concordato preventivo biennale

L’incertezza regna sovrana tra i professionisti e i loro clienti riguardo al concordato preventivo biennale. Ad oggi, l’accordo non sembra attrarre le imprese. Nove professionisti su dieci ritengono che i propri clienti siano attualmente “poco” o “per nulla interessati” a questo tipo di accordo fiscale. L’indagine, condotta da il Sole-24 Ore tra il 26 e il 27 giugno, ha coinvolto lettori dell’area fisco-lavoro, rivelando che il 59% dei partecipanti considera l’attrattività del patto fiscale bassa, mentre il 33,6% la ritiene nulla.

Le difficoltà normative e tecniche

Le opinioni dei professionisti sono influenzate dalle numerose modifiche normative annunciate recentemente e dalla mancanza di alcuni strumenti attuativi essenziali. Ad esempio, il software per il calcolo del reddito proposto dal Fisco per i 2,7 milioni di soggetti ISA è stato reso disponibile solo il 14 giugno, e le software house hanno necessitato di qualche giorno per integrarlo nei propri sistemi.

Il 80,7% dei professionisti non ha ancora effettuato alcuna simulazione con il software di calcolo. Chi lo ha fatto ha riscontrato che due su tre si sono trovati di fronte a una proposta reddituale superiore alle aspettative, anche in base al punteggio ISA di partenza. La cautela e la perplessità sono sentimenti comuni, con il 53,6% che valuterà caso per caso se suggerire l’adesione al concordato ai propri clienti.

Dubbi e preoccupazioni

Tra i fattori principali che scoraggiano l’adesione al concordato vi è la difficoltà per le imprese di stimare il reddito per il 2025, una sfida insita nella natura stessa del patto biennale, considerato una sorta di scommessa sulla previsione degli affari futuri. Inoltre, la necessità di pagare maggiori imposte rappresenta un deterrente significativo, sia in occasione dell’acconto di novembre (15,5%) che in generale (39,2%).

Un altro aspetto che preoccupa i professionisti è la protezione non totale dagli accertamenti fiscali, segnalato dal 38,5% dei partecipanti. Dopo aver aderito e pagato, molti si aspettano una maggiore protezione dai controlli.

Le differenze: soggetti ISA e forfettari

Il sondaggio ha mostrato che i soggetti ISA sono considerati i più interessati al concordato, secondo il 53,7% dei professionisti, mentre solo il 19,2% ritiene che i forfettari siano i più propensi ad aderire. Questo contrasto con alcune aspettative, secondo cui le adesioni potrebbero fiorire tra gli 1,8 milioni di forfettari, soprattutto quelli in crescita che possono beneficiare dell’applicazione sperimentale per un solo anno, il 2024.