In un contesto globale caratterizzato da cambiamenti epocali di fronte ai quali la nostra società sta cercando di ritrovare se stessa, anche i bisogni delle persone sono mutati, in alcuni casi radicalmente, perché in qualche modo la pandemia prima e la crisi ucraina dopo stanno affermando una nuova scala di valori e di priorità, a tutti i livelli. Di fronte ai nuovi impellenti bisogni sociali e alle sfide future, il welfare pubblico, così com’era stato pensato e impostato in origine, non è più in grado da solo di dare risposte efficaci, nonostante i vari tentativi di intervento per conferire nuovi impulsi all’economia nazionale, per esempio attraverso il Pnrr, o per alleviare il crescente disagio dei cittadini legato alla forte crisi in atto.

Ecco allora che il ruolo delle imprese, e in particolare delle politiche di welfare aziendale nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori, può essere fondamentale in termini di sostegno diretto alle persone e, indirettamente, alla società. «Anche perché, è dimostrato, gli individui che stanno meglio e si sentono aiutati e supportati dall’organizzazione per la quale lavorano sono più motivati a tirar fuori il meglio di sé per dare il proprio personale contributo affinché l’azienda migliori le proprie performance, ottenendo risultati economici migliori, che di conseguenza a cascata fanno bene anche alla comunità», spiega Alberto Perfumo, amministratore delegato di Eudaimon, società leader nei servizi per il welfare aziendale con un team di cinquanta professionisti dislocato sulle due sedi di Vercelli e Milano e specializzato nel trovare soluzioni e servizi su misura dedicati a grandi imprese, Pmi, associazioni datoriali e sindacati.

Non è un caso, dunque, se il 62,5% dei responsabili delle risorse umane di grandi imprese in Italia ritenga che il welfare aziendale sia una priorità e che il 71,9% si dica pronto ad attivare servizi ad hoc per informare nel merito i lavoratori e rispondere ai loro bisogni, secondo quanto emerge dal 5° “Rapporto sul welfare aziendale” promosso proprio da Eudaimon in collaborazione col Censis, di cui sono stati di recente diffusi i dati. «Il welfare aziendale», sottolinea Perfumo, «è uno straordinario strumento per dare attenzione alle persone e per incentivarne l’engagement, anche in risposta a una situazione, rileva il nostro rapporto, in cui il 91,2% dei lavoratori vorrebbe retribuzioni più alte, l’86,5% più servizi di welfare aziendale su ambiti come la sanità e l’assistenza per i figli, il 75,2% maggiore supporto nel rispondere a bisogni sociali quali la non autosufficienza di un familiare, la previdenza, l’istruzione dei figli. In sintesi: più soldi, più welfare aziendale, più aiuto in situazioni di vita difficili».

Ma attenzione, affinché i servizi di welfare aziendale possano rispondere in modo adeguato ai bisogni delle persone è necessario che facciano un salto di qualità e si evolvano in linea con i mutamenti sociali in atto, anche per rispondere a una generale insoddisfazione nei confronti del lavoro (denunciata da oltre l’80% degli intervistati), che negli ultimi due anni di pandemia ha portato sempre più persone a rassegnare le proprie dimissioni. Quello che si sta delineando è un nuovo concetto di welfare aziendale, un welfare moderno lontano da soluzioni preconfezionate e standardizzate, ma invece personalizzato, pensato per ogni singolo membro dell’organizzazione, capace di rispondere al sempre crescente bisogno delle persone di essere riconosciute per quello che sono, nella loro individualità. Un welfare aziendale insomma fondato, come piace dire in Eudaimon, sul concetto di rilevanza sociale.

«Finora si è spesso ridotto il welfare aziendale a un mero strumento di integrazione economica al reddito, un mezzo per ottenere risparmio fiscale, erogare buoni acquisto o servizi assicurativi, in realtà è molto di più e conviene a tutti far proprio questo nuovo modo di intenderlo», sottolinea Perfumo. «Se è vero che gli investimenti in welfare non sono soggetti a cuneo fiscale e contributivo, generando quindi un indubbio vantaggio economico, è anche vero che l’obiettivo finale del welfare aziendale è creare e diffondere benessere, migliorando la qualità della vita dei lavoratori e dei loro familiari attraverso benefit di natura differente. Altrimenti è riduttivo. Deve offrire protezione alle persone, in una società che negli ultimi decenni è molto cambiata, con un sempre minore supporto offerto alle famiglie per esempio dai nonni, e deve supportare le persone su una terza dimensione, più psicologica, emersa molto forte nel nostro rapporto, quella del riconoscimento della loro identità. Le persone hanno bisogno di attenzione, di sentirsi riconosciute come soggetti importanti all’interno della comunità aziendale, come tali bisognose di essere seguite dall’azienda nelle proprie specifiche esigenze».

Eudaimon, che dallo scorso anno è diventata Società benefit, dal 2002 si occupa proprio di intercettare le necessità emergenti e definire piani di welfare ad hoc, fatti di servizi e supporti personalizzati, disegnati sull’unicità dei bisogni del singolo lavoratore, anche per contribuire a generare un clima di armonia nella comunità tra dipendenti. «Analizziamo, progettiamo e costruiamo programmi di welfare cuciti sulle specificità della singola azienda, e quest’attenzione si riflette anche nell’approccio ai nostri utenti finali: promuoviamo un welfare dedito alle persone, che ascoltiamo, consigliamo e orientiamo verso la soluzione più aderente ai singoli bisogni», spiega Perfumo. «Riteniamo fondamentale costruire un progetto unico e improntato sulle caratteristiche del cliente. Per questo studiamo a fondo la realtà aziendale e ci focalizziamo su quei servizi che possono fare la differenza per i collaboratori di quella comunità, insistendo per offrire soluzioni capaci di rispondere ai veri bisogni delle persone, che possono andare dalla cura dei figli all’assistenza a coloro che si occupano di familiari fragili, passando per tanti altri campi d’applicazione. Lo facciamo accompagnando le persone anche in un percorso di comprensione dei vari servizi e di consapevolezza dei propri bisogni più profondi che talvola rischiano di rimanere poco chiari e nebulosi anche ai diretti interessati». Non è un caso che Eudaimon abbia nel coaching il tratto distintivo del proprio metodo e sia stata la prima azienda in Italia a utilizzare il Welfare Coach, figura consulenziale capace di ascoltare i collaboratori, comprenderne i bisogni e accompagnarli nell’individuazione delle soluzioni migliori alle proprie necessità. Un accompagnamento che ora ha trovato una valida sponda anche nella tecnologia. È stata, infatti, appena lanciata Euty, un’app molto innovativa per informare, orientare e offrire alle persone i servizi più adatti ai propri bisogni e soprattutto risposte a portata di mano con articoli, pillole video, coaching e webinar suddivisi per aree tematiche. «Abbiamo intervistato centinaia di lavoratori per individuare le tematiche che più spesso generano smarrimento a causa della loro complessità», racconta Perfumo. «Ne è emersa l’esigenza di raccogliere questi temi in uno strumento semplice e chiaro, disegnato per aiutare le persone, tramite un percorso dedicato, a compiere scelte consapevoli in ambiti quali quello finanziaro e fiscale, della genitorialità e della gestione familiare, della burocrazia e della cura dei familiari fragili, del supporto psicologico e del worklife balance, dell’empowerment femminile e dell’inclusione. Temi quanto mai attuali e di fronte a cui il welfare aziendale può fare molto, anche in un’ottica di innovazione sociale, arrivando lì dove quello pubblico non riesce a offrire il proprio sostegno per garantire un maggiore benessere alle persone».

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