Con Metaverso il (video)gioco si fa pericoloso

Facebook – pardon, “Meta” – sta puntando forte sul Metaverso. Ha ufficialmente cambiato il suo nome in Meta Platforms Inc, in una scommessa audace su una nuova interazione di internet che vedrà avatar di noi stessi vivere, lavorare e giocare. E’ questa l’idea di Mark Zuckerberg per rifarsi un averginità dopo il bombardamento di critiche, tardive quanto feroci, su quel che le autorità americane gli hanno lasciato fare impunito per anni, cioè agevolare i contenuti peggiori ma capaci di attirare traffico e non esercitare alcun controllo su quelli pericolosi o addirittura vietati. Ora che le autorità l’hanno capito, ora che il Congresso vuol sembrare Facebook, lui butta la palla in tribuna, fingendo di dividere il gruppo in due (come già fece Google, quando creò la holding Alphabet: ma non cambia niente, padroni e gestione restano gli stessi!) e puntando a un nuovo business ancora peggiore del primo, perché più “addicting”, cioè come un droga capace di creare dipendenza inconsapevole in tanta gente.
Il metaverso è un termine coniato da Neal Stephenson nel romanzo di fantascienza distopica del 1992 “Snow Crash”, che descrive il luogo dove le persone si ritrovano a distanza indossando cuffie per la realtà virtuale (VR). O se volete un riferimento culturale più recente, pensate all’Oasis in “Ready Player One”, il capolavoro di Spielberg che dovrebbe essere messo nei programmi scolastici obbligatori per vaccinare i ragazzi contro questa nuova possibile epidemia di demenza collettiva.
Facebook crede chiaramente che questa sia un’idea il cui tempo è vicino, nonostante le molte sfide tecniche. E dopo che l’azienda è stata criticata per aver impiegato troppo tempo a fare il passaggio dal desktop al mobile nei primi anni 2010, Mark Zuckerberg sembra desideroso di saltare prima di essere spinto questa volta.
Incanalando il motto iniziale di Facebook di “muoversi velocemente e rompere le cose”, la scorsa settimana l’azienda ha adottato ufficialmente il suo nuovo nome e ha detto che cambierà il suo ticker di borsa da FB a MVRS il 1° dicembre. L’unico problema per la grande visione di Zuckerberg è che gli investitori finora sembrano delusi, con le azioni di Meta scambiate vicino al minimo di cinque mesi.
Ma il giochino – e speriamo! – potrebbe non riuscirgli. Tra gli analisti finanziari, anche gli arci tecnofili come Ark Investment Management vedono solo il mercato degli auricolari VR e degli occhiali a realtà aumentata (AR) raggiungere un modesto 20 miliardi di dollari entro il 2025. E Bloomberg Intelligence calcola che ci vorranno almeno tre anni perché Meta venda 15 milioni dei suoi auricolari Quest VR. Questa è una birra piccola rispetto al mercato torreggiante degli smartphone, dove quasi un miliardo sono stati venduti già nel 2013.
Dopo tutto, Meta – insieme al suo grande rivale Google – vuole continuare a dominare il mondo della pubblicità online come un colosso. Si prevede che porterà 114 miliardi di dollari di entrate pubblicitarie quest’anno – circa il 17% dell’intero mercato pubblicitario globale – e non ha intenzione di lasciarselo sfuggire.