Sta diffondendosi, tra i media, una moda tanto cretina da essere insopportabile: aggiungere ai testi che pubblicano (e anche alle foto, ma questo è un altro fatto) una frase, a mo’ di “disclaimer”: “Questo testo è stato elaborato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale”.
È una scemenza colossale. Immaginatevi se Indro Montanelli avesse aggiunto, in calce ai suoi mitici pezzi: “Quest’articolo è stato scritto con l’ausilio di una macchina Olivetti Lettera 22”. O se Calvino avesse aggiunto: “I dati contenuti nel testo sono tratti dall’Enciclopedia Treccani”. O se prima dell’avvento di Chat GPT e delle sue sorelle, qualsiasi giornalista avesse inteso premunirsi con lo scrivere, sempre alla fine di un suo pezzo: “Quest’articolo è stato scritto con l’ausilio di Google per i dati d’archivio e del corretto automatico di Word per i refusi”: sarebbero state super-scemenze, non vi pare?
Ebbene: la demenziale società americana, madre di tanta innovazione ma anche di tutte le scemenze, dilaniata com’è tra le follie maniacali della cultura woke e la spudorata, illimitata e irresponsabile “idrolatria” della libera iniziativa in qualsiasi tecnologia, ha inventato appunto quest’ultima idiozia, dei disclaimer che servono sostanzialmente (anche se non formalmente!) a dire al lettore: guarda che non rispondiamo fino in fondo delle cose che trovi scritte a seguire perché ce le ha scritte l’AI.
Signori, siamo all’assurdo. All’assurdo di un sistema culturale e valoriale incartato, quello americano ed europeo: cerchiamo di capire perché, e cosa possiamo fare per difenderci.
La libertà d’azione che il demenziale iper-liberismo americano ha lasciato ai tech-giant è spaventosa. Con il motore di ricerca monopolista avevano già, di fatto, appiattito il sapere ai voleri dell’inserzione pubblicitaria, e con la Seo mortificato la libertà creativa al livello dei manualetti d’istruzioni del Meccano. Ora, con l’AI, non hanno posto alcun limite né alle falsificazioni involontarie né tantomeno a quelle volontarie, lasciando le persone in balia degli errori e delle truffe. La mistica del fact-checking è stata spacciata dai social come una garanzia, mentre è solo una moneta falsa, autoreferenziale e – come sempre nei casi di “autocontrollo” – è controllore-incontrollabile o, peggio, contrastato dai suoi controllati. L’odioso meccanismo dello scroll infinito e istantaneo di contenuti sempre e solo rudimentali e polarizzati ha concimato e irrigato la malapianta dell’ignoranza e della banalità, servendo la testa dell’opinione pubblica decapitata su un piatto d’argento agli oligopolisti tecnologico-finanziari, sovventori di pupazzi politici.
E pensare che sarebbe così facile invertire la tendenza. Basta poco. Basta applicare ai social e, oggi, all’AI, le stesse regole di sempre usate per i media. Una soprattutto: si deve sempre sapere chi ha scritto o detto qualcosa; e costui deve sempre risponderne.
Basta anonimati. Non si può aprire un account su un social senza depositare un documento di riconoscimento (e filtrare i minorenni!); e un corpo speciale di accertatori, pagati dallo Stato ma con le risorse attinte da una tassa speciale sui tech-giant, procedere a controlli preventivi a tappeto e istruttorie veloci a valle, sulle offese e le falsità pubblicate, chiunque le abbia scritte, con o senza l’AI.
Il punto è che va ripristinata l’etica della responsabilità: e le piattaforme social, da quando sono attive, come oggi gli LLM, sono responsabili di quel che veicolano anche se negano di esserlo. E con essi sono responsabili coloro che usano quei contenuti: devono assumersene paternità e responsabilità.
Economy Group ribadisce qui con assoluta chiarezza di essere sempre stata, di essere ancora e di voler fermamente continuare ad essere nel futuro responsabile di quel che pubblica sulle sue testate. Fino all’ultima sillaba.
È l’eterna storia dell’innovazione. La scoperta tecnologica, in sé, è sempre positiva ma ha sempre un contenuto a doppio taglio. Alfred Nobel inventò la dinamite: arma micidiale, e risorsa preziosa per i costruttori di grandi opere. La scoperta è neutra, l’uso può renderla benefica o malefica. L’importante è che chi la usa se ne assuma la responsabilità.
















