Milano – Equità non solo come principio etico, ma come leva strategica di crescita e stabilità.È il filo conduttore del forum “Equità e sviluppo, il ruolo della politica nella crescita”, promosso dalla Cnpr, la Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca.
Al centro del confronto, quindi, il legame tra politiche pubbliche, coesione sociale e sviluppo economico: dall’indipendenza economica delle donne al divario Nord-Sud, dal lavoro giovanile alla necessità di strumenti strutturali capaci di ridurre le diseguaglianze.
Un principio da realizzare in molteplici dimensioni
Martina Semenzato (Noi Moderati), presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta su femminicidi e violenza di genere, ha fatto riferimento ad una visione ampia di equità, che include dimensione sociale, economica e partecipativa. Ma non solo: “Quando parliamo di equità non possiamo solo limitarla a una questione etica ma dobbiamo vederla come un motore strategico sia di crescita che di stabilità di una Nazione – ha detto Semenzato – Equità sociale: qualità della vita e accesso ai servizi essenziali come sanità, istruzione, casa, ma anche sport e cultura. Equità economica: opportunità economiche e di lavoro, garantendo parità salariale e partecipazione trasversale al mercato con riferimento anche a donne e giovani, e per questi ultimi dobbiamo parlare di equità intergenerazionale. Come presidente della commissione Femminicidio fondamentale è l’indipendenza economica delle donne: non è solo atto di giustizia sociale, ma strumento indispensabile per la libertà, la sicurezza e la crescita economica del nostro Paese”.
“Non posso non parlare infine anche di equità ambientale – ha aggiunto – soprattutto per non discriminare alcune comunità rispetto ad altre, ma anche per superare eventuali divari territoriali che nel nostro paese esistono su questo tema. Strategica, infine, l’equità nei precessi ovvero la partecipazione attiva dei cittadini. No, quindi, a politiche meramente assistenziali ma a strategie strutturali basate su meritocrazia, capacità di fare e spirito di iniziativa. In un Paese virtuoso l’equità non è distribuzione del reddito ma coesione sociale e sostenibilità di lungo periodo”.
Più servizi alle famiglie
Ma l’equità si misura anche nei divari concreti che attraversano il Paese.
Tatjana Rojc (Partito Democratico) segretario della commissione Politiche dell’UE al Senato ha richiamato l’attenzione sulle diseguaglianze territoriali e salariali, sulla precarietà che colpisce giovani e donne e su un potere d’acquisto sempre più fragile. “In Italia non c’è parità tra Nord e Sud sia sul piano sanitario, sia sul piano dei servizi per le famiglie. Ci preoccupiamo delle culle vuote ma non facciamo nulla di decisivo perché i giovani abbiano stipendi che permettano di progettare un futuro. Non c’è infatti nessuna attenzione per un salario dignitoso e non si vuole quello minimo – ha detto Rojc – Pensiamo ai lavoratori autonomi e agli stagisti, per fare solo degli esempi, che guadagnano davvero poco nonostante il loro alto grado di formazione e professionalità. C’è inoltre il problema casa e la precarietà lavorativa che impedisce l’accesso ai mutui; i contratti nazionali non adeguati con il potere di acquisto sempre più debole e i carrelli della spesa sempre più vuoti. Il gender pay gap resta una ferita anche nel Nordest, dove ci sono donne che lavorano con contratti a tempo indeterminato ma vengono pagate pochi euro. Tutti questi elementi incidono sulla qualità della vita e sull’equità tra le persone, e costituiscono un problema epocale su cui bisogna impegnarsi sul serio, perché non ci sono altre vie”.
Pari diritti di accesso alla formazione
Mentre per Alessandro Cattaneo (Forza Italia), membro della Commissione parlamentare per le questioni regionali, il tema si intreccia con quello della mobilità sociale: “equità” significa garantire pari diritti e accesso alla formazione, evitando derive assistenziali. “L’equità è un principio cardine per chi fa politica. Tutti i cittadini devono avere stessi diritti e stesse opportunità. La persona di talento, al di là dello stato sociale da cui proviene, deve avere accesso alla migliore istruzione e formazione possibile – ha argomentato Cattaneo – Altri la interpretano in una accezione solidaristica che va bene fino a quando non diventa assistenzialismo. Ricordo il ‘reddito di cittadinanza’ che ha ottenuto solo il risultato di cronicizzare i bisogni. In Italia l’equità funziona poco. L’ascensore sociale si è fermato e la speranza dei genitori di vedere i figli fare un passo in avanti ulteriore rispetto a loro è sempre più vana. Dobbiamo investire di più per trattenere i giovani talenti da noi per non perdere il nostro futuro. Sul gender gap ci sono ancora troppe distanze in termini di reddito e retribuzioni, insieme alle disuguaglianze nord-sud. Un’altra diseguaglianza è quella tra aree metropolitane e aree interne o di provincia. I numeri dicono che stiamo accorciando queste distanze ma c’è ancora tanto da fare”.
Colmare la distanza Nord-Sud
Le tematiche del confronto si sono ampliate ulteriormente con Anna Bilotti, senatrice del M5s in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, che ha individuato nelle politiche strutturali sul territorio – dalla lotta al precariato agli investimenti in formazione – le leve per ridurre diseguaglianze di genere, generazionali e territoriali. “È importante un concetto di equità territoriale nella misura in cui il posto dove nasci non ti deve pregiudicare per quello che puoi diventare nella vita – ha sottolineato Bilotti – Serve equità sociale per non lasciare che la condizione di nascita determini il futuro e l’equità territoriale perché il Sud non sia una periferia da colmare, ma una risorsa strategica da valorizzare. Servono leve strutturali: più investimenti in asili nido, tempo pieno e assistenza agli anziani perché il lavoro di cura non gravi solo sulle donne. Ancora, lotta al precariato, lavoro stabile per i giovani, salari minimi dignitosi e riduzione dell’orario a parità di salario. Fondamentali anche competenze digitali e green. Le materie Stem, soprattutto per le donne, sono decisive. Va superato lo stereotipo che le vuole “da maschi” e vanno promossi modelli femminili di riferimento. L’equità deve guidare ogni legge: chi ne beneficia e chi rischia di restare escluso? Serve valutare i risultati, usando dati e strumenti di analisi per correggere le misure e garantire trasparenza”.
Il ruolo degli enti previdenziali
Nel corso dei lavori è emerso anche il ruolo che possono ricoprire gli enti previdenziali per dare concretezza agli obiettivi di equità. Michela Benna, di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, ha rivendicato a tal riguardo la redazione del primo Bilancio di Genere pubblicato dalla Cassa, strumento di analisi che integra la prospettiva di genere, generazionale e territoriale nei processi di governance. “Sono particolarmente orgogliosa di questo traguardo – ha detto – Si tratta di un documento articolato, elaborato con il supporto delle linee guida del CPO nazionale, che desidero ringraziare. Rappresenta uno strumento innovativo e indipendente, capace di restituire una fotografia puntuale della Cassa. Pur collocandosi oltre il perimetro strettamente contabile, il ‘bilancio’ raccoglie e analizza dati reddituali, volumi d’affari e prestazioni erogate, letti in chiave di genere, generazionale e territoriale. L’obiettivo è avviare un percorso permanente, integrando la prospettiva di genere nei processi di governance, nella programmazione delle prestazioni, nella comunicazione e nella formazione, rafforzando al contempo gli strumenti di conciliazione tra vita professionale e personale. Vogliamo che questo bilancio diventi un appuntamento stabile e sempre più raffinato, capace di orientare le scelte dell’ente e di rafforzare la fiducia delle iscritte e degli iscritti. In altre parole, è uno strumento per costruire il futuro, unendo la sostenibilità dell’ente a quella di ogni singola iscritta ed iscritto”. Sono intervenuti infine i professionisti Eleonora Linda Lecchi, dell’Ordine di Bergamo, e Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto Nazionale Esperti Contabili.
















