Promuovere la conciliazione tra vita familiare e attività lavorativa non rappresenta soltanto una scelta di responsabilità sociale, ma costituisce anche un importante fattore di competitività e sviluppo per il sistema produttivo. A evidenziarlo sono le elaborazioni di Unioncamere e del Centro Studi Tagliacarne, secondo cui le imprese che investono nel benessere dei dipendenti e nell’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro ottengono risultati migliori rispetto a quelle che non adottano queste politiche. Nel 2026, il 35% di tali aziende segnala un aumento del fatturato rispetto all’anno precedente, contro il 22% di chi non effettua investimenti in questo ambito; il 20% registra una crescita dell’occupazione, a fronte del 10% delle altre, mentre il 45% ha già introdotto o si appresta a introdurre tecnologie digitali, rispetto al 22% delle imprese meno attente a questi aspetti.

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Per rafforzare ulteriormente il rapporto tra benessere organizzativo e produttività, il Dipartimento per le Politiche della Famiglia e il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con Unioncamere, ha stanziato 7,5 milioni di euro destinati a sostenere le imprese nell’ottenimento di una nuova certificazione dedicata alla conciliazione tra vita e lavoro. Alla certificazione il Governo ha inoltre collegato un esonero dal versamento dei contributi previdenziali. L’iniziativa dà attuazione al Piano nazionale per la famiglia 2025-2027 e alla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, con l’obiettivo di accompagnare mille imprese al conseguimento della certificazione nell’arco di un anno.

«La conciliazione tra lavoro e vita familiare è un pilastro essenziale nel sostegno alle famiglie ed è un fattore di sviluppo sia economico che sociale», dichiara la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. «La costruzione di ambienti di lavoro accoglienti per i genitori, e in particolare per le mamme che più risentono delle difficoltà nella conciliazione, non è una spesa a fondo perduto ma un investimento fruttifero per tutti: per le famiglie, per le imprese, per la società nel suo complesso. Per questo il nostro governo non solo ha potenziato i congedi, agevolato l’accesso ai servizi per l’infanzia, sostenuto le famiglie attraverso sostegni diretti e le lavoratrici madri con iniziative specifiche, ma ha promosso fin dal primo giorno un’alleanza strategica con il mondo del lavoro e dell’impresa. La nuova certificazione sulla conciliazione vita-lavoro va esattamente in questa direzione, e la scelta di associare ad essa uno sgravio contributivo per le aziende certificate vuole mandare un messaggio preciso nel senso della responsabilità sociale e della promozione di comunità accoglienti e vitali».

«Investire nel benessere organizzativo non è un’attività accessoria, ma una leva strategica che incide direttamente su produttività, attrazione dei talenti, innovazione e reputazione», sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. «Le imprese che investono in attività che migliorano la salute e il benessere dei propri lavoratori e che attuano iniziative dirette alla conciliazione dei tempi di vita familiare e di lavoro hanno anche performance migliori rispetto alle altre. È partendo da queste evidenze che Unioncamere ha confermato la collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità e il Dipartimento per la Famiglia, avviando da oggi una iniziativa diretta a quelle imprese che vogliano certificare il proprio impegno a favore della conciliazione tra vita familiare e lavoro. Un nuovo ambito di lavoro per il sistema camerale, in continuità con quanto fatto con la diffusione della certificazione della parità di genere».

Elemento centrale del programma è la prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026, il documento tecnico che individua requisiti e indicatori di performance per i sistemi di gestione dedicati alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. Attraverso l’Avviso pubblico, le imprese con sede operativa in Italia e almeno un dipendente, con una quota del 60% delle risorse riservata alle micro, piccole e medie imprese, potranno beneficiare di contributi a fondo perduto erogati sotto forma di servizi gratuiti. L’obiettivo è accompagnare le aziende nel percorso necessario per ottenere la certificazione prevista dalla nuova prassi.

L’intervento si articola in due misure complementari. La prima riguarda l’assistenza tecnica e il supporto tecnico-gestionale. A questo scopo Unioncamere costituirà un elenco di esperti qualificati, composto sia da professionisti sia da soggetti collettivi, come società di consulenza e reti d’impresa, individuati attraverso un avviso pubblico che ne verificherà le competenze nei sistemi di gestione e nelle politiche di conciliazione vita-lavoro. La seconda finanzia invece i costi per il rilascio della prima certificazione sulla conciliazione vita-lavoro. Le imprese ammesse dovranno rivolgersi a un Organismo di Certificazione accreditato e iscritto all’Elenco ufficiale. Il contributo previsto varierà in base alla dimensione dell’impresa, calcolata sul numero degli addetti, fino a un massimo di 12mila euro per ciascun beneficiario.

Per accedere alle agevolazioni sarà necessario superare un test di autovalutazione online, finalizzato a misurare il livello di maturità aziendale sui temi della conciliazione tra vita privata e lavoro.

Le domande potranno essere presentate attraverso la piattaforma Restart di Infocamere a partire dalle ore 10 del 21 settembre 2026. Le richieste saranno esaminate con procedura a sportello, seguendo l’ordine cronologico di presentazione, mentre i percorsi di accompagnamento e di certificazione finanziati dovranno concludersi entro il 30 giugno 2027.