Il tradizionale Forum Ambrosetti a Cernobbio si sta svolgendo in queste ore con un’inedita formula “physical”, un po’ in presenza e un po’ digitale. Ma i temi all’ordine del giorno sono tanti e di grande importanza. Su tutti, l’impatto della pandemia sulle economie mondiali, i risvolti dal punto di vista strategico e le misure da mettere in campo per arginare le temperie. Patrick Cohen, amministratore delegato di Axa, ha spiegto quale sia la sua visione in esclusiva a Economymag.it
Cohen,qual è la sua visione del mondo dopo la pandemia?
È un mondo economicamente e socialmente teso, basta pensare che ad oggi sono stati persi 400 milioni di posti di lavoro nel mondo a causa della pandemia. È una crisi senza precedenti, che ha messo in luce le fragilità del nostro sistema e il cui impatto ha superato quello del 2008. Ora siamo chiamati a prendere decisioni strategiche che avranno impatto di lungo termine sulla nostra Società. Dobbiamo trasformare questa crisi in opportunità per fare progressi e per indirizzare tematiche che per troppo tempo abbiamo lasciato indietro: salute, istruzione, lavoro, inclusione sociale, ambiente. Credo che il mondo dopo la pandemia sarà un mondo in cui ci sarà maggiore consapevolezza dei rischi e della volatilità che caratterizza la nostra epoca, ma anche un senso di responsabilità individuale e collettivo molto più importante ed un profondo cambiamento delle nostre abitudini di vita. Occorre costruire un’economia più sostenibile e l’unica via percorribile è quella della cooperazione globale e del multilateralismo.
Qual è il suo punto di vista sull’ economia italiana e come AXA vede il rilancio dello scenario economico italiano?
Guardando i dati del PIL del secondo trimestre è chiaro che l’Italia è stato un paese fortemente impattato, come il resto dell’Eurozona. Dopo anni di tagli, l’Italia, come gli altri paesi europei, ha però l’opportunità storica di investire per uscire della crisi ma anche per realizzare riforme strutturali, affinché la sua economia diventi più forte e più sostenibile. E credo che la ripresa dipenderà in gran parte dall’abilità di indirizzare gli investimenti e le contromisure. Ma sono convinto che per guidare un rilancio dell’economia, bisogna agire con velocità e con creatività che è un grande punto di forza dell’imprenditorialità italiana. In questo senso, credo sia importante che i piani di rilancio e i sussidi siano a servizio della trasformazione, per rendere il tessuto industriale sempre più moderno in particolare in ambito tecnologico-digitale e green. Ci vuole quindi una riflessione strategica, un ripensamento del modo di fare impresa verso un modello sostenibile e solidale: questa crisi ci ha insegnato solo proteggendosi l’un l’altro, possiamo proteggerei noi stessi
















