di Marco Cuchel, presidente ANC
Le elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili si sono concluse. Come sempre accade nei passaggi democratici, il voto va rispettato. Ma il voto, da solo, non esaurisce il significato di ciò che è avvenuto in questi mesi.
La recente campagna elettorale ha rappresentato molto più di una competizione tra liste. È stata l’occasione per riportare al centro temi che per troppo tempo una parte rilevante della categoria ha avvertito come marginalizzati: il rapporto tra centro e territori, la trasparenza nelle scelte, il valore dell’ascolto, la tutela delle competenze professionali, il ruolo concreto del Consiglio Nazionale a servizio degli iscritti.
Per quanto ci riguarda, l’esperienza di queste settimane non indebolisce nulla. Al contrario, rafforza convinzioni e responsabilità. Il confronto che si è sviluppato tra colleghi, Ordini territoriali, associazioni e professionisti dimostra che nella categoria esiste una domanda forte di partecipazione, di merito e di rappresentanza autentica. È da qui che occorre ripartire.
ANC continuerà dunque con continuità il proprio lavoro, nella consapevolezza che i risultati non si misurano soltanto negli esiti elettorali, ma nella capacità di incidere nel dibattito professionale e di mantenere accesi i riflettori sui problemi reali degli studi e dei contribuenti.
Tra questi problemi, il primo resta il sistema fiscale italiano.
La riforma avviata dal Governo ha avuto certamente un merito: tentare di mettere ordine in un quadro normativo che da anni denunciamo come eccessivamente frammentato, spesso contraddittorio, talvolta persino schizofrenico. In Italia convivono troppe disposizioni, stratificate nel tempo, che rendono difficile la vita a cittadini, imprese e professionisti.
Tuttavia, mettere ordine non equivale automaticamente a semplificare. Ed è qui che, a mio avviso, si colloca il limite principale dell’intervento riformatore.
I testi unici in fase di emanazione, pur avendo il pregio di raccogliere norme sparse in contenitori organici, non sembrano aver ridotto in modo significativo la complessità complessiva del sistema. In molti casi si è proceduto a un riordino, a una razionalizzazione formale, più che a una vera semplificazione sostanziale.
Ci aspettavamo qualcosa di più. Ci aspettavamo un nuovo rapporto tra fisco e contribuente, ma anche un nuovo rapporto tra fisco e professionisti.
Il commercialista non è un intermediario burocratico. È un presidio tecnico di legalità, un interprete qualificato delle norme, un soggetto che può contribuire in modo decisivo all’efficienza amministrativa. Per questo continuiamo a sostenere che il professionista debba poter contare su canali di interlocuzione strutturati e preferenziali con l’Agenzia delle Entrate.
Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di perseguire efficienza.
Se negli uffici si presentano decine di contribuenti privi di assistenza tecnica, il sistema inevitabilmente rallenta. Se invece il confronto avviene con professionisti qualificati, molte questioni si definiscono più rapidamente, con vantaggio per l’Amministrazione, per il contribuente e per la qualità del servizio pubblico.
Un altro punto decisivo riguarda la rappresentanza istituzionale della categoria.
La rappresentanza deve certamente dialogare con la politica, perché le decisioni legislative incidono quotidianamente sul nostro lavoro. Ma deve farlo con autonomia, con equilibrio e con competenza tecnica. Non per compiacere maggioranze di turno o governi pro tempore.
I governi cambiano. Le maggioranze cambiano. La professione resta.
E proprio perché la professione resta, chi la rappresenta deve avere il coraggio di evidenziare criticità, errori applicativi, incoerenze normative e ricadute concrete delle scelte legislative nella vita reale di imprese e cittadini.
Quando invece la rappresentanza si limita ad assecondare o promuovere senza spirito critico ogni novità normativa, corre il rischio di smarrire la propria funzione.
Per questo il voto si è concluso, ma il lavoro no.
Continueremo a monitorare la produzione normativa, a segnalare anomalie, a formulare proposte, a chiedere semplificazione vera, tutela delle competenze e rispetto per il ruolo sociale dei commercialisti.
Il sistema fiscale italiano ha ancora bisogno di una riforma nel senso pieno del termine: costruita con il contributo di professionisti, economisti e competenze qualificate, capace di garantire gettito senza opprimere, contrastare evasione senza paralizzare, offrire regole chiare senza moltiplicare adempimenti.
È una sfida che riguarda il Paese. E noi continueremo a fare la nostra parte.

















