Sempre meno petrolio, sempre più vecchie moquette e reti da pesca dismesse recuperate dal mare, salvando così la vita a tanti delfini e tartarughe marine che ne sarebbero rimasti altrimenti prigionieri e vittime: sono le materie prime utilizzate da Aquafil per creare il filo di nylon con il quale si producono nuova moquette e anche abbigliamento sportivo. Una scelta ecologica nel segno dell’economia circolare che si è rivelata produttiva e vincente, come dimostrano il fatturato 2016 a 483 milioni e la quotazione al segmento Star del mercato MTA di Borsa Italiana, prevista per metà novembre in seguito alla fusione con Space3, da cui arriveranno nuove importanti risorse.

Primi in Europa, secondi nel mondo

«Nel 2016 quasi il 35% della produzione è derivata da materiale rigenerato con il nostro sistema Econyl. Una quota che sta crescendo in modo costante, il nostro obiettivo è arrivare al 100% nel giro di 7 anni» dice Giulio Bonazzi, presidente e amministratore delegato di Aquafil, che nella produzione di filo per pavimentazione tessile è leader di mercato in Europa e secondo player globale. Ma per arrivare a questi risultati ci sono voluti anni di faticosa messa a punto: «Per fortuna abbiamo abbondantemente sottostimato le difficoltà. Siamo partiti con un progetto per rigenerare le materie prime riciclando reti da pesca e altri scarti. Ma presto ci siamo resi conto che la composizione di tante reti e tappeti era diversa da quel che ci aspettavamo. L’avessimo saputo forse non saremmo partiti, un minimo di mancanza di conoscenza è stata importante» dice Bonazzi. Ma le difficoltà incontrate sono state anche altre: «la logistica sembra facile ma non lo è affatto. Un giorno all’inizio del progetto mi chiamano dallo stabilimento in Slovenia dedicato al progetto Econyl. Era arrivato un camion con una rete da pesca. Mi chiedono: come facciamo a scaricarla? C’è voluto un giorno intero solo per capire come scaricare il camion. Sembra un aneddoto ma è la realtà, abbiamo dovuto affrontare problemi più complessi del previsto. Inoltre nel 2011 il petrolio era molto più costoso, siamo passati da 120 dollari al barile a 45-50. Abbiamo dovuto mettere a punto un processo in grado di competere con un petrolio a prezzi molto più bassi di quel che credevamo all’inizio» spiega ancora l’ad. All’inizio la qualità ottenuta con il processo di rigenerazione non era ottimale e il costo era fuori mercato. Ma a differenza di altre aziende multinazionali che ci avevano già provato senza successo, e avevano gettato la spugna, Aquafil ha insistito e alla fine è stata premiata. «Fortunatamente lavorano per me persone eccezionali per impegno e professionalità.

Nel 2016, chiuso con un fatturato di 483 milioni, il 35% della produzione è derivata da materiale rigenerato. l’obiettivo è arrivare a breve al 100%

Con tanto lavoro abbiamo definito un processo produttivo a costi contenuti, e oggi il sistema Econyl procede benissimo. Da quest’anno il nostro materiale è competitivo nonostante il basso prezzo del petrolio. Troviamo sempre più materie prime, cioè scarti, il mondo ne è pieno. Le reti da pesca vengono dal Mediterraneo, dal Sudamerica, dall’Oceano Indiano, da Paesi come Olanda, Scozia, Norvegia, Canada, Stati Uniti, India, Pakistan, Thailandia, Australia. Abbiamo costituito un’organizzazione non governativa insieme a una Ong e a un produttore di calze olandesi. Procuriamo i fondi a sommozzatori professionisti per recuperare le reti da pesca. In Italia lavoriamo con Legambiente, stiamo mettendo a punto un primo progetto pilota» aggiunge Bonazzi.

Prossima fermata: USA

L’Econyl regeneration system permette di ottenere da reti da pesca e vecchie moquette una materia prima che ha la stessa qualità di quella derivata dal petrolio: «Abbiamo messo a punto un processo di depolimerizzazione: il polimero che costituisce il materiale plastico torna allo stadio precedente, viene disaggregato e torna ad essere un monomero puro. Così mentre una bottiglia in pet colorata che viene rifusa subisce un peggioramento delle caratteristiche meccaniche e limiti nella parte estetica, perché mantiene lo stesso colore, con il nostro processo otteniamo prestazioni identiche a quelle che si hanno utilizzando il petrolio e nessuna limitazione estetica, da uno scarto verde possiamo fare un foglio giallo, bianco, beige, marrone… Il consumatore vuole prodotti sostenibili, ma devono essere anche belli» spiega l’ad. Il gruppo Aquafil ha 14 siti produttivi in Europa, America e Asia, con circa 2700 collaboratori. Prossima mossa l’apertura di un nuovo impianto negli Stati Uniti, precisamente a Phoenix, Arizona, per la raccolta e la lavorazione di moquette e tappeti usati. L’investimento previsto è di 11 milioni di dollari nei prossimi tre anni.

«il consumatore vuole sempre più prodotti sostenibili, e il mondo è pieno di scarti che possono diventare materie prime»

L’obiettivo è recuperare direttamente la moquette esausta senza passare dalla discarica, e suddividere i materiali cosicché solo il 35% di nylon possa essere mandato all’impianto di trasformazione per rigenerarlo con il sistema Econyl. Considerato che negli Stati Uniti quando si entra in un appartamento non sempre si imbiancano le pareti, ma sempre si cambia la moquette, la materia prima non manca. Altri impianti di questo tipo sono previsti nei prossimi anni, non necessariamente negli Usa. C’è insomma di che essere ottimisti: «per quest’anno prevediamo una crescita del fatturato a 510/530 milioni di euro, con un Ebitda a 70/73 milioni (da 65)» conclude Bonazzi.

A META’ NOVEMBRE LO SBARCO IN PIAZZA AFFARI 

Prima la fusione per incorporazione di Aquafil in Space 3, poi a metà novembre la quotazione della stessa Aquafil al segmento Star del mercato MTA di Borsa Italiana. Una svolta per il gruppo fondato nel 1969 ad Arco, in Trentino, che prelude a una crescita importante. «Dalla business combination con Space 3 arriveranno 45 milioni di euro per un aumento di capitale» dice Giulio Bonazzi. «Li utilizzeremo in due direzioni – annuncia il numero uno di Aquafil – prima di tutto la crescita per linee interne, soprattutto per incrementare la capacità produttiva e il recupero di competitività del nostro processo di rigenerazione Econyl. Inoltre ci guardiamo intorno, potremmo acquisire qualche azienda interessante del settore e crescere per linee esterne. Una cosa è sicura, l’azienda vuole crescere, e più rapidamente di quanto fatto fino ad ora, anche se già nell’esercizio in corso si è registrato un significativo incremento della redditività e della generazione di cassa del Gruppo per effetto degli importanti investimenti realizzati nell’ultimo triennio».