Uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare il numero 7, stabilisce di “Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni”, in un contesto globale in cui una persona su cinque non ha accesso al clean cooking e ben 2,3 miliardi di persone dipendono da legno, carbone, carbonella o sterco animale per cucinare. Un problema enorme se si vuole affrontare il tema dell’accesso all’energia nel consesso di una transizione giusta ed equa. Con l’Obiettivo 7 ci si prefigge, dunque, la produzione di energia a bassa intensità di carbonio, tramite l’innovazione tecnologica, per fornire servizi energetici moderni e sostenibili, specialmente nei Paesi meno sviluppati. In questo specifico ambito Eni ha aderito alla “Clean Cooking Declaration: Making 2024 the pivotal year for Clean Cooking” per accelerare l’accesso universale a questo tipo di sistemi di cottura, rilanciando il suo impegno in tal senso in occasione del “Summit on Clean Cooking in Africa”, organizzato dalla Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea), che si è tenuto a maggio a Parigi e a cui hanno partecipato organi istituzionali e privati. Proprio secondo i dati diffusi dall’Agenzia, circa un miliardo di persone in Africa cucina, infatti, ancora i propri pasti con sistemi di cottura rudimentali, respirando il fumo nocivo rilasciato dalla combustione. La mancanza di accesso a sistemi di clean cooking ha rilevanti impatti dal punto di vista sanitario, sociale, economico e ambientale, e contribuisce a 3,7 milioni di morti premature ogni anno, specialmente a danno di donne e bambini. Un impegno, quello di Eni in questo ambito, cominciato già nel 2018 attraverso il “Clean Cooking Program”, volto a favorire l’accesso a sistemi efficaci per la cottura dei cibi in Africa subsahariana, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute delle persone esposte e delle famiglie e di ridurre lo sfruttamento delle foreste. Il Programma prevede la fornitura gratuita di fornelli migliorati; in Paesi come la Costa d’Avorio, il Mozambico, il Rwanda, l’Angola e la Repubblica del Congo, più di 500mila persone ne hanno già beneficiato. L’obiettivo è garantire l’accesso al clean cooking a oltre 10 milioni di persone in tutta l’Africa subsahariana entro il 2027 e di raggiungere 20 milioni di persone e oltre entro il 2030, con una spesa associata di 300 milioni di dollari, favorendo il passaggio da soluzioni migliorate a soluzioni avanzate.

Il programma è stato avviato con la distribuzione di fornelli “migliorati”, che garantiscono una riduzione di oltre il 60% della biomassa legnosa utilizzata dalle famiglie, contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO2, della deforestazione e migliorando le condizioni di salute delle famiglie creando, al contempo, posti di lavoro e opportunità per le piccole imprese. Poi, a partire dal 2025, Eni avvierà la distribuzione di fornelli “avanzati” (Advanced cookstoves), per esempio a induzione nelle aree urbane e a gassificazione nelle aree rurali. Questi ultimi rientrano in un processo virtuoso di economia circolare, perchè fanno leva sull’utilizzo degli scarti agricoli, inclusi quelli provenienti dalla lavorazione delle biomasse della filiera agri-feedstock di Eni, abbattendo in tal modo il totale utilizzo di biomassa legnosa non sostenibile.

«La fornitura di fornelli migliorati è solo uno dei tasselli della politica che fa Eni sui territori africani, in particolare, e in cui noi puntiamo a migliorare l’accesso all’energia, all’acqua, alla salute e all’educazione», spiega Guido Brusco, direttore generale Natural Resources di Eni. «Sono interventi multidisciplinari, progetti integrati nei quali nessuna dimensione è prevalente, perché oltre alla distribuzione, forniamo assistenza e in più andiamo a monitorare che ne venga fatto un uso corretto, sia per il suo uso efficiente, ma soprattutto per evitare che ci siano impatti sulla salute delle persone. Tra i vari benefici del clean cooking, oltre a quello della salute e dell’uso efficiente dell’energia, c’è anche quello che contribuisce a ridurre il tasso di deforestazione in Africa, che è una delle piaghe del continente negli ultimi decenni», continua il manager.

I risultati raggiunti fino ad ora sono importanti. In Costa d’Avorio la distribuzione di fornelli migliorati, iniziata nel 2022, ha raggiunto più di 400mila persone ed entro i prossimi 7 anni è previsto il coinvolgimento di circa 2 milioni di persone. I fornelli sono prodotti interamente da una start-up ivoriana in una officina situata nella città di Abidjan, riconosciuta dalla Clean Cooking Alliance, e in parte assemblati da aziende locali.

Una delle caratteristiche distintive del modello Eni, che prevedere la distribuzione gratuita dei fornelli, superando così qualsiasi barriera finanziaria, è proprio quella di promuovere lo sviluppo dell’imprenditoria e dell’economia delle comunità, sostenendo la produzione locale dei sistemi di cottura, valutando il potenziale dei produttori e contribuendo a rafforzare le loro competenze tecniche e imprenditoriali, facilitando l’accesso alla tecnologia, ai capitali e al mercato. «Questo», sottolinea Brusco, «incentiva la produzione in loco di fornelli, che ovviamente, oltre a ridurre l’impronta carbonica perché produrli in un Paese e trasportarli in un altro aumenta l’impatto, crea anche opportunità di lavoro per le popolazioni locali». Inoltre, la distribuzione dei fornelli avviene tramite organizzazioni locali e internazionali già presenti sul territorio, che garantiscono la corretta interazione con le famiglie e la loro sensibilizzazione sui benefici dei sistemi di cottura puliti.

Fra gli interventi più significativi messi in campo da Eni, quello in Mozambico, dove sono stati avviati progetti che complessivamente serviranno 1,5 milioni di persone nella periferia di Maputo e in due provincie centrali del Paese. Nella Repubblica del Congo è stato avviato un nuovo progetto nel 2023, che porterà al 2030 alla copertura della totalità della popolazione senza accesso al clean cooking delle due principali città (Brazzaville e Pointe Noire). Il programma prevede la valorizzazione di piccole e medie imprese locali individuate e già presenti nelle due città che verranno aiutate a raggiungere velocemente il livello qualitativo e quantitativo necessario. Il target di distribuzione nel Paese è 3,5 milioni di persone, mentre in Angola e Ruanda rispettivamente di 1,5 e 2 milioni di persone. Eni sta esplorando inoltre la fattibilità di nuove iniziative in diversi altri Paesi africani.

Per accelerare l’adozione di fornelli avanzati, è in programma in Africa l’avvio di 5 progetti pilota con fornelli a induzione nelle città di Maputo e Beira (Mozambico), Pointe-Noire (Repubblica del Congo), Kigali (Ruanda) e Boakè (Costa d’Avorio). Inoltre, è in corso di valutazione l’avvio di un progetto con fornelli a gassificazione di dimensione large-scale nella provincia di Nampula (Mozambico).

L’impegno di Eni su questo fronte permette all’azienda di generare crediti di carbonio utilizzati in linea con la sua strategia di decarbonizzazione Net-Zero, che prevede il raggiungimento della neutralità carbonica nel 2050 attraverso la riduzione delle emissioni (scope 1, 2 e 3) e la compensazione delle emissioni residue tramite iniziative di carbon offset di alta qualità.