Doveva essere la cassaforte digitale più difficile da violare, isolata dalla rete e costruita per custodire le chiavi di accesso lontano da occhi indiscreti. Invece, un errore nascosto nel firmware dei wallet Coldcard avrebbe ridotto drasticamente la casualità necessaria a generare i seed, trasformando una barriera crittografica in uno spazio di ricerca affrontabile. Il risultato è una delle operazioni più rapide e chirurgiche osservate sulla blockchain: 594,5 Bitcoin, circa 38 milioni di dollari, sottratti da 500 indirizzi in pochi minuti.
La casualità tradita dal software
Il problema nasce dall’integrazione tra il firmware Coldcard e una libreria utilizzata per produrre numeri casuali. Il dispositivo avrebbe dovuto affidarsi al generatore hardware, ma un controllo incompleto ha indirizzato la creazione delle chiavi verso un algoritmo deterministico, alimentato soprattutto dal numero identificativo del chip e dai registri temporali del processore. Elementi non realmente segreti, che possono restringere la ricerca fino a rendere il seed prevedibile per un attaccante dotato di risorse tecniche adeguate. La modifica vulnerabile risale al marzo 2021, quando la generazione dei wallet venne trasferita alla libreria libNgU. Secondo Block, sul Mk3 la casualità crittografica prevista non veniva aggiunta correttamente; Coinkite stima oggi uno spazio effettivo di circa 40 bit, molto lontano dai livelli di sicurezza attesi. Il codice era pubblico, ma la presenza di due implementazioni con la stessa interfaccia avrebbe nascosto per anni il percorso software errato anche durante le revisioni.
Cinquecento portafogli svuotati in sequenza
L’operazione è stata registrata nelle prime ore del 30 luglio 2026. Tra i blocchi 960188 e 960191 sono state eseguite 500 transazioni, con il prelievo di 1.324 UTXO appartenenti ad altrettanti indirizzi a firma singola. Il valore complessivo ha raggiunto 594,5 BTC, mentre 562 Bitcoin sono stati successivamente concentrati in un solo indirizzo, ancora inattivo al momento dell’analisi pubblicata da Atlas21. La distribuzione delle vittime suggerisce un’operazione preparata con attenzione: nessun indirizzo conteneva meno di 0,15 Bitcoin, molti fondi erano rimasti fermi per anni e alcuni wallet avevano ricevuto versamenti periodici. L’assenza di configurazioni multisignature tra gli indirizzi colpiti rafforza l’ipotesi che l’attaccante disponesse di chiavi ricostruite, più che di un accesso diretto ai singoli dispositivi. Il collegamento definitivo tra il bug e l’intero furto resta comunque oggetto di indagine tecnica.
L’allarme si estende ai modelli più recenti
L’avviso iniziale riguardava soprattutto i Coldcard Mk3 aggiornati dalla versione 4.0.1 in avanti. Il successivo approfondimento di Coinkite ha però incluso anche i seed generati sui modelli Mk4 e Mk5 prima del firmware 5.6.0 e sul modello Q prima della versione 1.5.0Q. Su questi dispositivi l’entropia sarebbe stata di circa 72 bit, superiore a quella del Mk3 ma ancora inferiore all’obiettivo previsto di 128 bit. Coinkite ha pubblicato firmware correttivi per i prodotti più recenti, ma l’aggiornamento non modifica le chiavi già create. Gli utenti potenzialmente coinvolti devono generare un nuovo seed dopo avere installato il firmware sicuro e trasferire i fondi, iniziando preferibilmente con una transazione di prova. L’azienda precisa che l’aggiunta originaria di almeno 50 lanci di dado indipendenti può avere fornito sufficiente entropia aggiuntiva, mentre una passphrase robusta rappresenta una barriera separata ma non sostituisce la migrazione.
Bitcoin recupera, ma gli scambi restano sottili
Il caso Coldcard arriva mentre Bitcoin prova a consolidare la ripresa dopo le forti perdite di giugno. Alla mattinata del 31 luglio la criptovaluta valeva circa 63.900 dollari e registrava un progresso mensile vicino al 9,3%. Il prezzo ha quindi assorbito la notizia senza una reazione evidente, ma il recupero si sviluppa in un mercato caratterizzato da una partecipazione ridotta.















