Ridare vita al passato, guardando sempre verso il futuro. La Cobar si confronta da anni con il restauro di opere simbolo dell’Italia, gioielli che sono patrimonio dell’umanità e rappresentano pezzi di storia dell’architettura italiana. L’azienda pugliese è oggi riconosciuta tra le migliori in campo nazionale ed europeo per le opere di restauro, manutenzione e risanamento conservativo di beni monumentali ad alto valore artistico.

Il curriculum è lungo: dagli Ipogei del Colosseo, icona assoluta della cultura e della storia italiana, al Palazzo Reale di Caserta, da Palazzo Barberini al Teatro San Carlo, fino al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria dove sono custoditi di Bronzi di Riace, senza dimenticare il Duomo de L’Aquila o il restauro della splendida Basilica di Santa Maria di Siponto. Non mancano opere particolari come il lavoro svolto nella Cava di Pontrelli ad Altamura in cui insieme a paleontologi e archeologi i tecnici di Cobar hanno portato alla luce, ripulito e reso fruibili al pubblico le orme dei dinosauri. Oppure il contributo offerto alla rinascita del Teatro Petruzzelli di Bari dopo il rogo che lo aveva distrutto nel 1991. E poi ancora un cantiere su cui si sta lavorando e altri tre che stanno per partire. Il primo è il cantiere della ricostruzione della Basilica di San Benedetto a Norcia, un lavoro che ha già portato alla rimozione dei presidi di messa in sicurezza della facciata, restituendo speranza e dignità all’intera popolazione norcina. Inizierà invece nel 2024 il progetto di restauro dell’Antico Spedale di Sant’Antonio, a Lastra a Signa in provincia di Firenze, risalente al 1400. L’obiettivo è far sì che un luogo così ricco di storia torni a essere frequentato e vissuto. E poi ancora il Real Albergo dei Poveri di Napoli, la storica struttura progettata da Ferdinando Fuga per volontà di Carlo III di Borbone per ospitare i poveri del Regno di Napoli. Un edificio colossale, il più grande edificio pubblico d’Europa con i suoi 2 milioni di metri cubi, dove saranno ubicati settori della Federico II, la Scuola Normale per il Mezzogiorno, un’ala del Mann e la biblioteca pubblica multimediale.

Senza dimenticare la nuova grande sfida del Museo del Mare, progetto firmato dalla archistar Zaha Hadid, pensato per la riqualificazione degli spazi tra il Lungomare Falcomatà e il porto e per rimarcare l’identità e lo storico legame di Reggio con il mare. L’avvio di quest’opera è stato preceduto dalla firma, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del “protocollo per la legalità per la realizzazione del Museo del Mare”.

Il documento, nei suoi punti salienti, impone di stipulare contratti e subcontratti esclusivamente con soggetti iscritti nelle “white list” o nell’Anagrafe Antimafia degli esecutori e prevede apposite condizioni risolutive in caso di successiva interdettiva. Questo strumento può diventare un modello virtuoso e una esperienza pilota da replicare anche in altri cantieri del Pnrr. Uno strumento con cui rafforzare e rassicurare chi vuole investire e lavorare al Sud, creando ricchezza in maniera trasparente.

“Avere la possibilità di mettere mano a beni di tale importanza storico-culturale è un’occasione irripetibile” spiega Vito Barozzi, fondatore e amministratore di Cobar Spa. “Ciascuno di essi è unico per caratteristiche e per qualità e perciò va indagato attraverso delicate e approfondite fasi di studio e analisi che servono a progettare il miglior intervento compatibile, un intervento che ovviamente deve essere ‘cucito su misura. E’ un confronto che affrontiamo con grande rispetto poiché interventi di questo tipo rimangono nella storia del monumento e nella sua narrazione futura”.

Con un fatturato di 200 milioni di euro, circa 400 dipendenti tra operai e tecnici e un migliaio di professionalità esterne, Cobar Spa a livello nazionale è considerata impresa di riferimento, con un’expertise riconosciuta nel risanamento conservativo di beni monumentali. Se il lavoro di restauro sul Colosseo è l’opera di cui vanno più fieri, c’è un altro cantiere, recentemente visitato da Sergio Mattarella, che in questi mesi sta attirando l’attenzione internazionale, in attesa delle opere su cui Cobar inizierà a lavorare nel 2024. ““Aver lavorato sul Colosseo ci riempie di orgoglio. Ora siamo concentrati sulla Basilica di San Benedetto a Norcia, il santo
patrono d’Europa. Percepiamo tutta l’attenzione e il calore della intera comunità europea che sta seguendo in prima linea l’avanzamento dei lavori, anche perché ci stiamo confrontando con tecniche costruttive del 400 d.C. che rendono ogni singola fase un’emozionante scoperta”.

Naturalmente per una attività di questo tipo è necessario individuare professionalità all’altezza. “I cantieri di restauro sono vere e proprie sfide. Occorrono professionalità altamente specializzate. L’Italia in questo è maestra grazie all’eccellenza in materia di restauro e conservazione che i suoi tecnici hanno appreso anche grazie al loro esser figli di un patrimonio di bellezze ricco e variegato come pochi altri Paesi al mondo. Si tratta di un valore aggiunto fatto di conoscenze e tecniche che arrivano da lontano e sono state perfezionate nei secoli”.