Come Houdini si può sfuggireai ceppi fiscali senza romperli

I vocabolari descrivono come «escapologia» la capacità di un prestigiatore di sapersi liberare da costrizioni fisiche. Harry Houdinì, per intenderci, l’illusionista ungherese-statunitense che nei primi anni del Novecento si faceva immergere incatenato in un grosso cilindro di cristallo riempito d’acqua e ne emergeva libero in meno di due minuti, è stato il principe degli escapologi. Un secolo più tardi, Gianluca Massini Rosati, nato a Orvieto 35 anni fa, è invece l’inventore dell’«escapologia fiscale», un sistema che definisce basato sulla pianificazione, del tutto legale (vedi intervista nelle pagine a seguire), mescolandola con una discreta aggressività anti-fisco e un’elevata dose di competenza in materia. Non è un commercialista né un fiscalista, Massini: di sé dice che è semplicemente un imprenditore. È però anche figlio di un artigiano e di una commerciante, e attraverso i loro occhi (e le loro pene) ha visto tutti i possibili guai del fisco italiano. Per questo ha deciso di creare un corso di studi destinato agli imprenditori. Massini parte dall’idea, a suo modo eroica, che nonostante le vessazioni del fisco italiano un imprenditore oggi possa ancora lavorare in questo Paese. L’escapologo, infatti, è convinto che sia possibile mantenere la pressione tributaria sotto certi livelli disastrosi. Legalmente, però, e senza mai frodare il fisco: al contrario, usando tutti i sistemi leciti a disposizione, e giostrando tra leggi e burocrazia.

L’obiettivo è di non frodare mai il fisco ma, al contrario, usare tutti i sistemi leciti a disposizione, e giostrando tra leggi e burocrazia

Le competenze che l’escaologo propone nel suo corso, va detto, purtroppo oggi mancano alla maggior parte degli operatori economici. E i risultati si vedono. Secondo il sondaggio condotto a metà maggio da Index Research per Economy tra 600 piccoli-medi imprenditori e artigiani italiani (un campione rappresentativo dell’universo delle piccole e medie imprese italiane), l’87,6% degli intervistati ritiene il nostro sistema fiscale «ingiusto e vessatorio». La responsabilità maggiore viene imputata ai governi (il 65,4% del campione), ma anche all’Agenzia delle entrate e a Equitalia (21,6%); solo il 6,8% degli intervistati attribuisce la colpa dell’eccesso di pressione fiscale a chi evade. Il risultato? l’80,9% dice di non sentirsi cittadino, ma suddito. Massini, con il suo metodo, vuole proprio indicare la strada per riacquistare dignità e libertà. La sua filosofia si basa su tre assunti fondamentali. Primo: in Italia gli sgravi fiscali esistono, ma sono nascosti da una burocrazia che li rende inaccessibili a chi non è più che esperto. Secondo: l’imprenditore non ha né la cultura né il tempo per dedicarsi allo studio delle più efficaci strategie fiscali (e così si fa del male da solo).

Terzo: l’imprenditore sbaglia tutto anche nel rapporto con il suo commercialista, perché non lo considera un «business partner», ma solamente un costo necessario. È questo, di certo, l’errore più grave, reso ancor più evidente dai risultati del sondaggio Economy-Index Research: soltanto un imprenditore su 100 si confronta con il suo commercialista più di sei volte l’anno, e appena lo 0,4% degli intervistati ritiene che il lavoro del professionista abbia un impatto sul peso del suo carico tributario. Da questi errori di valutazione Massini deduce che sia necessario offrire alle imprese un nuovo tipo di educazione fiscale. L’escapologo ha così sintetizzato nel suo corso ben 59 diverse strategie di auto-difesa. Ma anche le più elaborate tecniche vengono spiegate con un linguaggio semplice. Massini insegna le strategie «lecite» e anche quelle «illecite», sconsigliando però caldamente le seconde: il confronto ha l’unico scopo di evidenziare le differenze, spesso non immediate, tra elusione, evasione e illiceità. Il risultato è una guida d’immediata applicazione, che propone soluzioni concrete. Ecco perché Massini sostiene di riuscire davvero a liberare le menti dei «sudditi fiscali», come in un gioco di prestigio. Il suo corso, denominato «Masterclass», colma di fatto un vuoto culturale e offre all’imprenditore una strumentazione che purtroppo nessun commercialista, nemmeno il più disponibile, sa dare al suo cliente. Il corso di «escapologia fiscale», lanciato 15 mesi fa, è già un successo: ha sei edizioni l’anno, e gli imprenditori che vi partecipano pagano poco più di mille euro per confrontarsi con commercialisti specializzati nel risparmio fiscale.

L’escapologo ha sintetizzato nel suo corso ben 59 strategie di auto-difesa. Ma anche le più elaborate sono spiegate con un linguaggio semplice

Massini dice di avere già «venduto» oltre 7.000 corsi, per un fatturato di oltre 1milione di euro. Tra i messaggi che le lezioni di escapologia fiscale cercano d’instillare negli allievi, al primo posto c’è il pressante consiglio di evitare soluzioni border line e di non accettare mai suggerimenti scontati ed errati, per esempio l’esterovestizione aziendale. Uno dei segreti che vengono rivelati ai partecipanti riguarda poi il sistema per scegliere il commercialista più adatto alle proprie esigenze in base alle sue competenze e alla sua preparazione. Massini sostiene di poter garantire a chi adotta correttamente i suoi metodi un risparmio che può superare agevolmente il 20% del carico fiscale, arrivando a punte del 45%, e sempre consentendo alle aziende di restare a produrre in Italia.

I risultati analizzati sul lavoro svolto dalla rete dei commercialisti esperti in risparmio fiscale che l’escapologo ha formato e con i quali collabora sono notevoli: viene stimato un risparmio medio del 40% sull’imposizione fiscale. Anche alcuni casi concreti lo confermano: un’azienda italiana, leader europea nel trasporto alimentare (1 milione di Ebit), tra Ires e Irap pagava 290 mila euro; dopo il corso di escapologia fiscale, la cifra si è ridotta a 248 mila euro, con un risparmio di 42 mila. Un’agenzia di prestiti personali ha visto calare le imposte pagate dal 36 al 25% del fatturato: da 250 mila a 175 mila euro. Una ditta individuale attiva nell’alimentare è riuscita a far crollare la sua pressione fiscale dal 70% (280 mila euro) al 37,5% (150 mila euro). Un’impresa padovana che opera nella fotografia è riuscita a ridurre le tasse dal 45 al 30% del suo giro d’affari. Sono tutte storie vere, garantisce Massini: i nomi delle ditte sono «oscurati», ma chiunque voglia la documentazione di verifica può ottenerla. Altro che Houdinì.