La Partita Iva è lo strumento fondamentale che serve a lavoratori autonomi, liberi professionisti e anche aziende, per operare nel rispetto del regime fiscale che vige in Italia. Ma essenzialmente, cosa è la Partita Iva? Proviamo a capire a cosa serve e cosa è necessario fare per aprirla.
Partita Iva, cos’è
Iniziamo col dire che la Partita Iva consiste in un codice, composto da 11 cifre, necessario per identificare la persona fisica o giuridica a cui si riferisce in maniera univoca. Inoltre, al codice della Partita Iva viene anteposta la sigla dello Stato di appartenenza (ad esempio, il codice di un contribuente italiano presenterà all’inizio il codice IT, seguito poi da 11 cifre). Le suddette cifre, inoltre, non sono casuali: le prime 7 permettono di identificare il contribuente e la sua attività lavorativa: si riferiscono, quindi, all’azienda o persona in maniera inequivocabile; le 3 successive, invece, servono per una localizzazione territoriale; l’ultima funge da controllo.
Ma a cosa serve la Partita Iva? È lo strumento tramite cui lavoratori autonomi, liberi professionisti e aziende private possono fare compravendita di beni e servizi. I lavoratori autonomi non sono subordinati ad un’azienda, ma sono i datori di lavoro di loro stessi. La Partita Iva è, quindi, un mezzo essenziale per poter lavorare in maniera indipendente ed erogare i propri servizi, rispettando la legislazione italiana, emettendo fatture, pagando i contributi e la previdenza sociale.
Come aprire la Partita Iva
Come si apre la Partita Iva? La domanda deve essere inoltrata dalla persona fisica interessata, compilando il modello AA9/12 e inviandolo all’Agenzia delle Entrate. Inoltre, la Partita Iva può essere aperta anche da un intermediario abilitato, tramite la delega dell’interessato: in particolare, si tratta di professionisti come commercialisti, tributaristi, consulenti del lavoro, ma anche presso i CAF. Comunque sia, l’apertura e l’avvio delle prestazioni professionali si avrà con il rilascio del codice IVA, che avverrà contestualmente all’invio del suddetto modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, che si utilizza per dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini iva.
Una volta aperta la Partita Iva, non si devono seguire delle regole particolari: queste sono uguali per tutti i contribuenti; quello che può variare, invece è il regime di applicazione dell’Iva. Può succedere, infatti, che l’imposta sul valore aggiunto sia diversa, a seconda dei servizi erogati dal contribuente.
In Italia vi è un tasso di aliquota minima, che è pari al 4%; questa viene applicata ai beni di prima necessità, come latte, pane, ecc. Invece, per l’edilizia si applica un’aliquota agevolata del 10% per spese di ristrutturazione, mentre l’aliquota ordinaria in Italia raggiunge il 22%, per tutti gli altri beni e servizi. Quindi, una volta individuata l’aliquota che deve essere applicata in base al servizio/bene erogati, i contribuenti devono versare allo Stato la percentuale dovuta.
Ci sono, però, delle eccezioni: il lavoratore, cioè, può chiedere di lavorare in un regime forfettario, agevolato, semplificato, in base alle aliquote di reddito del professionista/ azienda.
















