Sono passati solo quattro anni da quando Pasqualino Monti è arrivato a Palermo come presidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare di Sicilia occidentale: ischitano, 47 anni, è apparso subito –alla sonnacchiosa comunità siciliana- come un alieno. Uno, per intenderci, che parlava di recuperare in pochi anni un gap infrastrutturale di 5 decenni, di restituire alla città di Palermo il suo rapporto con il porto e con il mare da troppo tempo negato e di “rivoluzionare” un’infrastruttura strategica rendendola fruibile, appetibile dal mercato e –perché no?- bella da vivere.

Tornare al porto di Palermo, dopo 4 anni, significa capire che il pragmatismo e la progettualità pagano, anche in una terra difficile come la Sicilia. E si capisce innanzitutto da una cosa: parlare di tutte le cose che sono già state realizzate o che sono in fase di progetto  avanzato è troppo difficile, perché sono troppe. 

Nel Pnrr sono state inserite solo tre opere portuali: oltre a Palermo figurano infatti anche Livorno e Genova

Urge scegliere: quindi iniziamo dal fatto che anche Mario Draghi ha premiato il valore di questo campano trapiantato in Sicilia, nominandolo tra i 28 commissari straordinari ai quali è demandato il compito di sbloccare 57 progetti, vitali per il Paese, inseriti nel Pnrr. Monti si è trovato, quindi, tra i “saggi” di Draghi, e la cosa lo mette davanti ad ancora più responsabilità: «Solo tre opere portuali sono state inserite nel Pnrr: a Genova, Livorno e Palermo» spiega il presidente «Siamo quindi gli unici dell’Italia centro-meridionale: è stata premiata la nostra progettualità, portata con impegno e dedizione, e in brevissimo tempo, a un livello esecutivo tale da renderla immediatamente cantierabile. Se questo primato da un lato mi riempie di orgoglio, dall’altro mi fa capire come sia urgente applicare tutte le nostre energie – e con “nostre” intendo della squadra con la quale mi onoro di lavorare – per portare a termine i lavori. Il commissariamento consentirà di agire con rapidità e con un grado di assunzione di responsabilità molto elevato: ciò non ci spaventa, consapevoli come siamo di proseguire nel grande progetto di porre la portualità siciliana al centro del mercato mediterraneo.  La nostra deadline è il 2026, ma siamo certi di concludere entro il 2024».

Riguardo ai progetti che rientrano nel Piano, troviamo l’interfaccia porto-città e la realizzazione di un bacino da 150.000 Tpl per la costruzione di navi di grandi dimensioni, ed entrambi si inseriscono perfettamente nel percorso iniziato da Monti 4 anni fa: «Tutto ciò che finora abbiamo realizzato» continua il presidente «e cioè opere importanti come il nuovo terminal aliscafi, la rimozione di 33 silos, 6 gru e centinaia di manufatti che giacevano abbandonati da decenni, sblocco e conclusione di vecchie opere, costruzioni di terminal, dragaggi, un mooring dolphin che ci permette di ospitare navi molto lunghe, parcheggi, aree pedonali e praticamente tutto il progetto globale di ristrutturazione del waterfront, fa parte di un piano industriale: non si tratta di un’accozzaglia di interventi senza una linea, ma di un disegno di progettualità che sta permettendo al porto di tornare a essere un fulcro della vita di Palermo e un’infrastruttura che porta occupazione, ricchezza e qualità della vita».

I numeri gli danno ragione: se 4 anni fa, al suo esordio alla guida dell’Autorità di Sistema portuale, che comprende anche i porti di Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle, a loro volta oggetto di interventi, le casse erano totalmente vuote, adesso l’ente ha un utile di 25 milioni: pur avendo realizzato numerose opere. Come si fa, in Sicilia, a compiere questo miracolo? Innanzitutto, con le persone giuste: «La prima cosa che ho fatto, appena arrivato a Palermo» continua Monti «è stata quella di ricercare un project manager in grado di cogliere le opportunità di finanziamento italiane ed europee. Dopodiché ho avviato un’intensa attività promozionale degli scali, per attirare gli armatori e raccontare loro il profondo cambiamento avviato nei nostri porti. Perché il compito di un presidente di autorità portuale è quello di regolare il mercato, di costruire le infrastrutture ma, nel Mezzogiorno d’Italia, soprattutto di incrementare il traffico, di “vendere” sul mercato il prodotto dell’industria-porto».

Il flusso del turismo da mare e la costruzione di nuove strutture ricettive gioverà anche all’industria enogastronomica

I risultati sono arrivati: gli armatori del roll on-roll off hanno sviluppato numeri da record, nonostante l’emergenza Covid dell’ultimo anno, e quelli delle crociere si sono impegnati a portare a Palermo e negli altri porti del network un milione e mezzo di passeggeri all’anno: «Noi, dal canto nostro» spiega ancora Monti «stiamo cambiando il volto del Molo Trapezoidale, cioè di 8000 mq affiancati all’antico porto della Cala, demolendo le vecchie strutture per far spazio a un convention center e ad aree destinate anche alle eccellenze enogastronomiche della Sicilia, oltre a 3 ristoranti/bar, parcheggi, un teatro e un laghetto urbano. Luoghi a disposizione di tutti e primo impatto dei crocieristi con Palermo e il suo centro storico».

Certo, poi è arrivata la pandemia a “rovinare” un po’ tutto: crociere ferme, niente turisti, ma l’attività e le opere sono andate avanti senza sosta. Com’è potuto succedere? Mettendo in campo un po’ (tanto) di sana visionarietà: nel processo di riqualificazione del fronte a mare, si è deciso di procedere con un’operazione di complessiva sistemazione di tutta l’area del Molo trapezoidale, da sempre negata alla città, sulla quale sono stati commessi gravi errori: iniziati nel 1923 con la decisione di procedere alla demolizione del Castello a Mare, per dare spazio alle attività portuali. Il sedime del Castello venne così occupato da una serie scomposta di edifici, sorti in assenza di uno strumento che ne regolasse uno sviluppo organico e lungimirante, che ha generato un paesaggio confusionario e poco funzionale. «Oggi – riprende Monti – c’è finalmente un progetto che attiva, attraverso il flusso del turismo da mare, la costruzione di nuove attività ricettive in cui sarà venduta anche l’industria enogastronomica siciliana, in un contesto che, un tempo squalificato, è tornato a essere centrale non solo nell’ambito del porto ma anche della città. Inoltre, nessun porto può contare al suo interno di un presidio archeologico patrimonio dell’Unesco come il Castello a Mare, che presto sarà inserito nel percorso nel percorso arabo-normanno di Palermo, già dal 2015 parte della World Heritage List».

E per quanto riguarda i numeri di questi interventi, non sono certo da poco: tra progetti ancora in corso e altri ultimati, l’AdSP ha impegnato e speso un importo di 296,8 milioni di euro per la costruzione di nuove strutture ricettive – dopo un profondo restyling, la stazione marittima verrà inaugurata il prossimo giugno – opere di grande infrastrutturazione, dragaggi. Tutto sostenuto da un’idea di economia circolare: «Il nostro è un progetto circolare straordinario – spiega Monti – perché, consolidate o costruite le infrastrutture a vantaggio dei passeggeri e delle merci, siamo pronti a ospitare navi di ogni dimensione e, inoltre, all’industria crocieristica possiamo affiancare l’industria pesante, il bacino industriale per la costruzione delle navi. Ecco allora prendere corpo un asset industriale completo, unito a un corollario di servizi e di bellezza della città che fa il resto. Mi piace parlare di un metodo preciso che ci ha portato a ottenere evidenti risultati non solo finanziari ma, soprattutto, dal punto di vista occupazionale. Numeri straordinari, perché contrassegnati dal segno più e sviluppati in epoca pandemica, che ci rendono orgogliosi e soddisfatti del lavoro svolto e fiduciosi per il futuro».