L’8 settembre, presso Palazzo Chigi, si terrà una riunione del tavolo tecnico dedicato alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali. L’agenda prevede l’esame dei dati relativi al monitoraggio delle aree disponibili. In questo contesto, il governo deve affrontare il crescente caos interpretativo riguardo alla scadenza delle attuali concessioni, senza ulteriori rinvii possibili.

Concessioni balneari occupano solo il 28% delle coste

Secondo quanto riportato dal Sole-24 Ore, i dati aggiornati elaborati dai tecnici del governo, con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in un ruolo chiave, suggeriscono che la porzione di coste italiane non disponibile sarebbe inferiore a un terzo, pari al 28%. Questa cifra sembrerebbe supportare la posizione sostenuta dalle associazioni dei concessionari e da alcuni parlamentari di FdI, Lega e Forza Italia, secondo la quale non esiste una “scarsità della risorsa naturale”.

Tale interpretazione farebbe cadere l’obbligo di mettere a gara tutte le concessioni in scadenza (senza possibilità di proroga), permettendo all’Italia di negoziare con l’Unione Europea la messa a bando esclusivamente di tratti di spiaggia libera, rappresentanti quasi il 70% del totale.

Aste stabilimenti balneari? Servono i dati delle Regioni

Tuttavia, la lettura di questi dati è complessa. Il calcolo è stato effettuato considerando una base molto ampia, che comprende campeggi, strutture alberghiere, aree portuali e militari. Questo perimetro esteso richiede una calibrazione accurata, poiché la disponibilità di un tratto di costa non implica automaticamente che sia concessibile.

Inoltre, per convincere l’Unione Europea, è essenziale armonizzare i dati nazionali con quelli regionali, considerando che alcune Regioni hanno normative specifiche con percentuali precise di linea di costa da riservare agli stabilimenti balneari e da destinare a spiaggia libera.

Balneari, Meloni, governo e Consiglio di Stato

All’interno del governo, la posizione da adottare nei confronti dell’Unione Europea non è omogenea. Il ministro degli Affari Ue, Pnrr e coesione, Raffaele Fitto, sembra ancora perplesso sulla strategia basata sulla “non scarsità di risorsa naturale”. L’incertezza giuridica è elevata, e il tempo per ottenere chiarezza è limitato.

A novembre 2021, il Consiglio di Stato ha annullato la proroga delle concessioni fino al 31 dicembre 2033, ritenendo valida la proroga solo fino al 31 dicembre 2023. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha specificato che qualsiasi ulteriore proroga automatica oltre questa data sarebbe stata immediatamente disapplicata. Nonostante ciò, a febbraio, con il decreto milleproroghe, il governo ha bypassato questa sentenza e ha approvato una proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2024.