Milano riparte dalle automobili, ovvero la prima grande manifestazione post covid, il Mimo, Milano Monza Motor Show, è stata dedicata a loro. Fa specie per una città, o meglio per un’amministrazione comunale che ha passato gli ultimi dieci/quindici anni a combatterle ad ogni costo, ma, come per un miracolo o per un ribaltamento culturale, purtroppo temporaneo, le vie del centro sono state invase per tre giorni da decine di auto, supercar, moto, da piazza San Babila fino al Castello, in un tripudio di motori e carrozzerie. Tanta gente, milioni di fotografie che naturalmente hanno fatto il pieno sui social e, nonostante il caldo, molto entusiasmo tra chi passeggiava per le strade del centro della città. Insomma, un innegabile successo per una formula nuova di manifestazione che ha mischiato persone e automobili senza nessun vincolo, in completa libertà.

Oltre 130 modelli esposti all’aperto in una mostra gratuita che ha rivoluzionato il concetto di expo

Oltre 130 modelli erano esposti all’aperto, per le strade del centro di Milano, in una mostra gratuita per il pubblico che, passeggiando per corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo, piazza della Scala, via Mercanti e via Dante, ha potuto vedere le proposte di 64 brand espositori, a quattro e a due ruote. L’elenco è lungo, segno che il settore voleva ripartire a tutti i costi dopo la lunga astinenza dalle manifestazioni causa Covid. In rigoroso ordine alfabetico erano presenti: Alfa Romeo, Aprilia, Aston Martin, Audi, Automobili Lamborghini, Bentley, Bmw, Bmw Motorrad, Bugatti, Cadillac, Citroën, Corvette, Cupra, Dallara, DR, DS, Ducati, Enel X, Evo, Ferrari, Fiat, Ford, Garage Italia, Harley Davidson, Helbiz, Hyundai, Honda, Jaguar, Jeep, Kawasaki, Kia, Lancia, Land Rover, Lexus, Mak Wheels, Maserati, Mazda, McLaren, Mg, Militem, Mini, Mitsubishi, Mole Automobiles, Moto Guzzi, MV Agusta, Opel, Pagani, Pambuffetti, Peugeot, Pirelli, Porsche, Renault, Seat, Seat Mò, Škoda, Suzuki, Tazzari EV, Toyota, Volkswagen e Zero Motorcycles. 

Ogni automobile in mostra  era dotata di un totem con un QR che forniva tutte le informazioni tecniche di ciascun modello, le immagini, i video e i link per prenotare prove su strade e al configuratore. «Con il QR» ha spiegato Andrea Levy, presidente del Milano Monza Motor Show «i visitatori potranno passeggiare e conoscere i modelli in pedana, limitando al minimo le interazioni con il personale dei brand, e con le diretta streaming potremo portare le anteprime mondiali e le installazioni nelle case di tutti gli italiani. Il Mimo del 2021 è frutto del lavoro con i nostri partner (Regione Lombardia, Comuni di Milano e Monza, Aci e Aci Milano, ndr): l’obiettivo era di creare una situazione in cui far combaciare il desiderio di ripartenza di un intero sistema con la necessità di farlo in totale sicurezza, in linea con le disposizioni sanitarie, e siamo soddisfatti nell’aver creato una formula ibrida in grado di soddisfare entrambe le esigenze».

La palma della regina della manifestazione se la sono giocata la Pagani Huayra e la Bugatti bolide

All’Autodromo Nazionale Monza si sono, invece, svolte le attività in pista dedicate ai grandi club e collezionisti privati e accessibile solo su invito. A unire i due momenti della manifestazione ci hanno pensato due parate di auto di superlusso che hanno abbandonato le pedane statiche, si sono messe in moto e hanno raggiunto l’autodromo. In fila tra i settanta modelli della colonna c’erano quattro Bugatti del valore complessivo di almeno una ventina di milioni di euro, quattro Lamborghini, due McLaren, una hypercar fatta in Umbria da Pambuffetti che vale circa 1,5 milioni di euro, quattro Pagani, due Ferrari, una Karma, una Chevrolet Corvette C8 Stingray, una Maserati MC20, due Dallara Stradale, una Bentley Continental GT V8 Mulliner, una Suzuki Misano, una Porsche Taycan Turbo S e una Aston Martin. Hanno acceso i motori, si sono messe una dietro l’altra, sono salite sul palco e sono partite proprio davanti al Duomo per poi passargli a fianco e dare modo ai fotografi di scattare immagine uniche.  

Non c’è stato nessun contest tra le auto, ma la palma di regina della manifestazione se la sono giocata la Pagani Huayra (un motore da 6 litri e 730 cavalli, prodotta solo in cinque esemplari e venduta a oltre 6 milioni di euro) battuta, però, dalla Bugatti Bolide che è una vettura che ha un motore a 16 cilindri da 8 litri quadriturbo che può solo essere alimentata da un carburante specifico a 110 ottani e che promette velocità massime nell’ordine dei 500 chilometri all’ora. Il costo? Una decina di milioni per averla in garage. Un prezzo davvero esagerato anche se confrontato con tutte le altre supercar presenti a Milano, ma in ogni caso per tutte vale quanto diceva un venditore di Rolls Royce, tra l’altro assente alla prima edizione del Mimo: se domandate il prezzo vuol dire che non potete permettervela.

E le auto verdi? La maggior parte dei modelli per comuni mortali presentati sulle strade del centro di Milano era elettrico o era in qualche misura ibridato con una batteria perché ormai le case automobilistiche hanno capito che non possono fare a meno di averle a listino e di cercare di venderle. Poi, lontano dagli occhi e lontano dal cuore, in piazza Castello c’erano oltre 70 vetture elettriche e ibride a disposizione dei visitatori nei test drive aperti fino alla sera. Bisognava prenotarsi online, ma ancora gli organizzatori non hanno fornito dei numeri su quante auto siano state effettivamente provate nei tre giorni della manifestazione.  

A trionfare sono state le auto dei sogni che al massimo si possono acquistare nei videogiochi come granturismo

In ogni caso a trionfare sono stati i sogni, le auto che quasi nessuno può permettersi, quelle che al massimo si possono acquistare nei videogiochi, come GranTurismo. Ragazzi e ragazze, uomini e donne, persino i bambini piccoli erano affascinati come davanti ad opere d’arte, come se fossero la prova dell’ingegno dell’uomo. Persino il sindaco di  Milano, Beppe Sala, che, con il suo predecessore, ha fatto di tutto per impedire l’uso delle auto in città, ha dovuto passare in rassegna i modelli delle supercar con gli organizzatori dell’evento e i vertici delle case automobilistiche, ma, vista la sua scomodissima posizione di candidato della nuova lista verde, lo ha fatto senza mostrare nessuna partecipazione, mani nelle mani, senza un sorriso. Per dovere. Ha danzato su un filo, il sindaco, che non ha detto una parola sul palco durante la presentazione dell’evento con gli altri attori istituzionali, ma con i giornalisti, per forza, ha dovuto dire qualcosa sulle polemiche sollevate da alcune associazioni che dovrebbero essere l’ossatura della sua nuova compagine politica: «È necessario» si è inventato il sindaco «essere più ambientalisti, ma anche essere molto pragmatici. Attraverso un’impronta ambientalista ai nuovi investimenti potremo dimostrare che si può essere attenti all’ambiente e creare lavoro». Poi ricordando che stavamo parlando di automobili, ha aggiunto: «Per me la questione è auto diverse e mi pare che questa manifestazione vada in questa direzione». Il “pare” del sindaco ci sta tutto dopo essere appena passato accanto a una serie di supercar rigorosamente a benzina che emettono cinque o sei volte la CO2 delle normali utilitarie.

La mattinata deve essere stata particolarmente difficile per il sindaco che, forse per bilanciare il colpo è tornato in Comune e ha firmato il ripristino di tutti i divieti alla circolazione (Riattivazione di Area B, ripristino degli orari normali di Area C (7.30-19.30), della sosta regolamentata negli spazi a pagamento (strisce blu) e in quelli riservati ai residenti (strisce gialle) e del divieto di sosta per la pulizia delle strade. Insomma, l’auto a Milano è stata per tre giorni un piacere, per il resto dell’anno rimane un problema.