fondamentale ridare centralità al settore agricolo e all’agroalimentare – ha aggiunto Daniele Rossi, presidente del Gruppo di lavoro Ricerca e Innovazione del Copa-Cogeca – sia per favorire la transizione ecologica e recuperare la produttività del settore, sia per rilanciare un made in Italy che coniughi la tradizione con le nuove esigenze dei consumatori. Per fare questo occorre far crescere una nuova generazione di imprenditori che abbiano a cuore il mercato e la comunità dei processi produttivi. Solo questa attenzione positiva, connessa ai nuovi modelli di business, consentirà di portare con successo il made in Italy alimentare nel mondo»

Si è riallacciato al tema della centralità dell’agricoltura anche il presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato, Gianpaolo Vallardi, il quale ha evidenziato come l’importanza del settore primario sia emersa in maniera eclatante durante la pandemia. «Oltre ai medici, sono stati gli agricoltori a salvare l’Italia durante il Covid – ha detto Vallardi – anche la politica oggi è più attenta all’agricoltura. Con la guerra che ha messo in crisi la globalizzazione il tema ora è quello della sovranità alimentare, che non si risolve solamente coltivando quei terreni che prima andavano lasciati a riposo. Servono altre soluzioni e su questo stiamo lavorando di concerto con il ministro Patuanelli. Occorre rafforzare le filiere, pianificare le produzioni ed aprire alla cisgenetica e al genome editing per aumentare le produzioni; la ricerca può permetterci di produrre di più e in modo più sostenibile. Ricerca e innovazione sono le vie da percorrere».