Concordato fiscale
Maurizio Leo, viceministro dell'Economia e delle Finanze

Il governo proroga di quindici giorni il termine ultimo per aderire al concordato fiscale, ma non rischia di non avere subito la cifra di cui necessita, per finanziare il taglio delle tasse. Il blocco, però, questa volta non arriva dal ministero di Economia e finanza, ma da quello della giustizia, che in chiede maggiore chiarezza sui correttivi. Secondo la bozza portata nella riunione che precede il consiglio dei ministri, l’esclusione di punibilità per il reato di dichiarazione infedele (ad eccezione delle condotte, caratterizzate da simulazioni o frodi) sarebbe stato accompagnato anche dall’ulteriore specificazione che le violazioni non costituiscono notizia di reato. Non ci sarà nessuna trasmissione della denuncia dall’amministrazione finanziaria alle autorità giudiziarie competenti. La norma è entrata in vigore lo scorso marzo e rappresentava una forma di premialità per la azienda che si dotano di monitoraggio e di gestione del rischio fiscale con una certificazione rilasciata da professionisti indipendenti, iscritti nel nuovo albo previsto dal decreto entrato in vigore lo scorso 18 gennaio. Il correttivo rinviato prevede sanzioni mirate per chi rilascia un attestazione infedele con l’applicazione di sanzioni che vanno da 526 a 5165 euro.

Il rischio di insuccesso del concordato fiscale

Il concordato fiscale è stato introdotto per evitare che il piano, che inizialmente doveva essere una “miniera d’oro” per finanziare il taglio delle tasse, si trasformasse in un insuccesso. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha sempre sostenuto che l’accordo tra le partite IVA e l’Agenzia delle Entrate avrebbe fornito le risorse necessarie per la riforma fiscale approvata il 16 marzo dello scorso anno dal Consiglio dei ministri.

Recentemente, Leo ha ribadito la sua fiducia nel coinvolgimento delle partite IVA, ricordando che entro il 15 giugno sarebbe stato disponibile il software per i commercialisti, utile a inserire i dati nella proposta da inviare al Fisco. Tuttavia, il viceministro ha espresso timori riguardo alla capacità di coinvolgere un numero significativo di contribuenti, che potenzialmente potrebbero essere fino a 4,5 milioni.

Per affrontare questa situazione, il decreto legislativo sugli adempimenti fiscali, atteso per il 20 giugno, includerà una modifica del concordato preventivo. Il provvedimento stabilisce che, per il primo anno di applicazione, i contribuenti potranno aderire alla proposta di concordato entro la scadenza della dichiarazione annuale dei redditi, posticipando così la scadenza dal 15 al 31 ottobre. Questo rinvio potrebbe aumentare il numero di adesioni, ma ritarderà il conteggio delle somme che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) punta a incassare per la legge di bilancio.

Quali sconti prevede il governo

Oltre alla proroga dei termini, il governo prevede uno sconto sull’acconto da versare entro il 30 novembre. La tassazione sarà flat, con un acconto maggiorato del 15% della differenza tra il reddito concordato e quello dell’anno precedente per le imposte sui redditi, e del 3% per l’acconto IRAP. Queste percentuali ridotte mirano ad attirare il maggior numero possibile di contribuenti. Tuttavia, l’incasso potrebbe non essere sufficiente a coprire le promesse del governo, come il taglio delle aliquote IRPEF da tre a due o la riduzione delle imposte per i redditi superiori ai 50 mila euro.

A complicare ulteriormente la situazione, è intervenuto lo stop del Ministero della Giustizia al decreto correttivo della riforma fiscale. Questo blocco mette in discussione il decreto del viceministro Maurizio Leo, che aveva l’intenzione di semplificare il concordato preventivo e gli altri adempimenti fiscali. La decisione del Ministero della Giustizia potrebbe quindi ritardare o modificare ulteriormente le misure previste, aggiungendo un ulteriore livello di incertezza per i contribuenti e per il governo stesso, che conta su queste entrate per finanziare le sue riforme fiscali.